Sicurezza

22Set 2017

Ammontano a circa circa 9,9 miliardi le risorse del Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico per il 2016 – 2023. Una pianificazione a lunga scadenza, nell’arco dei prossimi 15 anni, ma con risorse certe e disponibili.

La prima significativa realizzazione è nell’apertura di 1337 cantieri finanziati ma bloccati dal 2000 al 2014, per investimenti pari a 1409 milioni. La seconda è il piano per le aree metropolitane, dove si concentra la maggiore popolazione a rischio, con investimenti in cantiere per 654 milioni, 114 dei quali sono già stati spesi, 16 milioni in più rispetto al cronoprogramma previsto dalla Struttura di missione. Nessun ritardo sulle opere in corso a partire dai cantieri di Genova.

La spesa sostenuta dallo Stato nel 2016 fino al terzo trimestre del 2017 ammonta a 1 miliardo e 114 milioni, risorse costituite dalla spesa per il piano aree metropolitane (114 milioni), da fondi vari del Ministero per l’Ambiente (10 milioni), fondi per le foreste (225 milioni) e vecchi fondi finalmente avviati all’utilizzo (795 milioni).

Come è evidente, comunque, il lavoro nell’ambito di queste opere ingenti prevede diverse fasi regolamentate dal codice dei contratti pubblici e monitorate costantemente dalla Struttura di missione, in raccordo con le Regioni e i Comuni interessati. Il vero ritardo, a dimostrazione di un lavoro di prevenzione mai realizzato finora, sta nelle progettazioni. Sulle 9397 opere richieste dalle Regioni solo l’11% dei progetti pervenuti sono esecutivi e pronti per gare e finanziamento. E’ questo un ritardo che deve essere recuperato con un grande lavoro di squadra per una grande impresa. 

30Ago 2017

Aspetti Principali

  • Circa 125 milioni di persone nel mondo sono esposte all’amianto sul posto di lavoro.
  • Tutte le forme di amianto, compreso il crisotile, sono cancerogene per gli esseri umani.

Che cos’è l’amianto?

L’amianto è un minerale fibroso naturale che presenta caratteristiche come resistenza alla trazione, scarsa conduzione del calore e della relativa resistenza all’attacco chimico. Per questi motivi, l’amianto viene utilizzato per l’isolamento negli edifici e come ingrediente in numerosi prodotti quali tegole per coperture, linee di alimentazione idrica e coperte per incendio, frizioni e fodere, guarnizioni e pastiglie per automobili.

Le principali forme di amianto sono crisotili (amianto bianco) e crocidolite (amianto blu). Altre forme includono l’amosite, l’anthophylite, tremolite e actinolite.

Perché l’amianto è un problema?

Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani. L’esposizione all’amianto, compreso il crisotile, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie, nonché anche del mesotelioma (un cancro delle linizioni pleuriche e peritoneali). L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.

Attualmente, circa 125 milioni di persone nel mondo sono esposte all’amianto sul posto di lavoro. Circa la metà delle morti da cancro professionale sono causate da amianto. Inoltre, si stima che diverse migliaia di decessi all’anno possano essere attribuite all’esposizione all’amianto in ambienti domestici. È stato anche dimostrato che la coesposizione con i fumi del tabacco e le fibre di amianto aumenta notevolmente il rischio di cancro ai polmoni.

Le risposte dell’OMS

La risoluzione 58.22 dell’Assemblea mondiale sulla prevenzione del cancro sollecita gli Stati membri a prestare particolare attenzione al cancro, per cui l’esposizione evitabile è un fattore cruciale, compresa l’esposizione a sostanze chimiche sul luogo di lavoro e nell’ambiente.

Con la risoluzione 60.26, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto all’OMS di svolgere una campagna globale per l’eliminazione delle malattie legate all’amianto “… tenendo conto del diverso approccio alla regolamentazione delle sue varie forme – in linea con gli strumenti giuridici internazionali pertinenti … “. Gli interventi economici per la prevenzione delle malattie polmonari professionali dall’esposizione all’amianto sono tra le opzioni politiche per l’attuazione del piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non comunicate (2013-2020), come approvato dalla sessantesima Assemblea mondiale della sanità nella risoluzione WHA66.10 del 2013.

