13Set 2017

Costruire, ristrutturare, potenziare, modernizzare strutture sportive comunali. La promozione dello sport è il principale obiettivo del protocollo firmato a Bari dal presidente dell’Anci Antonio Decaro e dal Commissario Straordinario dell’Istituto per il Credito Sportivo Paolo D’Alessio: 200 milioni di euro in mutui saranno messi a disposizione dei progetti di costruzione e riqualificazione delle strutture con una forte attenzione ai territori di minori dimensioni o penalizzati dalla distanza dai centri urbani: i piccoli Comuni e le Unioni di Comuni delle aree interne del Paese.

Il protocollo ripercorre l’iniziativa già sperimentata lo scorso anno, e rappresenta così l’edizione 2017 del bando “Sport missione Comune”, che proprio nel 2016 ha consentito la realizzazione di più di 301 progetti in 19 regioni.
Quest’anno la dotazione raddoppia, arrivando a 200 milioni, divisi in due plafond. Il primo, di 100 milioni, sarà offerto con mutui a tasso zero per consentire, entro la fine del 2017, la definitiva realizzazione di progetti già in fase avanzata, per un massimo di 2 milioni concessi per ciascuna operazione. Il secondo, per altri 100 milioni, verrà erogato agli enti locali e anche a privati nell’ambito di operazioni di partenariato pubblico-privato a tasso agevolato (a titolo di esempio per i Comuni, l’1% per un mutuo a tasso variabile della durata di 15 anni), per coprire le spese eccedenti i due milioni a tasso zero del plafond A.

I progetti definitivi o esecutivi per i quali è possibile richiedere l’ammissione a contributo devono essere relativi a: costruzione, ampliamento, attrezzatura, miglioramento, ristrutturazione, efficientamento energetico, completamento e messa a norma di impianti sportivi e/o strumentali all’attività sportiva, anche a servizio delle scuole, comprese le piste ciclabili, ivi compresa l’acquisizione delle aree e degli immobili destinati all’attività sportiva.

L’attenzione particolare dedicata dal bando ai piccoli Comuni delle aree interne o alle Unioni di Comuni, ovvero a quegli enti che più di tutti trovano difficoltà nel reperire le risorse necessarie, è testimoniata dalla scelta di suddividere il plafond a tasso zero in due parti uguali: 50 milioni dedicati esclusivamente ai piccoli Comuni e alle Unioni, e i restanti 50 per i progetti previsti in tutti gli altri Comuni. I finanziamenti, oltre che per gli impianti sportivi (anche scolastici), potranno essere destinati all’acquisto di attrezzature e alla realizzazione di piste ciclabili.

Entro 20 giorni dal 28 ottobre, l’esito delle domande sarà pubblicato sui siti dell’Anci e dell’ISC.

17Nov 2017

Sono oltre venti milioni gli italiani che vivono in edifici condominiali che per mancanza di manutenzione o per scarsa qualità nella progettazione, si presentano come strutture insicure, non perfettamente coibentate, con sistemi di riscaldamento e raffrescamento obsoleti, dove i residenti pagano bollette che possono arrivare fino a due mila euro l’anno per il solo riscaldamento. Edifici colabrodo da un punto di vista energetico che, per ottenere un’adeguata climatizzazione, contribuiscono enormemente all’inquinamento delle città.

I numeri sono impressionanti: in Italia sono oltre un milione e duecentomila gli edifici condominiali e l’82% è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa in materia di efficienza energetica. Strutture che hanno bisogno di interventi: gli edifici residenziali in mediocre o pessimo stato di conservazione in Italia, infatti, sono pari al 16,8% del totale. I dati sono rilevanti anche guardando alle singole regioni: in Veneto e Lombardia i condomini sono rispettivamente 94mila e 221mila, di cui in stato di conservazione mediocre o pessimo sono rispettivamente il 12,6 e il 12,8% degli edifici.

