23Feb 2018

Un impegno per la crescita e il rilancio delle infrastrutture e dell’edilizia privata. È la richiesta delle principali associazioni di costruttori al Governo che si insedierà. Vediamo di seguito i principali nodi da sciogliere:

  • Infrastrutture per la competitività: l’Italia ha un pesante ritardo infrastrutturale che rende urgente l’adozione di misure per accelerare la realizzazione di opere pubbliche necessarie per la qualità della vita e per la crescita. Manutenzione del territorio, sicurezza delle scuole e degli edifici pubblici, infrastrutture per la competitività delle città e dei territori sono indispensabili per lo sviluppo sociale oltre che economico del Paese.
  • Burocrazia, il macigno che blocca il paese: per ottenere un titolo autorizzativo occorrono tempi biblici. La burocrazia è un macigno che blocca il Paese e costa alle imprese circa 4,4 miliardi l’anno. Un costo altissimo anche in termini di competitività: secondo la Banca mondiale l’Italia è solo al 46° posto su 190 Paesi per facilità di fare business. L’eccesso di burocrazia significa più corruzione e porta alla deresponsabilizzazione dei funzionari pubblici.
  • Codice appalti, obiettivo mancato – inattuata la legge delega: dopo quasi 2 anni dall’entrata in vigore dalla riforma, su 60 provvedimenti attuativi ne sono stati adottati meno di 1/3. Gli obiettivi prefissati dalla legge delega non sono stati raggiunti: la soft law, così come è stata attuata e il decreto correttivo del 2017 non sono riusciti ad imprimere il tanto atteso cambio di passo.
  • Verso una nuova urbanità – rigenerare casa, città e territorio: secondo l’Istat nei prossimi anni la popolazione tenderà a diminuire, mentre il numero delle famiglie sarà in aumento e si concentrerà nelle aree urbane più sviluppate. La casa dovrà adattarsi ai nuovi stili di vita e soddisfare nuove necessità del vivere e dell’abitare. La sfida del futuro sarà, quindi, quella di rigenerare le periferie e le aree degradate delle città attraverso politiche mirate alla sostenibilità e alla sostituzione edilizia, evitando così ulteriore consumo di suolo.
  • Innovazione, sicurezza e ambiente – le parole chiave: messa in sicurezza ed efficienza energetica del patrimonio edilizio. Rigenerazione delle città e paesaggio urbano. Investimenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture di qualità. Sono alcuni dei temi chiave sui quali il settore verrà messo alla prova anche in termini di innovazione e sostenibilità ambientale.
  • Politica fiscale a favore dello sviluppo e dell’ambiente: la leva fiscale risulta strategica per qualsiasi disegno di politica industriale nel settore delle costruzioni. L’esempio europeo dimostra che per uscire dalla crisi è necessario utilizzare l’immobiliare come motore per la crescita e per creare nuova occupazione. La casa per troppo tempo è stata usata come un bancomat per le casse dello Stato: deve tornare a essere un valore e non solo un costo.
  • Più lavoro e più sicurezza: il costo del lavoro in edilizia è il più alto di tutti i settori industriali. L’attività dei lavoratori del settore ha una sua specificità e non può essere equiparata a quella di altri comparti industriali. È impensabile, ad esempio, vedere un operaio edile su un ponteggio fino all’età di 67 anni. Si tratta di peculiarità che richiedono soluzioni specifiche per avviare un percorso virtuoso di occupazione, regolarità, ammortizzatori sociali, rioccupazione e prepensionamenti, all’interno del sistema bilaterale.
  • Una politica industriale per le costruzioni: la crisi ha determinato una deindustrializzazione del settore delle costruzioni che ha colpito soprattutto le piccole e medie imprese. In particolare, in questi anni, si è persa la metà delle imprese cosiddette medie (tra 10 e 50 dipendenti) considerate una delle ossature portanti del comparto. L’eccellenza delle imprese italiane viene valorizzata solo all’estero: negli ultimi 10 anni il fatturato è quintuplicato.