26Lug 2017

Si stima che in Italia ci siamo ancora almeno 30 milioni di tonnellate di amianto da rimuovere e smaltire. Le bonifiche andranno avanti per 80 anni, ma avremo posto solo per altri 14 anni. Questo se si continua a seguire il modello attuale, in cui il «killer bianco» viene tutto sepolto in discarica, in parte in Italia, in parte all’estero. Ma che succederebbe se qualcuno si prendesse la briga di cambiare il finale a una storia che sembra già scritta? 

A Torino, a cento chilometri da Casale Monferrato, cittadina tristemente nota come la capitale italiana dell’amianto, è nata a fine 2016 la start up Microwaste, che promuove un metodo ecologico, a zero emissioni e senza scarti, per trasformare le fibre letali in un materiale innocuo, riutilizzabile in edilizia. Tutto, racconta Fabio Desilvestri, il co-fondatore dell’azienda ospitata nell’incubatore del Politecnico di Torino I3P, «è nato da un incontro fortuito con il ricercatore polacco Ryszard Parosa. Io mi occupo da tempo di bonifiche, seguo da vicino il problema dell’amianto. Nel 2015 ho letto di un metodo che questo inventore aveva messo a punto per rendere l’amianto inerte».  

Leggendo le informazioni sull’invenzione, Fabio si è reso conto di essere di fronte a un’idea con grandi potenzialità, ma fino a quel momento non valorizzata: «il materiale viene frantumato e portato ad altissima temperatura, tra i 1.000 e i 1.500 gradi. In questo modo l’amianto diventa un materiale spugnoso e non più cancerogeno, utilizzabile come additivo al cemento per aumentare la sua resistenza alla compressione». Dopo i primi contatti con l’inventore nasce un piano per passare dal progetto su carta a un impianto reale. «Visto che l’amianto rappresenta un problema rilevante in Ue, dove è stato messo al bando da anni, ci rivolgiamo a tutti i Paesi europei. Partiremo con delle sperimentazioni per integrare il processo nei contesti nazionali e mostrare alle pubbliche amministrazioni il suo funzionamento. La prima probabilmente sarà in Gran Bretagna, dove lo smaltimento dell’amianto comporta costi altissimi».  

I tecnici di Microwaste hanno calcolato che in un anno un impianto potrebbe permettere di recuperare 1.400 metri cubi di fibre, evitando lo smaltimento in discarica. E l’idea piace anche agli investitori: «Siamo in trattativa con vari soggetti, le risorse ci serviranno per arrivare presto sul mercato». 

 

Fonte La Stampa

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