Sulla base di questi dati, Legambiente e Fassa Bortolo hanno presentato un accordo che vede le due realtà collaborare con l’obiettivo di contribuire fattivamente alla più importante e lungimirante opera di intervento di edilizia in Italia.

L’obiettivo di Legambiente e Fassa Bortolo è di promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio italiano attraverso l’accesso agli incentivi statali: la Finanziaria 2017 ha introdotto incentivi per l’efficientamento energetico e la riqualificazione antisismica validi fino al 2021 cui accedere per realizzare interventi nei condomini, con detrazioni fiscali fino al 75% per la riqualificazione energetica (Ecobonus) e all’85% per quella statica (Sisma bonus). La novità importante di questi incentivi è che superano i problemi emersi con le detrazioni fiscali in questi anni, che erano parziali perché interessavano i singoli appartamenti senza intervenire sull’intero edificio, e risultavano inaccessibili per le persone a basso reddito. 

Ora, con l’Ecobonus per le famiglie sarà possibile cedere il credito alle imprese che realizzano l’intervento o alle banche. Così da permettere anche alle famiglie con limitate possibilità di spesa di realizzare questi interventi che, di fatto, ampliano le possibilità di rinnovare il patrimonio edilizio italiano con benefici in termini di vivibilità, di salubrità dell’aria e di risparmio economico. Ciò permetterà di aprire migliaia di cantieri in tutta Italia e rilanciare il settore delle costruzioni creando un beneficio per le città e l’ambiente. Già oggi si stimano in oltre 300mila ogni anno gli occupati legati alle detrazioni fiscali nei singoli edifici; con l’Ecobonus questi numeri possono crescere moltissimo perché la riqualificazione energetica dei condomini è un tipo di intervento ad alto tasso di lavoro aggiunto.

15Nov 2017

Il Comitato Civico 3e36 torna a lanciare l’allarme per il rischio ambientale derivante dalla massiccia operazione di movimentazione macerie in corso sul territorio.

Nonostante fosse stata segnalata la possibile esistenza di una emergenza ambientale già dallo scorso luglio, l’Amministrazione comunale di Amatrice non ha ritenuto opportuno prevedere un’azione di monitoraggio degli agenti inquinanti che possono in ogni momento essere immessi nell’ambiente in questa fase della ricostruzione.

Non è stato ritenuto opportuno vigilare neppure nei pressi di siti sensibili come il polo scolastico, le abitazioni provvisorie, l’area food e il nuovo centro commerciale, che si trovano a poche decine di metri in linea d’aria dalle zone interessate dalle demolizioni.

Non è in corso al momento alcun monitoraggio della presenza di polveri sottili.

Altrettanto grave, non è mai stata effettuata una analisi della presenza di amianto nell’aria o nel suolo.

Il Comitato 3e36 chiede al Comune di Amatrice di correre immediatamente ai ripari e richiedere all’ARPA l’installazione di centraline di monitoraggio e dare conto dei risultati alla popolazione con tempestività e continuità.

13Nov 2017

Nell’attuale testo del Disegno di Legge di Bilancio 2018-2020 manca qualsiasi riferimento al finanziamento degli interventi a favore del Piano Nazionale Amianto, che con la delibera della Conferenza Unificata Stato Regioni e Autonomie Locali del 5 maggio 2016 è stato assunto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Comitato Interministeriale e Interistituzionale Sanità, Ambiente, Lavoro, Giustizia, Economia, Regioni ed ANCI.

