Sicurezza

14Giu 2017

1.Voglio mettere in sicurezza la mia casa, ho diritto alla detrazione fiscale delle spese?
Sì, se la casa rientra nelle zone di rischio sismico 1 (maggiore pericolosità), 2 (alta pericolosità) o 3 (minore pericolosità) e le procedure di autorizzazione degli interventi sono partite dal 1° gennaio 2017.
Possono essere portate in detrazione le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.
Per sapere in quale zona di rischio sismico si trovi il Comune di interesse è possibile consultare la Classificazione sismica 2015, realizzata dalla Protezione Civile.

2.Cosa devo fare?
Bisogna rivolgersi ad un tecnico professionista che compia la diagnosi sismica dell’edificio e ne individui la classe di rischio sismico (da A+ a G) prima di effettuare l’intervento.
Il professionista deve poi predisporre il progetto degli interventi strutturali per aumentare la sicurezza antisismica e presentarlo per il successivo iter amministrativo edilizio.
A seguito dei lavori il tecnico certifica la conformità degli interventi effettuati al progetto presentato, assicurando quindi il miglioramento ad una classe di rischio più bassa.

3.A quale professionista devo rivolgermi? Anche a un geometra?
Sì. L’efficacia degli interventi è attestata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

4.Voglio sottoporre la mia casa ad una verifica sismica: posso usufruire del bonus “Casa Sicura”? Quali sono le spese detraibili?
Tra le spese detraibili rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili.

5.Vorrei mettere in sicurezza una struttura adibita ad attività produttive: posso usufruire del bonus?
Sì, esattamente come per le abitazioni (domanda 1).

6.Qual è il limite di spesa consentito per i lavori?
Per gli interventi sulle abitazioni o sulle attività produttive la detrazione fiscale si calcola su una spesa massima di 96 mila euro all’anno.

7.Sono in affitto: posso usufruire dell’agevolazione?
Sì. La detrazione può essere fruita da soggetti passivi Irpef e Ires, sempre che:  le spese siano rimaste a loro carico, possiedano o detengano l’immobile in base a un titolo idoneo (diritto di proprietà o altro diritto reale, contratto di locazione, o altro diritto personale di godimento).

8.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, ogni appartamento ha diritto alla stessa detrazione?
In un condominio, per gli interventi sulle parti comuni, ogni appartamento può ottenere la detrazione fiscale fino a una spesa massima di 96 mila euro.
La quota di detrazione spettante ad ogni condomino è attribuita dall’amministratore sulla base del Regolamento di condominio e delle tabelle millesimali.

9.In un condominio, per lavori sulle parti comuni, qual è il limite massimo della spesa per beneficiare della detrazione?
E’ pari a 96 mila euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari del condominio.

10.E’ possibile mettere in sicurezza solo le parti comuni di un condominio?
Sì. Gli interventi di messa in sicurezza antisismica in un condominio non possono non interessare le parti comuni.

11.Come avviene la cessione del credito?
Nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali si può scegliere, al posto della detrazione fiscale, di cedere il credito ai fornitori che hanno effettuato i lavori oppure ad altri soggetti privati.

12.Quali sono i casi in cui rischio di perdere la detrazione?
La detrazione si perde, ad esempio, quando l’immobile è ceduto e nel contratto non è previsto espressamente che il venditore mantenga il diritto alla detrazione per le rate residue.

13.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

14.Ho messo in sicurezza la mia casa nel 2015: posso usufruire del bonus?
Le agevolazioni “casa sicura”, previste dalla Legge di Bilancio 2017, riguardano interventi effettuati a partire dal 1° gennaio 2017.
Per gli interventi eseguiti prima del 1° gennaio 2017 (ad esempio nel 2015) la detrazione è possibile solo se l’immobile costituisce l’abitazione principale e si trova nelle zone di rischio sismico 1 o 2 (vedi domanda 1).

 

09Giu 2017

Casa Sicura è la nuova agevolazione fiscale per interventi edilizi antisismici voluta dal Governo nella legge di Bilancio 2017 per consentire un’ampia azione di prevenzione in Italia.

Il cosiddetto “Sismabonus” riguarda costruzioni adibite ad abitazione (prima e seconda casa), ad attività produttive e parti comuni condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, quasi l’intero territorio nazionale.
Per accedere all’agevolazione è necessario classificare il rischio sismico dell’edificio prima e dopo aver effettuato i lavori.

Sarà possibile detrarre nella dichiarazione dei redditi, su un ammontare delle spese non superiore a 96 mila euro, una percentuale variabile dal 50% fino all’85% secondo le tipologie di intervento.

Le spese devono essere sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e i lavori devono essere stati autorizzati dopo il 1° gennaio 2017.

