23Giu 2017

Anche quest’anno – per il quarto anno consecutivo – l’Istituto per la Competitività (I-Com), in collaborazione con l’Enea, ha condotto un’indagine sulle caratteristiche energetiche degli edifici, che è stata inclusa nel Rapporto annuale della Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) sull’andamento del mercato immobiliare nel 2016. La promozione di costruzioni residenziali a basso consumo energetico, infatti, è un tassello chiave per il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali che si è data l’Europa nel medio e lungo periodo. 

L’analisi condotta da I-Com si è soffermata su differenti aspetti, dal sentiment dei mediatori immobiliari ai dati relativi alle compravendite effettuate nel 2016, ed è il frutto delle elaborazioni delle risposte di oltre 500 agenti. Secondo lo studio del think tank europeo, si rileva una maggiore abilità, sia da parte di chi compra sia di chi vende un immobile, di saper valorizzare le caratteristiche energetiche dell’edificio: rispettivamente il 51% e il 40% ha una capacità almeno sufficiente (i dati del 2015 erano pari al 47% e al 34%). 

La principale criticità continua ad essere la scarsa qualità energetica degli edifici ristrutturati immessi sul mercato. I dati delle compravendite immobiliari nel comparto residenziale presentano, per il 2016, una netta dominanza degli edifici in classe G, il cui peso è compreso tra il 66% dei monolocali (-7% rispetto al 2015) e il 56% delle ville unifamiliari. Si riduce, rispetto all’anno precedente, la percentuale degli edifici compravenduti appartenenti alle prime tre classi energetiche, con valori che variano tra il 3% e il 7% a seconda della tipologia di immobile. Aumentano invece gli edifici nuovi in classi energetiche elevate (erano poco meno del 50% gli edifici compravenduti in classe energetica A+, A o B nel 2015 e passano ad un 60% nel 2016).  

Stabili i dati relativi agli edifici esistenti, con un 10% circa degli immobili in buono stato di conservazione o recentemente ristrutturati che appartengono alle prime tre classi energetiche, mentre permane la criticità degli immobili da ristrutturare (il 90% ricade nelle classi G o F). Poco più dell’11% degli edifici ristrutturati, invece, ricade nelle prime tre classi energetiche, in continuità con l’anno precedente. E’ quest’ultimo il dato più allarmante, perché indica che, in generale, chi decide di ristrutturare un immobile non tiene in adeguata considerazione l’opportunità di agire significativamente anche sul versante dell’efficientamento energetico dell’edificio, sprecando una finestra di opportunità che si ripresenterà solo dopo molti anni.  

Se da un lato, quindi, l’efficienza energetica ha decisamente preso piede per il segmento dei nuovi edifici, dall’altro rimane irrisolto il tema dello stock delle costruzioni esistenti. “La complessità di questo segmento -ha dichiarato Franco D’Amore, vicepresidente di I-Com- deve essere affrontata da innumerevoli fronti, che vanno dalla consapevolezza degli attori del mercato alla disponibilità di strumenti adeguati per codificare e comunicare le prestazioni energetiche degli edifici, fino al tema dell’accesso al credito. Tutti elementi che dovranno essere tenuti in considerazione nelle future politiche europee per la decarbonizzazione del settore residenziale e nella nuova Strategia Energetica Nazionale di prossima elaborazione”. 

 

Fonte La Stampa

23Giu 2017

Anche quest’anno – per il quarto anno consecutivo – l’Istituto per la Competitività (I-Com), in collaborazione con l’Enea, ha condotto un’indagine sulle caratteristiche energetiche degli edifici, che è stata inclusa nel Rapporto annuale della Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) sull’andamento del mercato immobiliare nel 2016. La promozione di costruzioni residenziali a basso consumo energetico, infatti, è un tassello chiave per il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali che si è data l’Europa nel medio e lungo periodo. 

L’analisi condotta da I-Com si è soffermata su differenti aspetti, dal sentiment dei mediatori immobiliari ai dati relativi alle compravendite effettuate nel 2016, ed è il frutto delle elaborazioni delle risposte di oltre 500 agenti. Secondo lo studio del think tank europeo, si rileva una maggiore abilità, sia da parte di chi compra sia di chi vende un immobile, di saper valorizzare le caratteristiche energetiche dell’edificio: rispettivamente il 51% e il 40% ha una capacità almeno sufficiente (i dati del 2015 erano pari al 47% e al 34%). 