Pertanto CGIL CISL UIL chiedono con urgenza che si provveda ad individuare e a definire le risorse finanziarie che devono dare garanzia per la messa in opera degli interventi più urgenti che riguardano:

  • l’incentivo più consistente per la bonifica dell’amianto degli immobili privati nelle località ad elevato rischio sismico e nei Comuni a più alta incidenza di mesotelioma;
  • il finanziamento ai Comuni per gli interventi in danno per la bonifica degli immobili con presenza di amianto friabile pericoloso per la salute dei cittadini;
  • il finanziamento alle Regioni per la costruzione delle discariche e delle strutture utili al conferimento dei Materiali Contenenti Amianto;
  • il finanziamento dei Centri di Eccellenza per la cura dei tumori asbesto correlati;
  • misure di accesso al pensionamento anticipato per tutti coloro che sono stati e sono esposti all’amianto;
  • il finanziamento per il potenziamento dei COR (Centri Organizzativi Regionali) per un miglior contrasto ai tumori professionali;
  • il finanziamento del Fondo Vittime dell’Amianto (FVA) per prestazioni più consistenti per far fronte alle necessità delle vittime (Professionali e ambientali);
  • il finanziamento della Ricerca Clinica per trovare le terapie più efficaci per la cura dei mesotelioma
  • il finanziamento della Ricerca Tecnologica per trovare metodi alternativi al conferimento in discarica dei Materiali Contenenti Amianto (MCA).

Dopo 25 anni della legge 257/92 del bando all’amianto è stato bonificato meno del 20% dell’amianto presente in Italia, mentre i decessi a causa dell’amianto continuano ad essere di oltre 3.000 persone ogni anno.
CGIL CISL UIL ritengono che la Legge di Bilancio 2018-2020 in continuità con gli interventi del 2014, dopo la bruciante delusione delle conclusioni del processo Eternit, debba significare un forte rilancio della lotta all’amianto e a favore della prevenzione e della cura delle vittime.

10Nov 2017

L’Italia è stato uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto, un killer silenzioso che uccide anche a basse dosi e dopo decenni. Secondo stime OMS, ogni anno questa fibra killer provoca nel mondo più di 100.000 decessi per i soli casi di mesotelioma, cancro polmonare e asbestosi per esposizioni professionali, a cui occorre aggiungere quelli per le altre patologie riconosciute (il cancro dell’apparato gastrointestinale e il cancro delle ovaie) e per esposizioni extraprofessionali.

In Italia, fino all’entrata in vigore della legge 257/1992, sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di amianto che, miscelate con altri prodotti, hanno determinato la presenza del minerale killer in tutti luoghi di vita e di lavoro: si calcola che a tutt’oggi nel nostro Paese, in assenza di una bonifica efficace, vi siano circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, per cui permangono le condizioni per la prosecuzione delle esposizioni anche dopo la messa al bando della lavorazione del minerale.

L’amianto è stato utilizzato massicciamente nella produzione industriale con scarsa attenzione per la sicurezza e ciò ha determinato l’esposizione professionale intensa e prolungata a polveri e fibre di amianto di più di 3 milioni di lavoratori, e un’esposizione anche indiretta ed extraprofessionale, che ha convolto e continua a coinvolgere anche altri cittadini.

Seimila decessi nel 201610.000 nuovi casi diagnosticati54.000 da qui al 2025, anno in cui ci sarà il picco; 100.000 decessi nei prossimi 120 anni, solo in Italia e le stime sono prudenziali. E’ inaccettabile il sacrificio di tante vite umane, che si possono ancora salvare, a causa dell’inerzia delle pubbliche autorità. Chiediamo uno scatto di reni da parte delle istituzioni”, dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ad oggi, il costo sociale medio di un paziente oncologico per l’unità di riferimento (paziente e care-giver) è di 41.000 euro ogni anno (se ad esso dovesse aggiungersi il costo di un farmaco di nuova generazione si arriverebbe ad oltre 100.000 euro l’anno). Cifra insostenibile sia per il singolo malato che per la sua famiglia, ma anche per il Sistema sanitario Nazionale che dovrebbe affrontare una spesa complessiva stimata in 400 milioni di euro annui, a cui si aggiungono le spese per prestazioni previdenziali ed assistenziali: un totale di 48 miliardi nei prossimi 120 anni (stimando anche il prolungamento del periodo di sopravvivenza media del paziente affetto da patologie asbesto correlate ed ipotizzando un sostanziale segnare il passo della ricerca medica indirizzata alle cure), di cui circa 5 miliardi per i prossimi dieci anni.