Quali edifici

L’agevolazione si applica a interventi su:

  • abitazioni (prima o seconda casa)
  • parti comuni di condomini 
  • immobili adibiti ad attività produttive.

L’edificio sul quale sono realizzati i lavori deve trovarsi in una zona di rischio sismico 1, 2 (alta pericolosità) o 3 (minore pericolosità), secondo la classificazione sismica del territorio italiano individuata dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 marzo 2003.

Per sapere in quale zona di rischio sismico si trovi il Comune di interesse è possibile consultare la Classificazione sismica 2015, realizzata dalla Protezione Civile.

Quali spese

Possono essere portate in detrazione le spese per

  • l’esecuzione di opere per la messa in sicurezza antisismica
  • la classificazione e la verifica sismica degli immobili.

Chi classifica l’immobile e valuta il rischio sismico

La valutazione del rischio sismico e dell’efficacia degli interventi deve essere realizzata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico, secondo le rispettive competenze professionali e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza.

In particolare

  • il progettista attesta ufficialmente, compilando e firmando un apposito modulo di asseverazione, la classe di rischio sismico dell’edificio prima dell’intervento e quella che sarà raggiunta dopo i lavori
  • il direttore dei lavori e il collaudatore statico attestano, al termine dell’intervento, se sono stati raggiunti gli obiettivi indicati nel progetto.

Chi ha diritto alla detrazione

La detrazione fiscale riguarda esclusivamente chi ha sostenuto la spesa dei lavori edilizi, effettuati secondo quanto indicato dalla legge.

Quanto si può detrarre

Per ottenere l’agevolazione occorre indicare nella dichiarazione dei redditi la spesa sostenuta.
La detrazione fiscale di base è pari al 50% della spesa, ma la percentuale aumenta se dopo i lavori si riduce il rischio sismico.
La riduzione del rischio è valutata sulla base di una graduatoria di 8 classi da A+ (meno rischio) a G (più rischio).

La detrazione fiscale è ripartita in cinque anni in quote uguali, a partire dall’anno in cui sono stati pagati gli interventi, e: 

  • nel caso di abitazioni e edifici utilizzati per attività produttive, è calcolata su una spesa massima di 96 mila euro per unità immobiliare e per ciascuno anno ed arriva al:
    • 70% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    • 80% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori
  • nel caso di parti comuni dei condomini è calcolata su una spesa massima di 96 mila euro moltiplicato per il numero di  unità immobiliari che compongono il condominio ed arriva al:
    • 75% se si passa a 1 classe di rischio inferiore
    • 85% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori.

Cessione del credito

Solo nel caso di interventi sulle parti comuni di edifici condominiali si può scegliere, al posto della detrazione fiscale, di cedere il credito ai fornitori che hanno effettuato i lavori oppure ad altri soggetti privati.
Le modalità di attuazione della cessione del credito sono dettagliate nel Provvedimento dell’Agenzia delle entrate dell’8 giugno 2017.

29Mag 2017

Sta per concludersi la prima fase della procedura di assegnazione dei 244.507.756 euro di incentivi del bando Isi 2016, messi a disposizione dall’Inail per sostenere la realizzazione di progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, compresi gli interventi di bonifica amianto. Iniziata il 19 aprile, le imprese interessate avranno tempo fino alle ore 18 di lunedì 5 giugno per inserire e salvare la propria domanda attraverso la sezione “accedi ai servizi online” del sito Inail, dove sarà possibile anche effettuare simulazioni relative al progetto da presentare e verificare se ha raggiunto o meno la soglia di ammissibilità. Per compilare la domanda è necessario essere in possesso delle credenziali di accesso ai servizi online, che possono essere ottenute effettuando la registrazione sul portale dell’Istituto entro e non oltre le ore 18 del prossimo 3 giugno. 

Un nuovo asse di finanziamento per micro e piccole imprese di settori specifici. Grazie al bando Isi 2016 – settima edizione dell’intervento che a partire dal 2010 ha visto l’Inail stanziare un importo complessivo di oltre un miliardo e mezzo di euro – saranno finanziati progetti di investimento, progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale e progetti di bonifica da materiali contenenti amianto. La novità del bando 2016 è rappresentata dall’introduzione di un ulteriore asse di finanziamento dedicato ai progetti di micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività. Ogni azienda può presentare un solo progetto per una sola unità produttiva, riguardante una sola tipologia tra le quattro finanziabili.  