L’eliminazione delle malattie legate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotile, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.

L’OMS, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con altre organizzazioni intergovernative e la società civile, lavora con gli Stati verso l’eliminazione delle malattie legate all’amianto, attraverso questi punti fermi:

  • riconoscendo che il modo più efficace per eliminare le malattie legate all’amianto è quello di interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto;
  • fornendo informazioni sulle soluzioni per sostituire l’amianto con sostituti più sicuri e sviluppando meccanismi economici e tecnologici per stimolare la sua sostituzione;
  • adottando misure per prevenire l’esposizione all’amianto e durante la rimozione dell’amianto (abbattimento);
  • migliorando i servizi di diagnosi precoce, di trattamento e di riabilitazione per le malattie legate all’amianto;
  • creando registri di persone con esposizioni passate e/o correnti all’amianto e organizzando la sorveglianza medica dei lavoratori esposti;
  • fornendo informazioni sui pericoli connessi ai materiali e prodotti contenenti amianto e sensibilizzando per un trattamento dei rifiuti contenenti amianto equiparato a quello dei rifiuti pericolosi.

 

28Ago 2017

Arriva dalla Cassazione un’importante decisione che mette la parola fine, in senso positivo, alla storia giudiziaria introdotta dai prossimi congiunti di uno dei tanti lavoratori italiani morti di cancro ai polmoni a causa dell’esposizione da amianto. Per la Suprema Corte, è corretto che sia il datore di lavoro a risarcire gli eredi del lavoratore deceduto per una neoplasia polmonare se risulta «più probabile che non» che sia stata l’esposizione del dipendente all’amianto e ad altri agenti chimici in azienda a causare l’insorgenza della malattia: per i giudici di legittimità tale regola di giudizio dev’essere sempre adottata nei casi in cui le leggi scientifiche non offrono certezze assolute della derivazione causale.

La responsabilità dell’azienda sussiste anche se la vittima era un fumatore: più che la probabilità quantitativa (o statistica) vale quella logica e decisiva si rivela la circostanza secondo cui per anni nello stabilimento le polveri di asbesto non sono state rimosse con aspiratori mentre agli operai erano fornite in dotazione soltanto mascherine di carta. Il lavoratore aveva lavorato ininterrottamente all’interno dello stabilimento dal 1967 al 1994 quando si era ammalato e poi era deceduto. Gli eredi allora avevano avviato una causa contro l’azienda ed il Tribunale del lavoro di Livorno aveva riconosciuto il loro diritto al risarcimento condannando l’azienda per euro 247.570,78 complessivi a titolo di iure hereditatis ed euro 835.551,36 complessivi iure proprio, decisione che veniva confermata anche dalla Corte d’appello di Firenze. Una delle società che ha gestito lo stabilimento insisteva tuttavia nel ricorre in cassazione che ne rigettava le doglianze con la sentenza in commento 19270/17, pubblicata il 2 agosto.

Per i giudici della sezione lavoro è ineccepibile la sentenza della Corte di merito che, come detto ha confermato ai congiunti sia il danno iure hereditario sia quello iure proprio: il primo è liquidato come danno invalidità temporanea, parziale e poi totale, e viene personalizzato rispetto agli aspetti biologici e relazionali, oltre che alla consapevolezza dell’esito infausto; il secondo tiene conto della morte precoce e risulta inferiore ai massimi delle tabelle milanesi. Ma la decisione risulta particolarmente significativa nella parte in cui analizza i criteri per la determinazione della correlazione tra patologia ed esposizione, facendo riferimento alle regole della causalità in materia: il criterio della preponderanza dell’evidenza, scrivono infatti gli “ermellini”, non può infatti essere ancorato solo alla frequenza statistica di classi di eventi, che potrebbe mancare o essere inconferente. 

21Ago 2017

Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre, uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina.

L’amianto ingerito fa male, lo dice un rapporto dello IARC, agenzia di ricerca sul cancro dell’organismo Mondiale della Sanità (OMS). Il rapporto recita: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo.” L’ingestione di amianto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).