La principale criticità continua ad essere la scarsa qualità energetica degli edifici ristrutturati immessi sul mercato. I dati delle compravendite immobiliari nel comparto residenziale presentano, per il 2016, una netta dominanza degli edifici in classe G, il cui peso è compreso tra il 66% dei monolocali (-7% rispetto al 2015) e il 56% delle ville unifamiliari. Si riduce, rispetto all’anno precedente, la percentuale degli edifici compravenduti appartenenti alle prime tre classi energetiche, con valori che variano tra il 3% e il 7% a seconda della tipologia di immobile. Aumentano invece gli edifici nuovi in classi energetiche elevate (erano poco meno del 50% gli edifici compravenduti in classe energetica A+, A o B nel 2015 e passano ad un 60% nel 2016).  

Stabili i dati relativi agli edifici esistenti, con un 10% circa degli immobili in buono stato di conservazione o recentemente ristrutturati che appartengono alle prime tre classi energetiche, mentre permane la criticità degli immobili da ristrutturare (il 90% ricade nelle classi G o F). Poco più dell’11% degli edifici ristrutturati, invece, ricade nelle prime tre classi energetiche, in continuità con l’anno precedente. E’ quest’ultimo il dato più allarmante, perché indica che, in generale, chi decide di ristrutturare un immobile non tiene in adeguata considerazione l’opportunità di agire significativamente anche sul versante dell’efficientamento energetico dell’edificio, sprecando una finestra di opportunità che si ripresenterà solo dopo molti anni.  

Se da un lato, quindi, l’efficienza energetica ha decisamente preso piede per il segmento dei nuovi edifici, dall’altro rimane irrisolto il tema dello stock delle costruzioni esistenti. “La complessità di questo segmento -ha dichiarato Franco D’Amore, vicepresidente di I-Com- deve essere affrontata da innumerevoli fronti, che vanno dalla consapevolezza degli attori del mercato alla disponibilità di strumenti adeguati per codificare e comunicare le prestazioni energetiche degli edifici, fino al tema dell’accesso al credito. Tutti elementi che dovranno essere tenuti in considerazione nelle future politiche europee per la decarbonizzazione del settore residenziale e nella nuova Strategia Energetica Nazionale di prossima elaborazione”. 

 

Fonte La Stampa

21Giu 2017

È prevista una detrazione Irpef per gli acquisti di fabbricati, a uso abitativo, ristrutturati. In particolare, la detrazione si applica nel caso di interventi di ristrutturazione riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie che provvedono, entro 18 mesi dalla data del termine dei lavori, alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile.

Anche questa detrazione è stata elevata dal 36 al 50% quando le spese per l’acquisto dell’immobile sono sostenute nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2017 e spetta entro l’importo massimo di 96.000 euro (invece che 48.000 euro). Dal 2018, la detrazione ritornerà alla misura ordinaria del 36% su un importo massimo di 48.000 euro.

L’acquirente o l’assegnatario dell’immobile deve comunque calcolare la detrazione (del 50 o 36%), indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, su un importo forfetario, pari al 25% del prezzo di vendita (compreso dell’Iva) o di assegnazione dell’abitazione.

ESEMPIO: Il 21 dicembre 2017 un contribuente acquista un’abitazione al prezzo di 200.000 euro. Il costo forfetario di ristrutturazione (25% di 200.000 euro) è di 50.000 euro. La detrazione (50% di 50.000 euro) è pari a 25.000 euro.

La detrazione deve essere sempre ripartita in 10 rate annuali di pari importo. Il limite massimo di spesa ammissibile (48.000 o 96.000 euro) deve essere riferito alla singola unità abitativa e non al numero di persone che partecipano alla spesa. Di conseguenza, questo importo va suddiviso tra tutti i soggetti aventi diritto all’agevolazione.