07Nov 2017

Nonostante le temperature superiori alla media, dal 15 ottobre è possibile accendere i riscaldamenti in oltre la metà degli 8mila comuni italiani, vale a dire quelli della cosiddetta zona climatica “E” che comprende grandi città come Milano, Torino, Bologna, Venezia, ma anche zone di montagna dove il clima è già rigido. Per aiutare i consumatori a scaldare al meglio le proprie abitazioni, evitando sprechi e brutte sorprese in bolletta (o sanzioni per non aver effettuato le revisioni di legge), ecco 10 regole pratiche per un riscaldamento efficiente che unisca il comfort al risparmio in bolletta.

Regola N. 1 – Effettuare la manutenzione degli impianti. È la regola numero uno, sia per motivi di sicurezza sia per evitare sanzioni: un impianto ben regolato consuma e inquina meno. Chi non effettua la manutenzione del proprio impianto rischia una multa a partire da 500 euro (DPR 74/2013).

Regola N. 2 – Controllare la temperatura degli ambienti. Scaldare troppo la casa fa male alla salute e alle tasche: la normativa consente una temperatura fino a 22 gradi, ma 19 gradi sono più che sufficienti a garantire il comfort necessario. Inoltre, per ogni grado abbassato si risparmia dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.

Regola N. 3 – Attenti alle ore di accensione. Il tempo massimo di accensione giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Per i comuni in fascia “E”, ad esempio, è consentito fino a un massimo di 14 ore.

Regola N. 4 – Installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone. È un ‘trucco’ semplice, ma molto efficace per ridurre le dispersioni di calore.

Regola N. 5 – Schermare le finestre durante la notte. Chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno.

Regola N. 6 – Fare il check-up alla propria casa. L’isolamento termico su pareti e finestre dell’edificio è un aspetto da non trascurare: se la costruzione è stata completata prima del 2008, probabilmente non rispetta le attuali normative sul contenimento dei consumi energetici e conviene valutare un intervento per isolare le pareti e sostituire le finestre. Con i nuovi modelli che disperdono meno calore il beneficio può essere doppio: si  riducono i consumi di energia fino al 20% e si può usufruire degli ecobonus, la detrazione fiscale del 65%.

Regola N. 7 – Impianti di riscaldamento innovativi. Se l’impianto ha più di 15 anni, conviene valutarne la sostituzione ad esempio con le nuove caldaie a condensazione o a biomasse, le pompe di calore, o con impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata con un impianto fotovoltaico. Per l’installazione si può usufruire della detrazione fiscale del 65% in caso di intervento complessivo di riqualificazione energetica o del 50% per una semplice ristrutturazione edilizia.

Regola N. 8 – Evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni. Collocare tende o mobili davanti ai termosifoni o usare i radiatori come asciuga biancheria disperde calore ed è fonte di sprechi. Inoltre attenzione a non lasciare troppo a lungo le finestre aperte: per rinnovare l’aria in una stanza bastano pochi minuti e si evitano inutili dispersioni di calore.

Regola N. 9 – Installare  i cronotermostati. Un aiuto al risparmio arriva dai moderni dispositivi elettronici che consentono di regolare temperatura e tempo di accensione in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa.

Regola N. 10 – Applicare valvole termostatiche. Queste apparecchiature servono a regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni, consentendo di mantenere costante la temperatura impostata e concentrare il calore negli ambienti più frequentati. Inoltre, permettono di evitare sprechi abbattendo i costi in bolletta fino al 20%. Le termovalvole usufruiscono di una detrazione fiscale del 50% se installate  durante una semplice ristrutturazione edilizia o del 65% per interventi di efficientamento energetico e/o per la sostituzione di una vecchia caldaia con una ad alta efficienza. Il Dlgs 102/2014 ne ha reso obbligatoria l’installazione per condomìni ed edifici polifunzionali. I termini per mettersi in regola ed evitare sanzioni amministrative sono scaduti il 30 giugno 2017.