Il contributo è pari al 65% dell’investimento. Il contributo in conto capitale è pari al 65% dell’investimento previsto per ciascun progetto, al netto dell’Iva, fino a un massimo di 130mila euro – 50mila euro nel caso dei progetti che rientrano nel nuovo asse di finanziamento per le micro e piccole imprese – e sarà erogato dopo il superamento della verifica tecnico-amministrativa e la conseguente realizzazione del progetto. L’impresa il cui progetto comporti un finanziamento di ammontare pari o superiore a 30mila euro può richiedere un anticipo fino al 50%, compilando l’apposita sezione del modulo di domanda online. Il contributo è cumulabile con i benefici derivanti da interventi pubblici di garanzia sul credito, come quelli gestiti dal Fondo di garanzia delle Pmi e da Ismea.

Le tappe successive. Dal prossimo 12 giugno le imprese i cui progetti avranno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice, che le identificherà in maniera univoca in occasione del “click day” dedicato all’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento attraverso lo sportello informatico. I giorni e gli orari di apertura e chiusura dello sportello informatico saranno comunicati sul sito Inail a partire dalla stessa data. Gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle in posizione utile per essere ammesse al finanziamento, saranno pubblicati entro sette giorni dall’ultimazione della fase di invio del codice identificativo. Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno fare pervenire all’Inail, entro e non oltre il termine di trenta giorni, la copia della domanda telematica generata dal sistema e tutti gli altri documenti indicati nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.

Un “road show” nazionale per dialogare con gli stakeholder. Per promuovere alcuni degli strumenti di sostegno messi a disposizione delle aziende – i bandi Isi e Isi Agricoltura, ma anche gli interventi a favore dell’integrazione e del reinserimento professionale delle persone con disabilità da lavoro – illustrare nel dettaglio le procedure per accedere ai finanziamenti e approfondire le specifiche esigenze territoriali, nelle ultime settimane l’Inail ha promosso un “road show” nazionale articolato in più di 70 incontri con imprenditori e associazioni di categoria. Per ricevere ulteriore assistenza è possibile anche consultare le informazioni messe a disposizione sul sito dell’Istituto e contattare telefonicamente il contact center Inail ai numeri 803164 (gratuito da rete fissa) e 06-164164 (a pagamento in base al piano tariffario del proprio gestore telefonico).

12Mag 2017

1)    Per chi è nelle immediate vicinanze (entro 1km): si consiglia di evacuare le abitazione quantomeno per i prossimi 4 giorni per poi farvi ritorno dopo lavaggio con acqua. Evitare assolutamente il lavaggio a pressione perché alza le fibre di amianto e quindi ne crea aerodispersione e il conseguente rischio di inalazione;

2)    Uso di maschere. Tenendo presente il rischio amianto in ragione di quanto dichiarato dalla Procura della Repubblica di Velletri, l’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia l’utilizzo di maschere con filtro FFP3 nel raggio di 1 km. Tale raccomandazione può essere estesa anche a coloro che vivono nelle zone limitrofe il rogo (e comunque entro i 5km). Tali dispositivi sono sufficienti per evitare il rischio di inalazione di polveri e fibre di amianto. Tenendo presenti i venti, non può essere escluso il rischio anche per distanze più elevate. Fino a che non ci sarà una copiosa pioggia, sarebbe opportuno continuare a utilizzare le maschere ai fini precauzionali;

3)     Rischio alimentare: il rischio più elevato è l’eventuale consumo di frutta e verdura coltivati nelle zone limitrofe il rogo. Si consiglia di evitare il consumo dei cibi prodotti nei 5 km dal rogo. Per i cibi prodotti oltre i 5 km, è necessario un lavaggio con abbondante flusso d’acqua, anche se non sempre queste misure igieniche possono essere ritenute sufficienti. Il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli;

4)  Rischio per il consumo di acqua: per le attività entropiche (cucinare, misure igieniche del corpo e della casa, etc.) e specialmente per bere è sconsigliabile l’utilizzo di acqua che possa risultare contaminata, in particolare quella dei pozzi. Per i prossimi 10 giorni, occorrerebbe consumare esclusivamente acqua in bottiglia;

5)   Per quanto riguarda i bambini e chi ha problemi respiratori, sarebbe preferibile che nell’arco di 1 km dal rogo sia ridotta al minimo l’esposizione dei bambini (e delle donne in stato di gravidanza);

6)   Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua. Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni. Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

7)      Per gli edifici pubblici e scuole e per gli opifici industriali: per le parti esterne, utilizzare getti d’acqua in grado di risolvere la problematica legata alla eventuale presenza di fibre; allo stesso modo anche gli stessi terrazzi e balconi possono essere lavati con abbondante quantità di acqua e sapone (tipo quello di Marsiglia). Si deve evitare la candeggina per il rischio di interazione con le diossine e altri cancerogeni.

10Mag 2017

«Il fumo di sigaretta potenzia l’effetto dell’amianto. Entrambe le sostanze sono state agenti». L’ha detto il perito dell’accusa, specializzato in anatomia patologica, rispondendo alle domande della difesa nel processo a carico di due ex direttori della Michelin di Cuneo, Giancarlo Borella e Roberto Mantelli, imputati per omicidio colposo. La famiglia di un manutentore meccanico di Cuneo, morto per tumore ai polmoni nel 2004 a 53 anni, si è costituita parte civile. 

