03Lug 2017

È scaduto, questa volta davvero, il termine per installare nei condomini le termovalvole e i contatori per misurare e regolare l’effettivo consumo di calore nelle case. Era già stato prorogato di sei mesi, ma dopo il 30 giugno scatteranno le sanzioni. Questo prevede la legge approvata nel 2014 e poi modificata nel 2016. Ma nell’applicazione pratica ci sarà ragionevolezza. I controlli che faranno scattare le sanzioni, interverranno quasi certamente dopo l’estate. Se i lavori sono già stati deliberati, se sono iniziati, e se alla fine l’impianto sarà pronto e funzionante per l’inizio della stagione invernale, i condomini riusciranno molto probabilmente ad evitare a sanzioni. Sanzioni che tra l’altro navigano fra i 500 e i 2.500 euro «per ciascuna unità immobiliare»

Chi è esente  

Ma non tutti i condomini sono tenuti a mettere i contabilizzatori. Tutto dipende dall’effettivo vantaggio che si può ottenere installandoli, deve trattarsi di un vantaggio economico tenuto conto dei costi di installazione e il risparmio del costo energetico spalmato su qualche anno. Questo significa – spiegano i tecnici di Confedilizia, l’organizzazione dei proprietari di case – che nelle regioni particolarmente calde, dove il riscaldamento si usa per pochi mesi l’anno è molto probabile che il termovalorizzatore non sia utile, mentre nelle regioni del Nord Italia il risparmio è evidente. La legge infatti prevede che, nel caso in cui l’istallazione del contatore individuale sia «inefficiente in termini di costi» e sproporzionata «rispetto ai risparmi energetici potenziali» o nel caso di «impossibilità tecnica» dell’installazione, il condominio è esentato dall’installarli. Ma per evitare le sanzioni occorre che «un progettista o un tecnico abilitato» certifichi queste incongruità in una relazione. 

Come funziona  

Nei condomini dove è stato installato il termovalorizzatore ora la divisione delle spese energetiche sarà a consumo. La prassi prevede che il primo anno il consumo venga diviso per millesimi. Si paga quindi non al consumo ma all’estensione dell’appartamento (i condomini comunque possono decidere diversamente). Dal secondo anno parte la divisione a consumo vera e propria. A questo punto però, soprattutto nelle zone molto fredde, si verifica che gli appartamenti dei piani centrali si avvantaggino del riscaldamento generale mentre piani bassi e piani alti a parità di consumo sono meno caldi. Una sperequazione che peraltro avveniva anche prima. Adesso però se il differenziale del fabbisogno termico è superiore al 50% la divisione potrà essere decisa dal condominio con un 70% in base a consumi effettivi e il restante 30% in base ai millesimi. 

 

Fonte La Stampa

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