L’ENEA ha realizzato un vademecum sulla regolazione e la contabilizzazione del calore, nell’ambito della campagna nazionale di informazione e formazione sull`Efficienza Energetica ‘Italia in classe A’, promossa dal Mise e realizzata dall`Agenzia per promuovere una cultura dell’uso efficiente ed eco-sostenibile delle risorse energetiche.

05Nov 2017

Nel rispetto di quanto disposto dal D.M. 06/09/1994 , individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario (oltreché obbligatorio) al fine di predisporre misure di controllo e di corretta gestione del rischio.

La normativa di riferimento infatti non sancisce l’obbligo di bonifica “a prescindere”, ma prevede, constatata l’effettiva presenza di amianto, la necessità di provvedere ad una valutazione del rischio e individuare in base agli esiti  le azioni possibili. L’obbligo di bonificare scaturisce esclusivamente dalla pericolosità dei manufatti in cemento amianto (MCA) e non dalla mera presenza nella struttura. Tale pericolosità dipende dall’eventuale rilascio di fibre aerodisperse nell’ambiente che rappresentano un potenziale rischio per la salute degli occupanti e per l’eventuale degrado ambientale connesso con la dispersione di fibre. E’ per questo che la legge non richiede necessariamente la bonifica ma impone ai proprietari e agli Amministratori dei Condomini la valutazione del possibile rischio con la conseguente individuazione degli interventi attuabili in virtù delle risultanze ottenute.

[ D.M. 06/09/1994 _ ALLEGATO – NORMATIVE E METODOLOGIE TECNICHE PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO, ILCONTROLLO, LA MANUTENZIONE E LA BONIFICA DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO PRESENTINELLE STRUTTURE EDILIZIE_2 – VALUTAZIONE DEL RISCHIO]

Indicazione  dei Manufatti presenti negli edifici adibiti ad abitazione civile che potrebbero presentare una composizione in cemento amianto:

In forma compatta si trovano materiali in cemento-amianto (o simili) ovvero:

  • piastrelle per pavimenti, tegole tipo marsigliese;
  • lastre ondulate o piane (utilizzate come elementi di copertura, pareti, tamponamenti e controsoffittature);
  • serbatoi, cassoni per l’acqua, vasche, vasi di espansione per impianti di riscaldamento;
  • tubazioni (scarichi, fognatura, acqua potabile);
  • canne fumarie e comignoli;
  • pannelli tipo “sandwich” in costruzioni prefabbricate;
  • gronde e discendenti.

L’Amministratore e la Gestione del Rischio Amianto

L’amministratore di condominio ha la responsabilità delle parti condominiali comuni e non dei singoli appartamenti presso i quali può svolgere un’azione di informazione e sensibilizzazione.

Le responsabilità sono distinte a seconda dei ruoli

  • Amministratore della proprietà (in tutti i casi);
  • Datore di lavoro (solo in presenza di personale alle sue dipendenze in quel determinato stabile: portieri, pulitori, giardinieri, ecc).