C’è un rischio in Italia che viene fortemente sottovalutato ed è il rischio di inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. Infatti non c’è una norma specifica che vieta la presenza di amianto nell’acqua potabile anche se dovrebbe essere chiaro che si dovrebbe evitare l’ingestione di cancerogeni e dell’amianto in particolare. L’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001 detta i criteri della potabilità dell’acqua destinata al consumo umano e tra questi parametri non è prevista la ricerca delle fibre di amianto.

In Italia, l’entità del problema dovrebbe corrispondere a circa 100 mila chilometri di tubazioni, secondo una stima del 2013 dell’Arpa Lazio. Rinnovare il sistema della tubazione togliendo le vecchie tubature in amianto farebbe risparmiare anche molta acqua, che è un bene prezioso, soprattutto in un periodo di crisi idrica come quello che sta attraversando il nostro paese. Infatti, in media circa il 50% dell’acqua si perde per vetustà delle tubature e poi si deve tener conto anche del fatto che con i cambiamenti climatici ci sarà sempre meno acqua con un prolungamento delle aspettative di vita che renderanno ancora più probabile l’aumento di casi di patologie asbesto correlate per via dell’ingestione delle fibre.

 

 

26Lug 2017

Si stima che in Italia ci siamo ancora almeno 30 milioni di tonnellate di amianto da rimuovere e smaltire. Le bonifiche andranno avanti per 80 anni, ma avremo posto solo per altri 14 anni. Questo se si continua a seguire il modello attuale, in cui il «killer bianco» viene tutto sepolto in discarica, in parte in Italia, in parte all’estero. Ma che succederebbe se qualcuno si prendesse la briga di cambiare il finale a una storia che sembra già scritta? 

A Torino, a cento chilometri da Casale Monferrato, cittadina tristemente nota come la capitale italiana dell’amianto, è nata a fine 2016 la start up Microwaste, che promuove un metodo ecologico, a zero emissioni e senza scarti, per trasformare le fibre letali in un materiale innocuo, riutilizzabile in edilizia. Tutto, racconta Fabio Desilvestri, il co-fondatore dell’azienda ospitata nell’incubatore del Politecnico di Torino I3P, «è nato da un incontro fortuito con il ricercatore polacco Ryszard Parosa. Io mi occupo da tempo di bonifiche, seguo da vicino il problema dell’amianto. Nel 2015 ho letto di un metodo che questo inventore aveva messo a punto per rendere l’amianto inerte».  

Leggendo le informazioni sull’invenzione, Fabio si è reso conto di essere di fronte a un’idea con grandi potenzialità, ma fino a quel momento non valorizzata: «il materiale viene frantumato e portato ad altissima temperatura, tra i 1.000 e i 1.500 gradi. In questo modo l’amianto diventa un materiale spugnoso e non più cancerogeno, utilizzabile come additivo al cemento per aumentare la sua resistenza alla compressione». Dopo i primi contatti con l’inventore nasce un piano per passare dal progetto su carta a un impianto reale. «Visto che l’amianto rappresenta un problema rilevante in Ue, dove è stato messo al bando da anni, ci rivolgiamo a tutti i Paesi europei. Partiremo con delle sperimentazioni per integrare il processo nei contesti nazionali e mostrare alle pubbliche amministrazioni il suo funzionamento. La prima probabilmente sarà in Gran Bretagna, dove lo smaltimento dell’amianto comporta costi altissimi».  

I tecnici di Microwaste hanno calcolato che in un anno un impianto potrebbe permettere di recuperare 1.400 metri cubi di fibre, evitando lo smaltimento in discarica. E l’idea piace anche agli investitori: «Siamo in trattativa con vari soggetti, le risorse ci serviranno per arrivare presto sul mercato». 

 

Fonte La Stampa

14Lug 2017

Presentata alla Regione Lazio la nuova legge sulla Rigenerazione urbana. La norma, approvata dal Consiglio regionale, chiude una fase drammatica nella quale lo sviluppo urbanistico era sinonimo di distruzione del suolo e di aumento quantitativo.