La detrazione si applica quando sono stati effettuati interventi di restauro e risanamento conservativo¹ e di ristrutturazione edilizia² di cui alle lettere c) e d) del comma 1 dell’art. 3 del Dpr 380/2001. Non spetta, invece, se sono stati eseguiti interventi di semplice manutenzione, ordinaria o straordinaria.

Hanno diritto a fruire della detrazione, oltre al proprietario, anche il nudo proprietario e il titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile (uso, usufrutto, abitazione). Nel caso di acquisto di nuda proprietà e di contestuale costituzione del 30 14 giugno 2017 diritto di usufrutto, occorre ripartire la detrazione in proporzione al valore dei due diritti reali.

Condizioni richieste per fruire dell’agevolazione

La detrazione Irpef si applica alle seguenti condizioni:

  • l’unità immobiliare deve essere ceduta dall’impresa di costruzione o di ristrutturazione immobiliare o dalla cooperativa che ha eseguito gli interventi;
  • l’acquisto o l’assegnazione dell’unità abitativa deve avvenire entro 18 mesi dalla data del termine dei lavori;
  • l’immobile acquistato o assegnato deve far parte di un edificio sul quale sono stati eseguiti interventi di restauro e di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia riguardanti l’intero edificio. L’agevolazione trova applicazione, pertanto, a condizione che gli interventi edilizi riguardino l’intero fabbricato (e non solo una parte di esso, anche se rilevante);
  • il termine “immobile” deve essere inteso come singola unità immobiliare e l’agevolazione non è legata alla cessione o assegnazione delle altre unità immobiliari, costituenti l’intero fabbricato, così che ciascun acquirente può beneficiare della detrazione con il proprio acquisto o assegnazione.

L’acquirente dell’immobile può beneficiare della detrazione anche per gli importi versati in acconto a condizione che alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi siano stati registrati il preliminare di acquisto o il rogito (circolare n. 43/E del 18 novembre 2016).

Adempimenti e documenti richiesti

Per fruire dell’agevolazione non è necessario effettuare i pagamenti mediante bonifico. Il contribuente deve però essere in possesso dell’atto di acquisto, di assegnazione o del preliminare di vendita registrato, da cui risulti il rispetto dei termini sopra indicati.

Se questi atti non riportano la data di ultimazione dei lavori o non indicano che si tratta di immobile facente parte di un edificio interamente ristrutturato, il contribuente dovrà chiedere all’impresa di costruzione o alla cooperativa edilizia una dichiarazione che attesti le condizioni richieste per usufruire dell’agevolazione.

Cumulabilità con altre agevolazioni

Per gli acquisti effettuati nel 2016 e nel 2017, se si intende usufruire anche della detrazione del 50% dell’Iva pagata all’impresa costruttrice (agevolazione prevista per l’acquisto di unità immobiliari a destinazione residenziale di classe energetica A o B), dall’importo delle spese sostenute per l’acquisto dell’immobile va sottratto l’importo del 50% dell’Iva detratta. In sostanza, le due agevolazioni sono cumulabili ma vale il principio generale secondo cui non è possibile far valere due agevolazioni sulla stessa spesa.

La detrazione non è cumulabile, invece, con la deduzione del 20% del prezzo di acquisto degli immobili destinati alla locazione (agevolazione prevista dall’art. 21 del Dl 133/2014). Pertanto, sul costo di acquisto dell’immobile è possibile usufruire, alternativamente, o della deduzione del 20% o della detrazione per l’acquisto dell’immobile ristrutturato

 

¹ INTERVENTI DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO : sono quelli fatti per la conservazione dell’edificio e per assicurarne la funzionalità (per esempio, consolidamento, ripristino e rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, inserimento di elementi accessori e di impianti necessari).

² INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA : sono quelli volti a trasformare un edificio mediante un insieme sistematico di opere che possono portare a un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.

19Giu 2017

Ad aprile 2017, rispetto al mese precedente, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra una diminuzione del 4,1%. Nello stesso mese, gli indici di costo del settore aumentano dello 0,2% per il fabbricato residenziale, dello 0,1% per il tronco stradale senza tratto in galleria, mentre si registra una variazione nulla per il tronco stradale con tratto in galleria.

Nella media del trimestre febbraio-aprile l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, ad aprile 2017 si registra un calo del 4,6% per l’indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario e dell’11,0% per quello grezzo (i giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di aprile 2016).