Alla luce di quanto detto sugli obblighi a carico dell’amministratore e considerando che non sempre è facile stabilire le condizioni del manufatto, ma anche semplicemente individuare la presenza stessa dell’amianto, si suggerisce senza alcun dubbio di far effettuare un’accurata ispezione e una valutazione del rischio. A tale scopo ci si può rivolgere ad un tecnico o ad un’impresa che devono essere abilitati, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257. L’accertamento può essere eseguito in base all’aspetto del materiale, all’eventuale marchiatura, alle conoscenze tecniche di chi esegue l’accertamento oppure può essere eseguito da un laboratorio opportunamente ed adeguatamente attrezzato e autorizzato, tramite verifiche analitiche su campione rappresentativo prelevato dal manufatto di sospetta composizione in amianto. I laboratori a cui viene affidata la verifica analitica ,ai sensi dell’art. 12, comma 2, della legge n. 257/1992, devono essere in possesso dei requisiti minimi di cui all’allegato 5 (“Requisiti minimi dei laboratori pubblici e privati che intendono effettuare attività analitiche sull’amianto”) del D.M. del 14/05/1996. Se a valle della valutazione del rischio dovesse emergere l’obbligo di intervenire, sarà necessario riportare in assemblea condominiale le risultanze dello studio e invitare la stessa a deliberare in favore di un intervento di bonifica.

Gli obblighi a carico dell’amministratore

Le inadempienze agli obblighi di legge comportano sanzioni, sia amministrative sia a carattere penale, a carico di soggetti coinvolti, ovvero a carico dello stesso soggetto, ossia l’amministratore di condominio, che può ricoprire più ruoli differenti (Amministratore e Datore di lavoro).

L’amministratore è obbligato al rispetto della legge quadro sull’amianto e dei suoi disciplinari tecnici oltre al rispetto degli obblighi in capo al committente in caso di affidamento di lavori di bonifica, definito dal titolo IV del D.lgs 81/2008.

Datore di lavoro quando l’amministratore è anche datore di lavoro, egli ha l’obbligo di rispettare il D.Lgs. 81/2008.

Gli obblighi a carico dell’amministratore  di condominio si configurano prevalentemente in:

  • Censimento e mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) all’interno dello stabile*
  • La valutazione del rischio, sia per il personale dipendente che per gli occupanti**
  • L’attuazione degli obblighi di legge***

(*) 1. Censimento e mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) all’interno dello stabile:

trova applicazione in tutte le situazioni di qualsiasi natura, sia preventiva che protettiva. Se non si conosce il luogo non è possibile mettere in atto le misure tecniche e organizzative finalizzate alla gestione del rischio.

Una volta individuate le strutture edilizie su cui intervenire, è opportuno, prima di procedere al campionamento dei materiali, articolare un finalizzato programma di ispezione, che si può così riassumere:

  • Ricerca e verifica della documentazione tecnica disponibile sull’edificio, per accertarsi dei vari tipi di materiali usati nella sua costruzione e per rintracciare, ove possibile, l’impresa edile appaltatrice .
  • Ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto.
  • Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili, per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale di rilascio di fibre nell’ambiente .
  • Campionamento dei materiali friabili sospetti, e invio presso un centro attrezzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto.
  • Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto.
  • Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede (allegato 5), da conservare come documentazione e da rilasciare anche ai responsabili dell’edificio .

Il personale incaricato dell’ispezione e del campionamento dovrà procedere come segue:

  • Rintracciare prioritariamente i siti di ubicazione di eventuali installazioni di materiali friabili.
  • Riconoscere approssimativamente il tipo di materiale impiegato e le sue caratteristiche.
  • Stabilire lo stato di integrità dei materiali e valutare le condizioni degli eventuali rivestimenti sigillanti, o dei mezzi di confinamento.
  • Valutare la friabilità dei materiali.

Riferimenti  normativi:

Punto 1 allegato al DM 06/09/94 “LOCALIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DELLE STRUTTURE EDILIZIE.”

Art. 248. Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto(D.Lgs. 81/08, Titolo IX)

– Individuazione della presenza di amianto

1. Prima di intraprendere lavori di demolizione o di manutenzione, il datore di lavoro adotta, anche chiedendo informazioni ai proprietari dei locali, ogni misura necessaria volta ad individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto d’amianto.

