23Giu 2017

Anche quest’anno – per il quarto anno consecutivo – l’Istituto per la Competitività (I-Com), in collaborazione con l’Enea, ha condotto un’indagine sulle caratteristiche energetiche degli edifici, che è stata inclusa nel Rapporto annuale della Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) sull’andamento del mercato immobiliare nel 2016. La promozione di costruzioni residenziali a basso consumo energetico, infatti, è un tassello chiave per il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali che si è data l’Europa nel medio e lungo periodo. 

L’analisi condotta da I-Com si è soffermata su differenti aspetti, dal sentiment dei mediatori immobiliari ai dati relativi alle compravendite effettuate nel 2016, ed è il frutto delle elaborazioni delle risposte di oltre 500 agenti. Secondo lo studio del think tank europeo, si rileva una maggiore abilità, sia da parte di chi compra sia di chi vende un immobile, di saper valorizzare le caratteristiche energetiche dell’edificio: rispettivamente il 51% e il 40% ha una capacità almeno sufficiente (i dati del 2015 erano pari al 47% e al 34%). 

La principale criticità continua ad essere la scarsa qualità energetica degli edifici ristrutturati immessi sul mercato. I dati delle compravendite immobiliari nel comparto residenziale presentano, per il 2016, una netta dominanza degli edifici in classe G, il cui peso è compreso tra il 66% dei monolocali (-7% rispetto al 2015) e il 56% delle ville unifamiliari. Si riduce, rispetto all’anno precedente, la percentuale degli edifici compravenduti appartenenti alle prime tre classi energetiche, con valori che variano tra il 3% e il 7% a seconda della tipologia di immobile. Aumentano invece gli edifici nuovi in classi energetiche elevate (erano poco meno del 50% gli edifici compravenduti in classe energetica A+, A o B nel 2015 e passano ad un 60% nel 2016).  

Stabili i dati relativi agli edifici esistenti, con un 10% circa degli immobili in buono stato di conservazione o recentemente ristrutturati che appartengono alle prime tre classi energetiche, mentre permane la criticità degli immobili da ristrutturare (il 90% ricade nelle classi G o F). Poco più dell’11% degli edifici ristrutturati, invece, ricade nelle prime tre classi energetiche, in continuità con l’anno precedente. E’ quest’ultimo il dato più allarmante, perché indica che, in generale, chi decide di ristrutturare un immobile non tiene in adeguata considerazione l’opportunità di agire significativamente anche sul versante dell’efficientamento energetico dell’edificio, sprecando una finestra di opportunità che si ripresenterà solo dopo molti anni.  

Se da un lato, quindi, l’efficienza energetica ha decisamente preso piede per il segmento dei nuovi edifici, dall’altro rimane irrisolto il tema dello stock delle costruzioni esistenti. “La complessità di questo segmento -ha dichiarato Franco D’Amore, vicepresidente di I-Com- deve essere affrontata da innumerevoli fronti, che vanno dalla consapevolezza degli attori del mercato alla disponibilità di strumenti adeguati per codificare e comunicare le prestazioni energetiche degli edifici, fino al tema dell’accesso al credito. Tutti elementi che dovranno essere tenuti in considerazione nelle future politiche europee per la decarbonizzazione del settore residenziale e nella nuova Strategia Energetica Nazionale di prossima elaborazione”. 

 

Fonte La Stampa

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