Dopo 8 anni, finisce l’epoca delle deroghe. Uno dei primi atti di questa legislatura fu proprio la modifica del Piano casa, con l’abrogazione delle norme che prevedevano l’applicazione del piano in deroga alle leggi nazionali e alla pianificazione regionale sulle aree naturali protette, i parchi e le zone sottoposte a vincoli paesistici. Ora, per la prima volta dal 2009, nel Lazio finisce la stagione delle deroghe in tema di pianificazione urbanistica.

Lo spirito della legge: una relazione virtuosa tra edilizia e paesaggio. Il modello di sviluppo basato sull’aggressione del suolo ha prodotto bruttezza, disagio sociale, profitto per pochi e pessime condizioni di vita per molti. La nuova legge mostra attenzione alla bioedilizia, alla staticità, all’antisisimicità, il tutto con l’obiettivo di non consumare ulteriore suolo e a introdurre il riuso dei materiali frutto delle demolizioni. Un’idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità.

Nuovo protagonismo ai comuni nella pianificazione, per favorire interventi che contribuiscano migliorare la qualità urbana e la vivibilità dei nostri quartieri mediante la realizzazione di nuove opere pubbliche e nuovi servizi per i cittadini.

Ecco i principali obiettivi della nuova legge:

Qualità, per favorire la qualità urbana con tanti interventi nelle zone più degradate. Come? I comuni potranno individuare gli ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio e prevedere premialità per il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, per le opere pubbliche e per le cessioni di aree aggiuntive.

Sicurezza e sostenibilità, i consigli comunali potranno inserire negli strumenti urbanistici generali vigenti ampliamenti, a questi scopi, del 20% della volumetria o della superficie utile esistente degli edifici a destinazione residenziale, per un incremento massimo di 70 mq. I comuni, inoltre, potranno accordare sconti sugli oneri di urbanizzazione se gli interventi riguarderanno la prima casa.

Nelle zone colpite dal terremoto, gli ampliamenti, con realizzazione di un corpo edilizio separato, potranno essere autorizzati anche in un altro lotto dello stesso comune, ma non in zona agricola. quanto alla ricostruzione dei comuni, la legge prevede anche disposizioni per la riformulazione degli strumenti urbanistici nei comuni del cratere, oltre a una serie di misure per la prevenzione e la riduzione del rischio.

07Lug 2017

Fino alle ore 16 del 28 luglio, i Comuni lombardi, le Unioni di Comuni o loro aggregazioni e le Comunità montane, potranno partecipare al bando che assegna contributi finalizzati a interventi di rimozione di cemento amianto e di altri Mca (materiali contenenti amianto) da edifici e strutture pubbliche”. Lo annuncia l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi.

I BENEFICIARI DEL PROVVEDIMENTO

“Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore – la cui dotazione finanziaria complessiva ammonta a 140.668,88 euro, cerchiamo di promuovere la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici di proprietà degli Enti locali. I beneficiari sono quei soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, i cui criteri sono stati definiti con la deliberata numero 3494 approvata nella giunta del 30 aprile 2015″.

IL BANDO

 “Il bando – spiega Claudia Terzi – il cui finanziamento è a fondo perduto, prevede per gli Enti richiedenti una soglia massima di contributo pari a 15.000 euro. Le spese ammissibili riguardano la rimozione e lo smaltimento delle tipologie di rifiuti contenenti amianto. Vengono finanziati interventi relativi a lavori di rimozione dei manufatti in cemento-amianto, compreso il successivo smaltimento anche previo trattamento in impianti autorizzati, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il materiale, quindi, proviene da edifici e strutture pubbliche posizionati all’interno del territorio comunale e di proprietà dell’ente pubblico”.

INTERVENTI NON AMMISSIBILI 

Sono esclusi dal finanziamento: la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e la loro messa in opera; gli interventi terminati prima della pubblicazione del bando. “Con il precedente bando – conclude Terzi – siamo riusciti a finanziare 15 Comuni in sette provincie della nostra regione ammettendo al contributo, a fondo perduto, tutte le istanze pervenute da parte dei Comuni lombardi che hanno partecipato al bando e che vogliono mettere in sicurezza il loro territorio. Il nostro obiettivo è quello di rispondere ai bisogni dei cittadini e risolvere tutte quelle situazioni che sono a rischio. Con questo provvedimento, per permettere la partecipazione di un numero superiore di soggetti, abbiamo esteso la disponibilità anche alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane”.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il seguente link

05Lug 2017

Sono circa 3.700 i nuovi casi di mesotelioma pleurico (tumore ai polmoni dovuto all’amianto) registrati in Italia dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2016. Lo rileva un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma.

