21Ago 2017

Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre, uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina.

L’amianto ingerito fa male, lo dice un rapporto dello IARC, agenzia di ricerca sul cancro dell’organismo Mondiale della Sanità (OMS). Il rapporto recita: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo.” L’ingestione di amianto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).

C’è un rischio in Italia che viene fortemente sottovalutato ed è il rischio di inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. Infatti non c’è una norma specifica che vieta la presenza di amianto nell’acqua potabile anche se dovrebbe essere chiaro che si dovrebbe evitare l’ingestione di cancerogeni e dell’amianto in particolare. L’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001 detta i criteri della potabilità dell’acqua destinata al consumo umano e tra questi parametri non è prevista la ricerca delle fibre di amianto.

In Italia, l’entità del problema dovrebbe corrispondere a circa 100 mila chilometri di tubazioni, secondo una stima del 2013 dell’Arpa Lazio. Rinnovare il sistema della tubazione togliendo le vecchie tubature in amianto farebbe risparmiare anche molta acqua, che è un bene prezioso, soprattutto in un periodo di crisi idrica come quello che sta attraversando il nostro paese. Infatti, in media circa il 50% dell’acqua si perde per vetustà delle tubature e poi si deve tener conto anche del fatto che con i cambiamenti climatici ci sarà sempre meno acqua con un prolungamento delle aspettative di vita che renderanno ancora più probabile l’aumento di casi di patologie asbesto correlate per via dell’ingestione delle fibre.