Sempre su base annua, gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,7% per il fabbricato residenziale, dello 0,8% per il tronco stradale con tratto in galleria e dell’1,0% per quello senza tratto in galleria.

Ad aprile 2017, il contributo maggiore all’aumento tendenziale del costo di costruzione del fabbricato residenziale è da attribuire all’incremento dei costi dei materiali (+0,9 punti percentuali).

Il contributo maggiore all’aumento tendenziale degli indici del costo di costruzione dei tronchi stradali deriva dall’incremento dei costi dei materiali sia per quello con tratto in galleria (+0,9 punti percentuali) sia per quello senza tratto in galleria (+1,1 punti percentuali).

16Giu 2017

Il 30 giugno 2017 scade il termine, fissato dal decreto legge 244/2016, per l’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore negli edifici.

Per agevolare l’applicazione della normativa pubblichiamo dell F.A.Q. per rispondere ai quesiti presentati con maggior frequenza dai tecnici del settore e dai cittadini.

1.  È vero che qualora sussistano le condizioni previste dal secondo periodo della lettera d) dell’art. 9, comma 5 del D.lgs. n. 102/2014, la quota volontaria deve essere assunta al minimo per il 70% dell’importo complessivo?

Si. Si precisa inoltre che in tale procedura è indicato un campo di utilizzo dal 70 al 100 % dell’importo complessivo. L’adozione di tale procedura è comunque indicata come possibilità e non come obbligo.

2. Esiste un quorum minimo assembleare per deliberare un criterio di riparto degli importi in presenza di termoregolazione e contabilizzazione?

Si. Tale criterio è sancito dall’art. 26 comma 5 della Legge n. 10/1991 che dispone di fare riferimento al comma 2 dell’articolo 1120 del Codice Civile, ove si prevede che la decisione sia assunta con la maggioranza degli intervenuti in assemblea, rappresentanti di almeno la metà del valore dell’edificio.

3. È obbligatorio produrre una diagnosi energetica dell’edificio ai fini dell’attuazione delle disposizioni in materia di contabilizzazione del calore previste dall’articolo 9 del D.lgs. n. 102/2014?

No.

4. Un edificio con unica proprietà che, a prescindere dal fatto che la destinazione d’uso sia unica o meno, abbia la necessità di ripartire le spese energetiche con più locatari, è da considerarsi un edificio soggetto all’obbligo di adeguarsi a quanto previsto dall’articolo 9 del D.lgs. n. 102/2014?

Si. Il D.lgs. n. 102/2014 definisce l’edificio polifunzionale come un “edificio destinato a scopi diversi e occupato da almeno due soggetti che devono ripartire tra loro la fattura dell’energia acquistata”, di conseguenza vi è la necessità di ripartire la spesa per la fattura dell’energia acquistata, indipendentemente dalla proprietà del fabbricato.

5. E’ prevista la possibilità di esenzione dall’obbligo di installazione di sottocontatori o di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore?

Si, qualora sussista un’impossibilità tecnica all’installazione di sottocontatori o una inefficienza in termini di costi e una sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, di cui all’art. 9, comma 5, lettera b) del D.lgs. n.102/2014. Tale impossibilità o inefficienza deve essere documentata tramite apposita relazione tecnica di un progettista o un tecnico abilitato; la suddetta relazione può fare riferimento alla UNI EN 15459. Qualora poi sussista un impedimento anche per l’installazione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore da installare in corrispondenza a ciascun corpo scaldante secondo quanto prescritto dall’art. 9 comma 5, lettera c) del D.lgs. n.102/2014, deve essere prodotta una ulteriore relazione tecnica di un progettista o un tecnico abilitato con specifico riferimento alla UNI EN 15459.

6. Esiste un obbligo di suddivisione delle spese secondo UNI 10200 in assenza di dispositivi di contabilizzazione (sottocontatori) o di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore? 

No.

7. Il nostro condominio ha deliberato l’installazione di un sistema di termoregolazione e contabilizzazione, ma l’installatore che abbiamo scelto non riesce ad installarlo entro le scadenze previste dalla legge, per la gran mole di lavoro che deve affrontare in questo periodo. In tal caso si è passibili di sanzione o la deliberazione è sufficiente a escludere tale possibilità?

