14Mar 2018

Il Fondo Nazionale per l’efficienza energetica favorisce gli interventi necessari per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica, promuovendo il coinvolgimento di istituti finanziari, nazionali e comunitari, e investitori privati sulla base di un’adeguata condivisione dei rischi.

Cosa sostiene

Il Fondo sostiene gli interventi di efficienza energetica realizzati dalle imprese, ivi comprese le ESCO, e dalla Pubblica Amministrazione, su immobili, impianti e processi produttivi.

Nello specifico gli interventi sostenuti devono riguardare:

  • la riduzione dei consumi di energia nei processi industriali,
  • la realizzazione e l’ampliamento di reti per il teleriscaldamento,
  • l’efficientamento di servizi ed infrastrutture pubbliche, inclusa l’illuminazione pubblica
  • la riqualificazione energetica degli edifici.

Le sezioni

Il Fondo ha una natura rotativa e si articola in due sezioni che operano per:

  1. la concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, cui è destinato il 30% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo;
  2. l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato cui è destinato il 70% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo

La sezione garanzie prevede inoltre, una riserva del 30% per gli i interventi riguardanti reti o impianti di teleriscaldamento, mentre il 20% delle risorse stanziate per la concessione di finanziamenti è riservata alla PA.

Cumulabilità

È altresì previsto che le agevolazioni concesse alle imprese siano cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre normative comunitarie, nazionali e regionali nel limite del Regolamento de minimis laddove applicabile, o entro le intensità di aiuto massime consentite dalla vigente normativa dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

Per quanto riguarda le agevolazioni concesse alla Pubblica Amministrazione, esse sono cumulabili con altri incentivi, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo pari al 100 per cento dei costi ammissibili.

Gestione

La gestione del Fondo sarà affidata ad Invitalia sulla base di apposita convenzione con il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che provvederà a pubblicare le modalità operative per la presentazione dei progetti.

Per l’avvio della fase operativa, il Fondo potrà contare su 150 milioni di euro già resi disponibili dal Ministero dello Sviluppo economico, che destinerà anche ulteriori 100 milioni di euro nel triennio 2018-2020.

Il Fondo sarà, inoltre, alimentato con le risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente. Con i 150 milioni già disponibili si stima una mobilitazione di investimenti nel settore dell’efficienza di oltre 800 milioni di euro.

14Mar 2018

Il Fondo Nazionale per l’efficienza energetica favorisce gli interventi necessari per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica, promuovendo il coinvolgimento di istituti finanziari, nazionali e comunitari, e investitori privati sulla base di un’adeguata condivisione dei rischi.

Cosa sostiene

Il Fondo sostiene gli interventi di efficienza energetica realizzati dalle imprese, ivi comprese le ESCO, e dalla Pubblica Amministrazione, su immobili, impianti e processi produttivi.

Nello specifico gli interventi sostenuti devono riguardare:

  • la riduzione dei consumi di energia nei processi industriali,
  • la realizzazione e l’ampliamento di reti per il teleriscaldamento,
  • l’efficientamento di servizi ed infrastrutture pubbliche, inclusa l’illuminazione pubblica
  • la riqualificazione energetica degli edifici.

Le sezioni

Il Fondo ha una natura rotativa e si articola in due sezioni che operano per:

  1. la concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, cui è destinato il 30% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo;
  2. l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato cui è destinato il 70% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo

La sezione garanzie prevede inoltre, una riserva del 30% per gli i interventi riguardanti reti o impianti di teleriscaldamento, mentre il 20% delle risorse stanziate per la concessione di finanziamenti è riservata alla PA.

Cumulabilità

È altresì previsto che le agevolazioni concesse alle imprese siano cumulabili con agevolazioni contributive o finanziarie previste da altre normative comunitarie, nazionali e regionali nel limite del Regolamento de minimis laddove applicabile, o entro le intensità di aiuto massime consentite dalla vigente normativa dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

Per quanto riguarda le agevolazioni concesse alla Pubblica Amministrazione, esse sono cumulabili con altri incentivi, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo pari al 100 per cento dei costi ammissibili.

Gestione

La gestione del Fondo sarà affidata ad Invitalia sulla base di apposita convenzione con il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che provvederà a pubblicare le modalità operative per la presentazione dei progetti.

Per l’avvio della fase operativa, il Fondo potrà contare su 150 milioni di euro già resi disponibili dal Ministero dello Sviluppo economico, che destinerà anche ulteriori 100 milioni di euro nel triennio 2018-2020.

Il Fondo sarà, inoltre, alimentato con le risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente. Con i 150 milioni già disponibili si stima una mobilitazione di investimenti nel settore dell’efficienza di oltre 800 milioni di euro.