Negli uomini il 40% dei casi si è manifestato tra i 65 ed i 74 anni, mentre invece il 40% dei casi femminili concentra la manifestazione del mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 ed gli 84 anni e ciò perché si presume che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e quindi con maggiori tempi di latenza.

Il mesotelioma presuppone sempre l’esposizione ad amianto ed è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne, mentre per il resto l’esposizione è ignota e tuttavia non è da escludere che ci siano dei settori nei quali le esposizioni di amianto, nonostante non siano conosciute, si siano comunque verificate.

I dati elaborati dall’Ona permettono la ripartizione dei casi di mesotelioma nei diversi comparti, tra i quali spiccano quello edile per il 15,2%; quello dell’industria metalmeccanica, più dell’8,3%; quello dell’industria tessile, per più del 7%; quello della cantieristica navale per circa il 7%. 

14Giu 2017

1.Voglio mettere in sicurezza la mia casa, ho diritto alla detrazione fiscale delle spese?
Sì, se la casa rientra nelle zone di rischio sismico 1 (maggiore pericolosità), 2 (alta pericolosità) o 3 (minore pericolosità) e le procedure di autorizzazione degli interventi sono partite dal 1° gennaio 2017.
Possono essere portate in detrazione le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.
Per sapere in quale zona di rischio sismico si trovi il Comune di interesse è possibile consultare la Classificazione sismica 2015, realizzata dalla Protezione Civile.

2.Cosa devo fare?
Bisogna rivolgersi ad un tecnico professionista che compia la diagnosi sismica dell’edificio e ne individui la classe di rischio sismico (da A+ a G) prima di effettuare l’intervento.
Il professionista deve poi predisporre il progetto degli interventi strutturali per aumentare la sicurezza antisismica e presentarlo per il successivo iter amministrativo edilizio.
A seguito dei lavori il tecnico certifica la conformità degli interventi effettuati al progetto presentato, assicurando quindi il miglioramento ad una classe di rischio più bassa.

3.A quale professionista devo rivolgermi? Anche a un geometra?
Sì. L’efficacia degli interventi è attestata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

4.Voglio sottoporre la mia casa ad una verifica sismica: posso usufruire del bonus “Casa Sicura”? Quali sono le spese detraibili?
Tra le spese detraibili rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili.

5.Vorrei mettere in sicurezza una struttura adibita ad attività produttive: posso usufruire del bonus?
Sì, esattamente come per le abitazioni (domanda 1).

6.Qual è il limite di spesa consentito per i lavori?
Per gli interventi sulle abitazioni o sulle attività produttive la detrazione fiscale si calcola su una spesa massima di 96 mila euro all’anno.

7.Sono in affitto: posso usufruire dell’agevolazione?
Sì. La detrazione può essere fruita da soggetti passivi Irpef e Ires, sempre che:  le spese siano rimaste a loro carico, possiedano o detengano l’immobile in base a un titolo idoneo (diritto di proprietà o altro diritto reale, contratto di locazione, o altro diritto personale di godimento).

8.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, ogni appartamento ha diritto alla stessa detrazione?
In un condominio, per gli interventi sulle parti comuni, ogni appartamento può ottenere la detrazione fiscale fino a una spesa massima di 96 mila euro.
La quota di detrazione spettante ad ogni condomino è attribuita dall’amministratore sulla base del Regolamento di condominio e delle tabelle millesimali.

9.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, qual è il limite massimo della spesa per beneficiare della detrazione?
E’ pari a 96 mila euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari del condominio.

10.E’ possibile mettere in sicurezza solo le parti comuni di un condominio?
Sì. Gli interventi di messa in sicurezza antisismica in un condominio non possono non interessare le parti comuni.