2. Se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal presente capo

(**) 2. La valutazione del rischio, sia per il personale dipendente che per gli occupanti

La Valutazione del Rischio amianto è una verifica che consente di stabilire lo stato di degrado/danneggiamento in cui il manufatto versa e di individuare  le azioni successive da intraprendere. La normativa a cui si fa riferimento indica  due tipi di criteri per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto:

– l’esame delle condizioni dell’installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre del materiale:

– la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale).

Il tecnico preposto, pertanto, per accertare la presenza di amianto ed esaminare le condizioni delle installazioni deve innanzitutto provvedere a:

– Ricerca della documentazione tecnica sull’edificio, per l’accertamento dei vari tipi di materiali utilizzati e per rintracciare l’azienda edile costruttrice

– Ispezione diretta del materiale per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto

– Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale rilascio di fibre nell’ambiente

– Campionamento dei materiali friabili sospetti e invio c/o un laboratorio specializzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto

– Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto

– Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede da conservare come documentazione e da rilasciare anche al proprietario/responsabile dell’edificio

Per valutare il rischio di dispersione di fibre amiantifere negli ambienti circostanti il manufatto, soprattutto quando si presentano situazioni di incerta classificazione, è prevista con apposite attrezzature la misura della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale)

Il tecnico preposto, a chiusura della valutazione, provvede alla stesura di una relazione tecnica, in cui viene riprodotto il processo d’indagine, le risultanze e le successive attività applicabili.

Riferimenti  normativi:

Punto 2 allegato al DM 06/09/94 “VALUTAZIONE DEL RISCHIO” (si legga decreto DM06/09/1994 AL PUNTO 2)

art.26 del d.lgs 81/08 : Secondo quanto disposto dall’art.26 del d.lgs 81/08, “il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori di vario genere all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda ha l’obbligo di verificare con le modalità previste dal decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g  l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi”

artt. 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) : gli artt. dal 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) regolamentano la “protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto” (titolo IX sostanze pericolose, capo III).

L’articolo 246, il primo della sezione del T.U. dedicata all’amianto, definisce il campo di applicazione dei restanti articoli:

“Fermo restando quanto previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le norme del presente decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.” Tale definizione potrebbe portare l’amministratore a considerare che gli  articoli citati  siano di interesse solo per chi lavora nel settore dell’amianto. Ciò è errato.

Prima di tutto l’art.246 menziona la “manutenzione”, termine generico e quindi non strettamente inerente il lavoro specialistico. Un portiere (o qualsivoglia dipendente del condominio, addetto alla manutenzione, al giardinaggio) può, nell’ambito della sua attività, imprudentemente pulire una superficie di amianto (un es. non infrequente: una tettoia dalle foglie). Azione che, in special modo se ripetuta nel tempo (e ovviamente nel caso la matrice sia deteriorata o, ancor peggio, se si è in presenza di amianto floccato o in matrice friabile che non è stata rilevata), può essere causa di malattie anche gravi, se non letali. Ma, si faccia attenzione, anche nel caso di cemento-amianto in ottimo stato, qualsiasi lavoro che comporti il taglio o la foratura (ad es. di una tegola o lastra), libera quantità di fibre che comportano a chi le inspira la possibilità di instaurare processi degenerativi a carico dell’apparato respiratorio. Un esempio, non raro, può aiutare a riflettere su quanto non sia facile tenere in considerazione tutti i fattori che possono rendere un manufatto di amianto pericoloso anche in poco tempo: le fronde di un albero (che crescono rapidamente nel tempo), se agitate dal vento, possono deteriorare in poco tempo una copertura che aveva resistito nelle migliori condizioni per decenni e quindi, con il protrarsi dell’azione meccanica, liberare  quantità di fibre pericolose.

Art. 249 (D.lgs. 81/08) – Valutazione del rischio

1. Nella valutazione di cui all’articolo 28 (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81), il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare (arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro).

