Amianto

09Mar 2018

L’azienda dei trasporti “Metro de Madrid” ha inviato ai membri del Comitato per la salute del lavoro un elenco di oltre 90 treni  che potrebbero contenere amianto, materiale vietato in Spagna dal 2001.

La società dei trasporti Madrilena rendo noto che questo aggiornamento fa parte delle misure volte a rafforzare le informazioni e la prevenzione dall’amianto. L’obiettivo della misura è che i lavoratori abbiano queste informazioni in modo dettagliato e rispettino l’obbligo di applicare il protocollo specifico, che stabilisce l’impossibilità di manipolare questo elemento per motivi di sicurezza.

Dalla Metro assicurano però che non vi siano rischi per gli utenti, quindi nessun treno di quelli contrassegnati è stato attualmente immobilizzato.

26Feb 2018

Le pubbliche Amministrazioni possono presentare richiesta al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per finanziare la progettazione preliminare e definitiva di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, in conformità a quanto disposto dal Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 21 settembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 276 del 25 novembre 2016.

Il provvedimento riguarda quindi anche gli edifici pubblici scolasticiLa scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 30 aprile 2018. Il finanziamento è destinato a coprire, integralmente o parzialmente, i costi di progettazione preliminare e definitiva degli interventi, anche mediante copertura dei corrispettivi da porre a base di gara per l’affidamento di tali servizi, fino ad un massimo  di 15.000 euro per singola pubblica amministrazione.

Per ulteriori informazioni clicca qui

21Feb 2018

Importanti novità in materia di benefici amianto per i ferrovieri dello stato, con la possibilità di presentare la domanda di bonus amianto e prepensionamento entro il prossimo 2 marzo.

L’ Insp ha infatti stabilito che ai lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario che hanno prestato la loro attività nel sito produttivo, senza essere dotati degli equipaggiamenti di protezione adeguati all’esposizione alle polveri di amianto, durante le operazioni di bonifica dall’amianto poste in essere mediante sostituzione del tetto, sono riconosciuti i benefìci previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, per il periodo corrispondente alla medesima bonifica e per i dieci anni successivi al termine dei lavori di bonifica, a condizione della continuità del rapporto di lavoro in essere al momento delle suddette operazioni di bonifica.

Le domande dirette al riconoscimento dei benefici previsti devono essere corredate della dichiarazione del datore di lavoro, che attesti la sola presenza del richiedente nel sito produttivo nel periodo di effettuazione dei lavori di sostituzione del tetto, e devono essere presentate all’Inps entro 60 giorni decorrenti dall’entrata in vigore della stessa legge, non oltre il 2° marzo 2018. Si precisa che, qualora il datore di lavoro sia impossibilitato a rilasciare al dipendente la dichiarazione entro il suddetto termine decadenziale, la stessa può essere allegata entro 60 giorni dalla presentazione della domanda. In assenza di tale dichiarazione la domanda non può essere accolta.

Il modello di dichiarazione da allegare alla domanda è pubblicato nella sezione “Modulistica” del sito www.inps.it con il codice AP 130 v.0 – “Dichiarazione del datore di lavoro ai fini della concessione dei benefici per l’esposizione all’amianto previsti dall’art. 1, comma 246, della legge 27 dicembre 2017, n. 205”.

Gli interessati possono presentare la domanda di pensione anche contestualmente a quella di verifica del beneficio. Il relativo trattamento sarà corrisposto con le ordinarie decorrenze, al ricorrere di tutti i requisiti e le condizioni previsti compresa la cessazione dell’attività lavorativa, oltreché all’esito del positivo riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.

La domanda può essere presentata, come di consueto, sia per il tramite degli intermediari che direttamente dal cittadino in possesso delle credenziali di accesso ai servizi on line disponibili sul sito www.inps.it.

Il percorso, dalla sezione “Domanda di Prestazioni pensionistiche: Pensione, Ricostituzione, Ratei maturati e non riscossi, Certificazione del diritto a pensione”, è il seguente: “Certificazione” > “Riconoscimento di beneficio” > “Maggiorazione amianto legge 205/2017”

 

19Feb 2018

Il trailer del documentario dedicato alla battaglia per la bonifica dall’amianto di tutta Italia, partendo dal caso piemontese

Che cosa vuol dire combattere per la tutela della salute, dell’ambiente e credere nelle istituzioni, nella legge e nella sua applicazione? Un documentario racconta il caso degli abitanti di Casale Monferrato, che non si sono arresi al dramma causato dall’amianto di eternit, ma hanno continuato a portare avanti la lotta attraverso la cultura, la memoria, le bonifiche e la cura di chi soffre.