La delibera non è sufficiente per adempiere all’obbligo. È infatti necessaria l’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione entro i termini di legge.

8. L’obbligo di contabilizzazione del calore è previsto anche per gli impianti centralizzati di produzione di acqua calda sanitaria (ACS)?

Sì. Tale obbligo è previsto dall’art. 9 comma 5, lettera b) del D.lgs. n.102/2014.

9. Ai fini della suddivisione degli importi per i consumi degli impianti centralizzati di produzione di acqua calda sanitaria (ACS), un contatore volumetrico può essere assimilato a sottocontatore così come definito all’art. 2 comma qq-bis) del D.lgs. n.102/2014?

Si.

10. In relazione agli obblighi di cui all’articolo 9, comma 5, del D.lgs. n. 102/2014, il contaore è assimilabile al sottocontatore?

No.

11. In un edificio, il proprietario dell’abitazione all’ultimo piano ha modificato l’impianto condominiale a colonne montanti, trasformando da radiatori a pavimenti radianti. Tale situazione rende impossibile l’installazione dei ripartitori negli altri appartamenti?

No. Il proprietario dell’ultimo piano dovrà dotarsi di opportuni contabilizzatori diretti, come previsti dal comma 5, lettera b) dell’art. 9, mentre per la restante parte del condominio è possibile installare un sistema di termoregolazione e contabilizzazione indiretto, come previsto dal comma 5, lettera c) del D.lgs. n. 102/2014.

12. L’inefficienza in termini di costi di cui all’art. 9, comma 5, lettere b) e c), e comma 7 dell’art. 16 del D.lgs. n. 102/2014 deve essere provata per ciascuna unità immobiliare oppure per tutto il condominio?

La perizia tecnica deve essere fatta con riferimento a tutto il condominio o edificio polifunzionale. La condizione di “inefficienza in termini di costi” indicata nella legge non può riferirsi ad una singola unità immobiliare e quindi esimere eventualmente tale unità dall’installazione dei dispositivi previsti e dalla conseguente suddivisione dei costi secondo i consumi individuali.

13. Nel conteggio di fine anno dei consumi rilevati, è per legge ammesso prevedere cosiddetti “fattori di compensazione” per l’ubicazione sfavorevole di singole unità immobiliari?

No. La normativa non prevede la possibilità di utilizzo di fattori di compensazione.

14. In relazione agli obblighi di cui all’articolo 9, comma 5, del D.lgs. n. 102/2014, gli incentivi devono essere considerati, quindi stimati, nella redazione della valutazione economica per la verifica della convenienza sotto il profilo dei costi rispetto ai risparmi attesi?

No, in quanto in fase di valutazione dell’installazione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore non è noto se tutti coloro che sono tenuti all’installazione dei sistemi suddetti siano in possesso dei requisiti per l’accesso agli incentivi.

15. In quali casi la UNI 10200:2015 è inapplicabile?

Nei casi in cui, nell’edificio oggetto di analisi sia presente un servizio di climatizzazione estiva centralizzato, poiché tale servizio non è compreso nel campo di applicazione della norma.

16. L’installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione consente il funzionamento dell’impianto termico per tutte le 24 ore?

Il funzionamento dell’impianto termico per una durata giornaliera superiore alle ore di cui all’articolo 4, comma 2, DPR 74/2013, è consentita solo se si ricade in una delle condizioni di cui al comma 6 dello stesso articolo. In particolare, nel caso di installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione, è consentito il funzionamento dell’impianto termico per tutte le 24 ore soltanto se presente un programmatore che consenta la regolazione della temperatura almeno su due livelli nell’arco delle 24 ore.

17. È possibile portare in detrazione il costo dell’installazione di termoregolatori e contabilizzatori?

Sì. Se i dispositivi in questione sono installati in concomitanza con la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione – e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione – ovvero con pompe di calore ad alta efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia, le relative spese sono già ammesse alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica pari, attualmente, al 65% delle spese stesse per un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.