12Mar 2018

Con oltre 10 milioni di edifici residenziali costruiti prima del 1990 (l’80% dello stock residenziale italiano), il mercato delle ristrutturazioni costituisce la chiave di volta per un notevole incremento del valore di un patrimonio immobiliare vetusto. Si contano 123 milioni di mq di abitazioni vuote inadatte da ristrutturare (circa il 5% dei 2.450 mln mq dello stock residenziale totale). Ciò significa che nell’immediato potrebbe sbloccarsi un mercato potenziale di oltre 1 milione di case. Già oggi il 19% delle compravendite (con punte del 25% a Napoli) riguarda case da ristrutturare. Il numero aumenta esponenzialmente se si considerano anche le unità immobiliari abitate dello stock che avrebbero ugualmente bisogno di manutenzione straordinaria, per un investimento stimato in 50mld €. È quanto emerge dal Primo Rapporto sul recupero edilizio in Italia, presentato da Scenari Immobiliari e realizzato in collaborazione con Paspartu Italy.

Il rapporto presenta un capitolo dedicato proprio al plusvalore ottenibile dalla ristrutturazione. Si parte dai quartieri semicentrali delle principali città italiane dove il mercato risulta più dinamico, prendendo come standard un appartamento di 60 mq secondo i prezzi rilevati a febbraio 2017. Sono contrapposte due tipologie d’immobili: quello da ristrutturare e quello ristrutturato di qualità assimilabile al nuovo. Gli interventi stimati riguardano operazioni di demolizione, rimozione e costruzione dei tramezzi, intonaci e rasature, pavimenti e rivestimenti, opere da imbianchino, opere da idraulico, impianto di riscaldamento, impianto elettrico, assistenze murarie, condizionamento dell’aria, infissi e fornitura materiali.

Si calcola che il plusvalore (cioè l’incremento percentuale del valore di un’abitazione compresi i costi di ristrutturazione) può raggiungere anche il 35% del prezzo dell’immobile in determinate zone. La media dei 104 capoluoghi di provincia italiani, considerati nella loro fascia semicentrale, registra un plusvalore del 10,7% e un guadagno netto di 14mila €, considerando un costo di ristrutturazione medio di 31mila € e uno sconto del 31%. In questo modo il prezzo medio di un’abitazione da ristrutturare si attesta su 100mila €, mentre quello di una ristrutturata registra un valore di 145mila €.  Nella top ten dei capoluoghi italiani per il plusvalore ottenuto al termine del processo di ristrutturazione di un immobile si collocano Roma, Venezia, Firenze, Napoli, Bari, Milano, Bologna, Brescia, Catania e Genova, con valori che vanno dal 20% di Roma al 12% circa di Genova.

09Mar 2018

L’azienda dei trasporti “Metro de Madrid” ha inviato ai membri del Comitato per la salute del lavoro un elenco di oltre 90 treni  che potrebbero contenere amianto, materiale vietato in Spagna dal 2001.

La società dei trasporti Madrilena rendo noto che questo aggiornamento fa parte delle misure volte a rafforzare le informazioni e la prevenzione dall’amianto. L’obiettivo della misura è che i lavoratori abbiano queste informazioni in modo dettagliato e rispettino l’obbligo di applicare il protocollo specifico, che stabilisce l’impossibilità di manipolare questo elemento per motivi di sicurezza.

Dalla Metro assicurano però che non vi siano rischi per gli utenti, quindi nessun treno di quelli contrassegnati è stato attualmente immobilizzato.

07Mar 2018

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Sara Vito, ha adottato il nuovo Piano amianto, strumento con cui il Friuli Venezia Giulia aggiorna il precedente Piano risalente al 1996 e introduce strategie e cronoprogramma per favorire la completa rimozione del pericoloso materiale.

Dall’analisi dei dati complessivi 2015-2017 riportati nel Piano risulta che solo l’8% dei comuni in Friuli Venezia Giulia è esente da amianto negli edifici pubblici, mentre per quasi il 70% di essi non sono ancora a disposizione informazioni in merito. 

Un quadro che dunque, pur non significando che possano esserci tracce di amianto, richiede comunque la conclusione della mappatura e un approccio di sistema per giungere alla completa eliminazione del materiale che negli anni ha comportato ricadute drammatiche dal punto di vista della salute.

Non a caso uno dei punti salienti del nuovo Piano è il rafforzamento della sinergia tra ambiente e sanità, con il coinvolgimento delle Aziende sanitarie e del Crua, il Centro regionale unico amianto, cui possono rivolgersi tutti i cittadini che hanno avuto esposizione professionale, domestica o ambientale all’amianto.

Il Piano si prefigge il completamento – con la collaborazione di Arpa, delle Aziende Sanitarie e dei Comuni – della mappatura nel territorio, a partire da scuole, ospedali, luoghi di cura, cinema, teatri, luoghi di culto, impianti sportivi e biblioteche non ancora esaminati, rafforzando l’interesse anche alle aziende e agli edifici di proprietà privata.

Il Piano riporta un dato ancora critico in relazione all’adesione volontaria ai censimenti. La campagna per mappare gli edifici pubblici tramite l’inserimento diretto da parte dei Comuni dei dati nell’applicativo Aram (Archivio regionale amianto) avviata a giugno 2017 ha confermato la generalizzata difficoltà nel reperire informazioni da parte delle amministrazioni comunali: a dicembre 2017 solamente il 34% dei Comuni aveva aderito.