Presentiamo qui sopra il trailer del documentario, intitolato “La rivincita di Casale Monferrato”, che sarà ufficialmente presentato il 20 febbraio alle ore 20.30 al Circolo della Stampa di Torino. Autrice del documentario la giornalista Rosy Battaglia, che ha legato quattro anni di riprese inedite al lavoro di inchiesta svolto per Wired Italia sull’amianto (qui lo speciale di Wired sul tema e qui l’ultima mappatura sui siti contaminati dall’amianto in tutta Italia).

Il documentario è stato realizzato grazie al contributo straordinario dell’Associazione Familiari e Vittime dell’amianto (AFEVA ONLUS) di Casale Monferrato, con il Patrocinio e il contributo straordinario del Comune di Casale Monferrato, grazie alla campagna di crowdfunding di Cittadini Reattivi Associazione di Promozione Sociale, promossa da Banca Popolare Etica su Produzioni dal Basso che ha visto il sostegno di oltre 170 cittadini e associazioni da tutta Italia.

Sorgente: Amianto, il documentario sulla rivincita di Casale Monferrato

16Feb 2018

I lavori sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali per i quali spetta l’agevolazione fiscale sono:

  • Interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali, oppure sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze;
  • quelli necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se questi lavori non rientrano nelle categorie indicate nei precedenti punti e a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • quelli relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune;
  • quelli finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione);
  • quelli per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi. La detrazione compete unicamente per le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non spetta per le spese sostenute in relazione al semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. Pertanto, a titolo di esempio, non rientrano nell’agevolazione i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse. Tali beni, tuttavia, sono inquadrabili nella categoria dei sussidi tecnici e informatici per i quali, a determinate condizioni, è prevista la detrazione Irpef del 19%;
  • quelli di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici. Con riferimento alla sicurezza domestica, non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza, in quanto tale fattispecie non integra un intervento sugli immobili (ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas). L’agevolazione compete, invece, anche per la semplice riparazione di impianti insicuri realizzati su immobili (per esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante). Tra le opere agevolabili rientrano l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti, il montaggio di vetri anti-infortunio, l’installazione del corrimano;
  • quelli relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Per “atti illeciti” si intendono quelli penalmente illeciti (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). In questi casi, la detrazione è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili. Non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza;
  • quelli finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici, all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici.

Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche:

  • le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;
  • le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;
  • le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del DM 37/2008 – ex legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (legge 1083/71);
  • le spese per l’acquisto dei materiali;
  • il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;
  • le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;
  • l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunce di inizio lavori;
  • gli oneri di urbanizzazione;
  • gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

Gli interventi di manutenzione ordinaria sono dunque ammessi all’agevolazione solo quando riguardano le parti comuni e la detrazione spetta ad ogni condomino in base alla quota millesimale.

14Feb 2018

Domani, giovedì 15 febbraio, presso il Consiglio Regionale della Toscana, si terrà la presentazione di due brevetti innovativi sui processi di inertizzazione e ricerca del cemento-amianto.

Per oltre un secolo l’Italia è stata uno dei principali produttori e utilizzatori di amianto e cemento-amianto d’Europa; in particolare di amianto crisotilo, seconda solo all’ex Unione sovietica e prima nell’Unione europea. Sono drammaticamente note le conseguenze dell’utilizzo protratto nel tempo di questo minerale sulla salute, causate dall’inalazione e dall’ingestione delle sue fibre. Nonostante l’impiego di tale materiale venga finalmente bandito nei nuovi manufatti a partire dal 1992, continuano nel tempo le operazioni di bonifica delle aree e degli edifici che ne contengono ancora delle parti e l’impatto socio sanitario, ma anche economico e tecnologico, è quindi particolarmente sentito in Italia.