Se, invece, i dispositivi in argomento sono installati senza che sia sostituito, integralmente o parzialmente, l’impianto di climatizzazione invernale ovvero nel caso in cui quest’ultimo sia sostituito con un impianto che non presenta le caratteristiche tecniche richieste ai fini della citata detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica, le relative spese sono ammesse alla detrazione spettante nella misura attuale del 50 per cento trattandosi di intervento finalizzato al conseguimento di risparmio energetico.

 

 

14Giu 2017

1.Voglio mettere in sicurezza la mia casa, ho diritto alla detrazione fiscale delle spese?
Sì, se la casa rientra nelle zone di rischio sismico 1 (maggiore pericolosità), 2 (alta pericolosità) o 3 (minore pericolosità) e le procedure di autorizzazione degli interventi sono partite dal 1° gennaio 2017.
Possono essere portate in detrazione le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.
Per sapere in quale zona di rischio sismico si trovi il Comune di interesse è possibile consultare la Classificazione sismica 2015, realizzata dalla Protezione Civile.

2.Cosa devo fare?
Bisogna rivolgersi ad un tecnico professionista che compia la diagnosi sismica dell’edificio e ne individui la classe di rischio sismico (da A+ a G) prima di effettuare l’intervento.
Il professionista deve poi predisporre il progetto degli interventi strutturali per aumentare la sicurezza antisismica e presentarlo per il successivo iter amministrativo edilizio.
A seguito dei lavori il tecnico certifica la conformità degli interventi effettuati al progetto presentato, assicurando quindi il miglioramento ad una classe di rischio più bassa.

3.A quale professionista devo rivolgermi? Anche a un geometra?
Sì. L’efficacia degli interventi è attestata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

4.Voglio sottoporre la mia casa ad una verifica sismica: posso usufruire del bonus “Casa Sicura”? Quali sono le spese detraibili?
Tra le spese detraibili rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili.

5.Vorrei mettere in sicurezza una struttura adibita ad attività produttive: posso usufruire del bonus?
Sì, esattamente come per le abitazioni (domanda 1).

6.Qual è il limite di spesa consentito per i lavori?
Per gli interventi sulle abitazioni o sulle attività produttive la detrazione fiscale si calcola su una spesa massima di 96 mila euro all’anno.

7.Sono in affitto: posso usufruire dell’agevolazione?
Sì. La detrazione può essere fruita da soggetti passivi Irpef e Ires, sempre che:  le spese siano rimaste a loro carico, possiedano o detengano l’immobile in base a un titolo idoneo (diritto di proprietà o altro diritto reale, contratto di locazione, o altro diritto personale di godimento).

8.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, ogni appartamento ha diritto alla stessa detrazione?
In un condominio, per gli interventi sulle parti comuni, ogni appartamento può ottenere la detrazione fiscale fino a una spesa massima di 96 mila euro.
La quota di detrazione spettante ad ogni condomino è attribuita dall’amministratore sulla base del Regolamento di condominio e delle tabelle millesimali.

9.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, qual è il limite massimo della spesa per beneficiare della detrazione?
E’ pari a 96 mila euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari del condominio.

10.E’ possibile mettere in sicurezza solo le parti comuni di un condominio?
Sì. Gli interventi di messa in sicurezza antisismica in un condominio non possono non interessare le parti comuni.

11.Come avviene la cessione del credito?
Nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali si può scegliere, al posto della detrazione fiscale, di cedere il credito ai fornitori che hanno effettuato i lavori oppure ad altri soggetti privati.

12.Quali sono i casi in cui rischio di perdere la detrazione?
La detrazione si perde, ad esempio, quando l’immobile è ceduto e nel contratto non è previsto espressamente che il venditore mantenga il diritto alla detrazione per le rate residue.

13.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

14.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

 

12Giu 2017

C’è un settore che più di altri ha pagato la crisi globale: quello dell’edilizia, con un’emorragia di 600 mila posti di lavoro dal 2008. Ma il dato delle sofferenze non rende giustizia della parte più vitale e promettente, quella che ha come vocazione il miglioramento della qualità del costruito: il mercato delle ristrutturazioni. La debolissima ripresa manifestatasi nel 2016, infatti, disegna una nuova fase ciclica, percepibile da qualche anno, in cui il mercato si è profondamente riconfigurato: tanto che il prossimo ciclo edilizio potrebbe essere definito come il “primo ciclo dell’ambiente costruito”. 