Il passo avanti che la Regione Friuli Venezia Giulia vuole fare è il completamento della mappatura puntuale del territorio, che non costituisce di per sé un obbligo alla bonifica, ma consentirà di avere un quadro reale dell’amianto presente nel territorio per mettere in campo risorse mirate per bonifica e gestione rifiuti.

Per accelerare la mappatura si procederà parallelamente anche al rilevamento di coperture in amianto tramite la programmazione di voli con l’utilizzo della tecnica delle immagini multispettrali, già sperimentata da Arpa con successo.

Necessario invece per valutare l’effettivo impatto sulla salute e sull’ambiente e per attuare interventi di bonifica prioritari sarà l’individuazione dell’indice di degrado dei manufatti mappati.

Con l’adozione del Piano continuerà il forte impegno della Regione per l’agevolazione delle bonifiche attraverso la concessione di contributi. Oltre ai cinque canali contributivi finora attivati, un’ulteriore novità per accelerare il processo di smaltimento consisterà nell’incentivare la bonifica di piccole quantità di amianto attraverso la definizione di Linee guida per la microraccolta comunale e la raccolta in proprio da parte dei cittadini. 

Ricerca per nuove tecnologie di trattamento dei materiali, formazione per addetti alla rimozione dell’amianto e per tecnici comunali e informazione – prevista la realizzazione di un nuovo sito internet aggiornato multidisciplinare – sono gli ulteriori tre asset su cui si basa il piano. ARC/EP

05Mar 2018

Nelle scorse settimane abbiamo approfondito quali tipi di spese effettuate per la ristrutturazione di edifici condominiali e appartamenti privati possono essere detratte dalle imposte. Se ti sei perso la nostra guida, clicca qui per maggiori informazioni.

In questo articolo ci concentriamo invece sui soggetti aventi diritto al bonus. Possono infatti beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari o i titolari di diritti reali sugli immobili per i quali si effettuano i lavori e che ne sostengono le spese, ma anche l’inquilino o il comodatario. In particolare, hanno diritto alla detrazione:

  • il proprietario o il nudo proprietario
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie)
  • l’inquilino o il comodatario
  • i soci di cooperative divise e indivise
  • i soci delle società semplici
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) e il componente dell’unione civile
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

In questi casi, ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile.

La condizione di convivente o comodatario deve sussistere al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori.

Per coloro che acquistano un immobile sul quale sono stati effettuati interventi che beneficiano della detrazione, le quote residue del “bonus” si trasferiscono automaticamente, a meno che non intervenga accordo diverso tra le parti.

Ha diritto alla detrazione anche chi esegue i lavori in proprio, soltanto, però, per le spese di acquisto dei materiali utilizzati.

02Mar 2018

Sono in dirittura d’arrivo i preparativi per la 41^edizione di MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT, la manifestazione biennale leader mondiale nell’impiantistica civile e industriale, nella climatizzazione e nelle energie rinnovabili in calendario dal 13 al 16 marzo 2018 in Fiera Milano. Un’edizione 2018 che si presenta con un parterre espositivo, ad oggi, di 1.600 aziende, di cui il 43% estere da 52 paesi.

Un parterre espositivo che, ancora una volta, presenterà una panoramica merceologica completa e ricca di novità in tutti i comparti: dal Riscaldamento all’Attrezzeria e Componentistica, dal Condizionamento dell’aria alla Refrigerazione e Ventilazione, dalla Tecnica Sanitaria al Trattamento dell’acqua, dalle Energie rinnovabili alla Home & Building Automation e alla mobilità elettrica.

Al centro di questa edizione, ci sarà l’innovazione tecnologica intesa come digitalizzazione dei prodotti e dei processi, l’integrazione tra mondo elettrico e termico, tra fonti energetiche tradizionali e rinnovabili. Sistemi all’avanguardia in grado di assicurare qualità dell’aria, comfort, risparmio energetico e ottimizzazione delle risorse secondo le diverse esigenze dell’ambiente costruito: dalla singola abitazione al condominio, dal capannone industriale ai grandi centri commerciali.

Proprio l’efficienza energetica in ambito industriale, sarà uno dei temi al centro. Due gli scenari delineati per gli investimenti in efficienza energetica nel mondo industriale e terziario: il primo, riferito a una situazione economica simile all’attuale, prevede un potenziale di crescita degli investimenti dai 7,20 mld € previsti del 2017 a 9 mld € del 2020, con un tasso di crescita annua composto pari al 8% che si attesta sui 32 mld; il secondo invece, più ottimistico, in cui si arriva a 10,60 mld € del 2020, con un tasso di crescita annua composto pari al 14% e un ammontare totale sui 35 mld €.

Gli aggiornamenti sull’evento sono disponibili online: mcexpocomfort.it

Copyright © 2019  ASSA S.r.l. P.Iva 09481851005. 
Diritti Riservati. Cookies e Privacy