Con questo evento si vuole: presentare l’innovativo trattamento proposto di recente con due brevetti, spiegato dagli stessi inventori e da altri esperti; dimostrare come si possono rendere inerti i rifiuti contenenti cemento-amianto, rispetto ad altri tentativi di ricerca e inertizzazione del passato; creare dei sottoprodotti innocui che sono minerali silicati già classificati in natura (Fosterite e Larnite); spiegare come il processo di inertizzazione sia irreversibile, definitivo e completo; illustrare la necessità di svolgere ricerche adeguate per provarne la sicurezza per la salute, illustrare come il costo del processo e dell’impianto sia significativamente ridotto e sostenibile.

Si prospetta un futuro in cui sia gli interventi di bonifica negli edifici per lo smaltimento di cemento-amianto che la sua inertizzazione possono essere eseguiti in tempi rapidi, ottenendo un materiale da impiegare in vari campi: riciclo e riutilizzo nella industria del cemento, in quella edile e della ceramica, nel settore elettrico per particolari proprietà dei sottoprodotti e in futuro in altri ambiti di alta tecnologia medica e scientifica. Ci sono inoltre ulteriori vantaggi: smaltire con il trattamento nelle discariche esistenti il cemento-amianto che vi è depositato; evitare per il futuro altri stoccaggi inquinanti per l’ambiente e pericolosi per la salute dell’uomo; reimpiegare il materiale inertizzato, ottenuto con il trattamento, con interessanti ricadute economiche e di sviluppo per i territori coinvolti.

L’iniziativa ha il patrocinio di UGIS – Unione Giornalisti Italiani Scientifici e di FAST- Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche; si avvale della collaborazione dell’Associazione Gruppo Atlante 2000 – sezione Toscana e della Regione Toscana; può fare affidamento sulla sinergia scientifica dell’Università di Firenze – Dipartimento di Scienze della Terra, del Laboratorio specializzato in analisi chimiche ambientali di Catania Studio Chimico Ambientale Srl, del Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna, realtà che hanno collaborato e continuano ad essere coinvolte per l’analisi dei materiali prodotti con gli inventori dei due brevetti. Ci sono contatti in corso per il futuro con università della Toscana, Emilia Romagna e Veneto.

12Feb 2018

L’INPS e l’INAIL hanno recentemente  fornito istruzioni per accedere alla pensione di inabilità in favore dei lavoratori affetti da patologie correlate alla’amianto. Di seguito riportiamo i principali requisti, sanitari e amministrativi, per presentare domanda.

DESTINATARI

Sono i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme esclusive e sostitutive della medesima, in
possesso dei requisiti sanitari ed amministrativi di seguito riportati.

REQUISITI SANITARI

La norma individua le seguenti patologie rilevanti ai fini del diritto alla pensione di inabilità: mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, carcinoma polmonare ed asbestosi.

Si precisa che il diritto alla pensione di inabilità in argomento è subordinato alla condizione che le predette patologie siano riconosciute di origine professionale ovvero come causa di servizio con apposita certificazione rilasciata dall’INAIL o da altre amministrazioni competenti. La pensione di inabilità è conseguita anche se il richiedente non si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

REQUISITI AMMINISTRATIVI

Al fine del conseguimento della pensione il requisito contributivo si intende perfezionato quando risultino versati o accreditati in favore del richiedente almeno cinque anni nell’intera vita lavorativa. Ne consegue che detto requisito può non essere collocato nel quinquennio anteriore alla data della domanda.

DOMANDA PER IL RICONOSCIMENTO DELLE CONDIZIONI PER L’ACCESSO AL BENEFICIO

La domanda per il riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio e la domanda di accesso al beneficio (domanda di pensione di inabilità) devono essere presentate in modalità telematica. Dal 2018 le domande di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio devono essere presentate entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno.

Contestualmente alla presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio i soggetti interessati possono presentare domanda di accesso al beneficio (domanda di pensione). Al momento della domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio deve sussistere il requisito sanitario certificato dalle amministrazioni competenti. Viceversa il requisito amministrativo può essere maturato entro l’anno di decorrenza della pensione di inabilità in parola. Tenuto conto che le patologie rilevanti sono riconosciute con apposita certificazione rilasciata dall’INAIL o da altre amministrazioni competenti secondo la normativa vigente come sopra indicate, non occorre sottoporre il richiedente ad ulteriori accertamenti medici.