11.Come avviene la cessione del credito?
Nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali si può scegliere, al posto della detrazione fiscale, di cedere il credito ai fornitori che hanno effettuato i lavori oppure ad altri soggetti privati.

12.Quali sono i casi in cui rischio di perdere la detrazione?
La detrazione si perde, ad esempio, quando l’immobile è ceduto e nel contratto non è previsto espressamente che il venditore mantenga il diritto alla detrazione per le rate residue.

13.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

14.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

 

09Giu 2017

Casa Sicura è la nuova agevolazione fiscale per interventi edilizi antisismici voluta dal Governo nella legge di Bilancio 2017 per consentire un’ampia azione di prevenzione in Italia.

Il cosiddetto “Sismabonus” riguarda costruzioni adibite ad abitazione (prima e seconda casa), ad attività produttive e parti comuni condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, quasi l’intero territorio nazionale.
Per accedere all’agevolazione è necessario classificare il rischio sismico dell’edificio prima e dopo aver effettuato i lavori.

Sarà possibile detrarre nella dichiarazione dei redditi, su un ammontare delle spese non superiore a 96 mila euro, una percentuale variabile dal 50% fino all’85% secondo le tipologie di intervento.

Le spese devono essere sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e i lavori devono essere stati autorizzati dopo il 1° gennaio 2017.

Quali edifici

L’agevolazione si applica a interventi su:

  • abitazioni (prima o seconda casa)
  • parti comuni di condomini 
  • immobili adibiti ad attività produttive.

L’edificio sul quale sono realizzati i lavori deve trovarsi in una zona di rischio sismico 1, 2 (alta pericolosità) o 3 (minore pericolosità), secondo la classificazione sismica del territorio italiano individuata dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2003.

Per sapere in quale zona di rischio sismico si trovi il Comune di interesse è possibile consultare la Classificazione sismica 2015, realizzata dalla Protezione Civile.

Quali spese

Possono essere portate in detrazione le spese per

  • l’esecuzione di opere per la messa in sicurezza antisismica
  • la classificazione e la verifica sismica degli immobili.

Chi classifica l’immobile e valuta il rischio sismico

La valutazione del rischio sismico e dell’efficacia degli interventi deve essere realizzata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

In particolare

  • il progettista attesta ufficialmente, compilando e firmando un apposito modulo di asseverazione, la classe di rischio sismico dell’edificio prima dell’intervento e quella che sarà raggiunta dopo i lavori
  • il direttore dei lavori e il collaudatore statico attestano, al termine dell’intervento, se sono stati raggiunti gli obiettivi indicati nel progetto.

Chi ha diritto alla detrazione

La detrazione fiscale riguarda esclusivamente chi ha sostenuto la spesa dei lavori edilizi, effettuati secondo quanto indicato dalla legge.

Quanto si può detrarre

Per ottenere l’agevolazione occorre indicare nella dichiarazione dei redditi la spesa sostenuta.
La detrazione fiscale di base è pari al 50% della spesa, ma la percentuale aumenta se dopo i lavori si riduce il rischio sismico.
La riduzione del rischio è valutata sulla base di una graduatoria di 8 classi da A+ (meno rischio) a G (più rischio).

La detrazione fiscale è ripartita in cinque anni in quote uguali, a partire dall’anno in cui sono stati pagati gli interventi, e: 

  • nel caso di abitazioni e edifici utilizzati per attività produttive, è calcolata su una spesa massima di 96 mila euro per unità immobiliare e per ciascuno anno ed arriva al:
    • 70% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    • 80% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori
  • nel caso di parti comuni dei condomini è calcolata su una spesa massima di 96 mila euro moltiplicato per il numero di  unità immobiliari che compongono il condominio ed arriva al:
    • 75% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    • 85% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori.

Cessione del credito

Solo nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali si può scegliere, al posto della detrazione fiscale, di cedere il credito ai fornitori che hanno effettuato i lavori oppure ad altri soggetti privati.
Le modalità di attuazione della cessione del credito sono dettagliate nel Provvedimento dell’Agenzia delle entrate dell’8 giugno 2017.