Soprattutto oggi che il terremoto ci costringe a ricostruire molti centri abitati, da qui si deve ripartire per dare all’edilizia nuovo slancio e una nuova identità, incoraggiandone i fronti più innovativi e sostenibili. Soprattutto oggi che gli stili di vita dei cittadini hanno imboccato una nuova strada più sobria e responsabile, ristrutturare il patrimonio edilizio nazionale, vetusto e non di rado di bassa qualità, vuol dire andare incontro ai nuovi bisogni, migliorare la qualità della vita dei proprietari e degli inquilini, aumentare l’efficienza energetica, ridurre i consumi e tagliare l’inquinamento. Vuol dire abbattere il consumo di suolo, e dare una seconda occasione anche a periferie sfortunate. E, in tempi in cui il rendimento dei titoli di Stato è prossimo allo zero, vuol dire fare un investimento sicuro aumentando il valore del patrimonio.

Il CRESME – il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia – ha realizzato una attenta analisi sulle offerte immobiliari residenziali in Italia negli anni 2013-2016 e sul valore delle case riqualificate rispetto a quelle non riqualificate: nel 2016 sono stati analizzati 500.000 annunci immobiliari, e da questi è emerso che mediamente le abitazioni ristrutturate immesse sul mercato hanno un valore del 29% superiore a quelle non ristrutturate. Non solo, le abitazioni ristrutturate hanno un prezzo medio superiore anche al prezzo medio delle abitazioni nuove: una abitazione ristrutturata in Italia viene posta sul mercato mediamente al valore di circa 300.000 euro, mentre una non ristrutturata è messa sul mercato al valore di 233.000 euro e una abitazione nuova al prezzo di circa 280.000. Emerge con evidenza come la ristrutturazione di una abitazione, di un edificio, ha effetto non solo sulla qualità della vita, non solo sul mercato delle costruzioni, ma anche sul valore del patrimonio. Gli interventi di riqualificazione offrono quindi un risultato in termini di valorizzazione patrimoniale, di incremento della ricchezza del Paese.

In questo quadro, gli incentivi fiscali sono stati oggettivamente l’unico motore positivo del settore, e oggi possono giocare un forte ruolo di rilancio grazie al salto di scala che gli incentivi per la riduzione del rischio sismico consentono in ampie parti del Paese.

I lavori incentivati rappresentano nel 2016 il 57% dei lavori di manutenzione straordinaria residenziale svolti in Italia. Nell’ultimo quadriennio 2013-2016 gli investimenti incentivati hanno generato poco meno di 270.000 posti di lavoro diretti ogni anno, ma se si considerano anche i lavori dell’indotto si superano i 400.000 occupati l’anno: nel solo 2016 sono stati 419 mila. Gli incentivi fiscali sono stati un importante strumento contro la crisi e sono un fondamentale strumento per la ripresa.

L’indagine mostra anche che nelle provincie in cui la percentuale di abitazioni riqualificate è più alta, il mercato è più intenso e registra il maggior numero di compravendite. L’analisi statistica evidenzia come all’aumentare della propensione ad intervenire con attività di riqualificazione del patrimonio aumenta l’intensità delle compravendite nel mercato immobiliare. Si tratta di una relazione reciproca fra le due variabili, ossia ognuna delle due influenza l’altra: da una parte si può sostenere che l’interesse del mercato è maggiore verso il bene riqualificato, e quindi con maggior intensità degli scambi, dall’altra non è escluso che sia l’intensità del mercato ad aumentare la predisposizione a riqualificare per ottenere vantaggi economici dall’investimento. A fronte di un intervento medio di 14.500 euro, un’abitazione ristrutturata aumenta il suo valore di 65.750 euro. 

Questo processo di valorizzazione si implementerà, a maggior ragione, se si svilupperà la consapevolezza che è necessario mettere in sicurezza il patrimonio edilizio italiano in termini di riduzione del rischio sismico. Gli incentivi oggi disponibili rappresentano un’importante azione di politica industriale per il Paese e per la ripresa economica.