Qualora la domanda venga respinta per insussistenza dei requisiti richiesti, gli interessati possono richiedere un riesame alla sede INPS che le ha emanate entro 30 giorni dalla ricezione del relativo provvedimento.

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Come sopra detto, le domande, sia di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio pensionistico sia di accesso al beneficio, devono essere presentate in modalità telematica. Le domande sono disponibili sul sito internet INPS e acquisibili attraverso i consueti canali: cittadino in possesso delle credenziali di accesso, patronati, intermediari abilitati.

REVERSIBILITÀ DELLA PENSIONE DI INABILITÀ

La pensione di inabilità in argomento è reversibile in favore dei superstiti del pensionato. Parimenti la pensione di inabilità è reversibile in favore dei superstiti dell’assicurato che, in possesso del requisito sanitario e di quello contributivo, deceda durante l’iter facente seguito alla presentazione della domanda di pensione di inabilità.

06Feb 2018

Confermate le condanne dei manager della centrale Enel di Chivasso per la morte (tra il 2003 ed il 2006) per mesotelioma pleurico di alcuni operai esposti per decenni all’amianto, largamente presente nello stabilimento.

Questo è quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con sentenza n. 4560 dello scorso 31 gennaio, confermando quanto già dettagliatamente e logicamente argomentato dalla Corte d’Appello circa le ragioni per le quali gli imputati fossero in grado di conoscere, all’epoca dei fatti, gli effetti nocivi dell’esposizione all’amianto. Ma non solo, la Corte ha ritenuto altresì che fossero nelle condizioni per l’adozione di adeguate misure protettive che in realtà non sono state mai predisposte, se non a partire dagli anni ottanta e, quindi, dopo diversi anni di esposizione alla sostanza cancerogena.

I magistrati della Cassazione, richiamando il principio oramai consolidato per il quale la responsabilità del datore di lavoro in caso di morte o lesione del dipendente si configura anche in caso di omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti all’imprenditore dal Codice Civile ai fini della tutela dell’integrità fisica del lavoratore, hanno sostenuto che, nel caso in esame, la mancata predisposizione da parte del datore di mezzi personali di protezione appropriati ai rischi inerenti le lavorazioni, configura in capo agli imputati un reato.

Attraverso tale pronuncia, la Suprema Corte ribadisce, dunque, l’orientamento giurisprudenziale, ormai prevalente, che attribuisce al protrarsi dell’esposizione ad amianto l’aumento del rischio di mesotelioma o di altri tumori polmonari, superando definitivamente la tesi che attribuiva la responsabilità dei decessi all’assunzione di una dose minima di fibra killer.

02Feb 2018

Il Primo Municipio ha avviato e concluso da tempo un’approfondita indagine sulla presenza di amianto che ha interessato la totalità gli edifici scolastici del territorio e, tramite uno specifico appalto, ha completato entro lo scorso dicembre la rimozione di tutto il materiale inquinante individuato.

I lavori – per un importo complessivo di 167.000 euro – sono iniziati a novembre e sono stati completati in poche settimane. Gli interventi  hanno interessato le scuole Giardinieri, Mameli, Viscontino, Settembrini, Badini, Trento e Trieste, Cadlolo, Bonghi, Regina Elena, Vico. 

La mappatura dettagliata dell’amianto ha impegnato l’ufficio tecnico del Municipio, in stretta collaborazione con la ASL RM1, nell’ambito del progetto della Regione Lazio “Sistemi di prevenzione e monitoraggio in esposizione atipica di amianto e materiali sostitutivi – ambiente scolastico”.

Oltre ai cassoni e alle canne fumarie fatiscenti, presenti negli edifici storici del Centro e rilevabili a vista, sono state ricercate – mediante il prelievo di numerosi campioni – le fibre di amianto “nascoste” nei diversi materiali di costruzione, specialmente nelle pavimentazioni viniliche e nei collanti per la posa in opera utilizzati nel dopoguerra. Materiali che, con l’usura, possono liberare fibre pericolose.

Sulla base dei risultati acquisiti i tecnici del Municipio I hanno redatto un progetto esecutivo dettagliato, che ha passato anche il vaglio della Soprintendenza, trattandosi di edifici storici.