Ai fini della responsabilità generale sul pericolo amianto, compete un obbligo di gestione del rischio a tutti i proprietari di immobili in quanto responsabili di eventuali danni causati alla collettività dalla dispersione di fibre di amianto.

Dalla lettura dell’art.249 emerge che  è necessario  far effettuare una valutazione dei rischi e questa è opportuna ripeterla con una certa periodicità in ragione del fatto che il tempo ,le intemperie, ma anche eventi accidentali degradano i manufatti di amianto.

(***) 3. L’attuazione degli obblighi di legge

Dalla Mappatura e in base agli elementi raccolti per la valutazione possono delinearsi tre tipi di situazioni (Tabella 2):

1) Materiali integri non suscettibili a danneggiamento

2) Materiali integri ma suscettibili a danneggiamento

3) Materiali danneggiati

tabella

Nel caso di lastre integre non suscettibili di danneggiamento, non sussistendo il pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, non sarebbe necessario un intervento di bonifica ma occorrerebbe un controllo periodico delle condizioni dei materiali ed il rispetto di idonee procedure di manutenzione.

Al contrario, nel caso di lastre integre ma suscettibili di danneggiamento, configurandosi il pericolo di rilascio potenziale di fibre di amianto, in primo luogo sarebbe necessario adottare provvedimenti idonei ad evitare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione.

Qualora non dovesse risultare possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento, dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica da attuare. Per ultimo, nella situazione in cui il materiale in oggetto fosse danneggiato , si determinerebbe la necessità di attuare, per eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto, uno dei seguenti provvedimenti, previsti nel D.M. 06/09/94.

Restauro dei materiali

Attività di bonifica (rimozione, incapsulamento senza rimozione, confinamento).

Il restauro dei materiali consiste nella riparazione delle zone danneggiate di scarsa estensione e ad eliminare le cause potenziali di danneggiamento.

La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e consiste nella rimozione definitiva del manufatto.

L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono ad inglobare le fibre di amianto e a costruire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Occorre verificare periodicamente l’efficacia di questo metodo che con il tempo può alterarsi o essere danneggiato.

Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Anche in questo caso bisogna effettuare un programma di controllo e manutenzione.

A riguardo la normativa di riferimento formula una serie di indicazioni di cui tener conto nella scelta del metodo.

Scelta del metodo. Come appena accennato, nel caso di materiali integri non suscettibili a danneggiamento, non è obbligatorio attivare alcun intervento. Ciò che risulta necessaria è la sola attivazione di un programma di manutenzione e controllo .

Invece, in presenza di materiali integri suscettibili di danneggiamento, il proprietario dell’immobile è obbligato all’eliminazione delle cause potenziali di danneggiamento (ad esempio: modifica del sistema di ventilazione, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi finalizzati ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti) ed all’attuazione di un programma di manutenzione e controllo.

In tale fattispecie l’effettuazione di eventuali interventi di bonifica risulterebbe necessaria solo nel caso in cui non dovesse essere possibile l’eliminazione ditale cause. Nel caso di materiali danneggiati sono previste delle azioni specifiche da attivare in tempi brevi per eliminare il rilascio di fibre amiantifere nell’ambiente. La scelta dell’intervento più congruo (restauro o attività di bonifica) deve essere effettuata sulla base delle risultanze dell’ispezione visiva e analitica effettuata.

Il restauro consiste nel riparare le zone danneggiate ed eliminare le cause potenziali di danneggiamento, senza effettuare alcun intervento di bonifica. Tale attività è applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell’area interessata) ed è prevista soprattutto per i rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre.

Per quanto concerne le tecniche di bonifica è necessario, nella scelta, valutare l’entità del danneggiamento, la localizzazione e la tipologia del materiale.

Riferimenti  normativi:

Punto 2 allegato al DM 06/09/94 “VALUTAZIONE DEL RISCHIO” (si legga decreto DM06/09/1994 AL PUNTO 2)