“La rimozione dei manufatti in amianto o con tracce di amianto dalle nostre scuole è stata una delle priorità indicate nelle linee programmatiche per il governo del Municipio” ricorda la Presidente Sabrina Alfonsi. “”Non avendo ricevuto dal Campidoglio risorse economiche ad hoc, abbiamo scelto di utilizzare i ribassi della gara per la manutenzione ordinaria delle scuole.

La scelta è stata quella, più impegnativa e onerosa, di rimuovere completamente l’amianto piuttosto che coprirlo con altri strati di materiale isolante: questo perché non vogliamo lasciare eredità pericolose alle generazioni future”.

Gli interventi di rimozione dell’amianto hanno interessato le scuole Giardinieri, Mameli, Viscontino, Settembrini, Badini, Trento e Trieste, Cadlolo, Bonghi, Regina Elena, Vico. Gli ultimi 5 molto sono stati i più complessi, vista la presenza di amianto in matrice friabile: in questi casi, dato il rischio di dispersione delle fibre, il cantiere viene monitorato dalla ASL che provvede ad una campionatura degli ambienti prima di autorizzare la restituzione dei locali.

Sempre con riferimento al tema dell’amianto e ai potenziali rischi per la salute derivanti dalla presenza di questo materiale negli edifici pubblici e privati, già dal mese di maggio del 2014 il Municipio I ha attivato con l’A.I.E.A. (Associazione Italiana Esposti Amianto) uno sportello di consulenza gratuita per i cittadini che al momento conta circa mille segnalazioni l’anno.

22Gen 2018

I lavoratori che hanno goduto dell’esodo anticipato Fornero in virtù di un accordo aziendale, hanno diritto al risarcimento del danno patrimoniale se l’impresa non li ha informati che avrebbero potuto usufruire dei benefici previdenziali dalla legge 257/1992, in favore di coloro che sono stati esposti all’amianto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza numero 216 dell’8 gennaio, che ha condannato un’impresa al pagamento del danno patrimoniale per non aver messo al corrente tre suoi dipendenti, preventivamente, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, di essere in possesso dei requisiti per il riconoscimento dei benefici contributivi previsti dall’articolo 13 della legge 257/1992 connessi all’esposizione all’amianto; l’omissione dell’azienda ha prodotto un nocumento in particolare sulla misura della pensione, che è stata calcolata escludendo la maggiorazione contributiva, di cui avevano diritto, in virtù dei benefici di legge. 

La Corte di Cassazione ha convalidato, in sostanza, il giudizio delle Corti di Merito che avevano condannato l’azienda al risarcimento del danno patito dai lavoratori. A fondamento della decisione la Corte d’Appello aveva, infatti, rilevato che la società era responsabile contrattualmente sia per non avere adottato misure idonee ad evitare il fenomeno dell’inquinamento da amianto, pur avendo avuto consapevolezza del relativo rischio da contaminazione, sia per avere omesso di informare i dipendenti, che si apprestavano all’esodo, della possibilità di fruire del cd. “beneficio amianto”.

Il giudizio della Cassazione

La Cassazione ha ritenuto infondata la difesa dell’impresa, che sosteneva di essere venuta a conoscenza per la prima volta dell’avvenuto superamento delle soglie di esposizione all’amianto soltanto nel 2003, in occasione di un accertamento Inail, cioè dopo che i tre lavoratori erano stati messi in mobilità. Per l’Alta Corte, tale circostanza non esclude la responsabilità della società nei loro confronti sia per quanto riguarda la “consapevolezza del rischio da contaminazione di amianto” sia per ciò che concerne l’attivazione dei “sistemi di controllo” e di conseguenza resta intatto il dovere in capo all’azienda di “informare” i tre dipendenti, che si apprestavano all’esodo dopo il periodo di mobilità, della possibilità di fruire del beneficio amianto.

“Il fatto, pertanto, che solo nel 2003 sia stata accertata, per i tre dipendenti, una esposizione qualificata ad amianto in misura superiore a 0,1 ff/cc, non può incidere sul ritenuto obbligo di avvisare, comunque, i dipendenti medesimi della situazione che li avrebbe potuti vedere interessati a proporre domanda per i connessi benefici contributivi”, conclude la Cassazione.

>>Fonte PensioniOggi.it<<

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