 «Ho ricostruito l’anamnesi medica con cartelle cliniche ed esami istologici – ha spiegato – e quella lavorativa con i documenti di Michelin, Inail e Spresal. Il dipendente non aveva malattie precedenti, lavorava a contatto con fumi di gomma calda e manipolava manufatti contenenti amianto, fumava 20 sigarette al giorno. È deceduto in poco tempo perché la neoplasia polmonare, diagnosticata in ospedale a Cuneo, era in stato avanzato. Si è tentato con chemioterapia e radioterapia, ma si tratta di un tumore molto aggressivo con scarsa possibilità di sopravvivenza».  

Rispondendo alla domanda sulle cause, l’esperto ha detto: «La concomitanza con più fattori (fumo ed esposizione all’amianto, fino agli anni ’80 non c’erano le protezioni attuali) ha un effetto acceleratore».

Fonte La Stampa

05Mag 2017

In  occasione della recente Giornata Mondiale dedicata alle Vittime dell’Amianto, la Regione Emilia-Romagna ha presentato il nuovo piano di gestione di questo materiale, sia in ambito edile, che sanitario-assistenziale.

Tra gli obiettivi del nuovo Piano Amianto, frutto di un lungo confronto, e che rientra nel più ampio Piano regionale della Prevenzione 2015-2018, c’è l’ulteriore consolidamento della sorveglianza epidemiologica e sanitaria, della conoscenza sulle attuali esposizioni all’amianto e il miglioramento della tutela della salute e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio. Tra le azioni previste, la “sistematizzazione” di archivi regionali informatizzati dei lavoratori esposti ed ex esposti, il miglioramento dei processi di acquisizione delle informazioni sulla diffusione di amianto nelle condotte degli acquedotti, il consolidamento della capacità d’analisi dei laboratori.

Per effettuare le bonifiche e i controlli secondo criteri di priorità, in raccordo con gli altri enti coinvolti, il Piano vuole approfondire le più efficaci modalità di mappatura e promuovere procedure semplificate fra i diversi enti pubblici per gestire le segnalazioni per presenza di amianto. Non solo: si punta a favorire procedure semplificate per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini; attualmente questa tipologia di raccolta è già presente circa nell’80% dei Comuni e gratuita nel 50%.  Per tutelare ancora di più i lavoratori che sono esposti – o che sono stati esposti – all’amianto, il Piano prevede la costruzione di un programma regionale di assistenza, informativa e sanitaria, dedicata ai lavoratori nei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl, e l’istituzione di una rete regionale per la presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. Il Piano, inoltre, vuole migliorare la qualità della cura di questi pazienti attraverso la messa a punto di un modello che consenta la presa in carico globale, in grado di fornire la migliore assistenza sia in ospedale che sul territorio.

Per quanto riguarda, invece, il tema dei rifiuti, allo stato attuale una parte consistente di materiali con amianto viene conferita in impianti di smaltimento all’estero, soprattutto in Germania, con costi considerevoli, dovuti anche all’alta incidenza del trasporto. Solo il 6% dei rifiuti contenenti amianto (RCA) prodotti in Emilia-Romagna viene conferito nelle discariche regionali (2 quelle idonee). Alla luce del Piano nazionale Amianto e della necessità di tendere a una autosufficienza territoriale, il nuovo Piano regionale pone quindi l’esigenza di individuare, da parte delle amministrazioni, aree idonee per localizzare discariche per rifiuti che contengono amianto e percorsi finalizzati alla realizzazione di impianti di smaltimento regionali.

Negli ultimi 10 anni, la Regione (assessorato alle Politiche ambientali) ha destinato oltre 18 milioni di euro di contributi a pubblici e privati (aziende) per la bonifica. Di questi, 2,7 milioni sono serviti per effettuare rimozioni d’amianto in 20 scuole già mappate dalla Sanità col Piano del 1996, oltre ad altre 52 scuole extra mappatura. Sul totale, 7 milioni sono stati stanziati all’inizio di questa legislatura per gli interventi nelle imprese. Inoltre, in seguito al terremoto del 2012, sono state rimosse e smaltite 6.500 tonnellate di macerie contenenti amianto, con una spesa complessiva di 3,2 milioni di euro.

Da sempre la Regione ha mostrato una particolare attenzione alla protezione dai rischi legati alla presenza di amianto. Nel 1992, con un’apposita legge (la n. 257), l’Italia mette al bando tutti i prodotti con amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione del minerale, in quanto cancerogeno, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo è fissato all’aprile 1994. Già due anni dopo (era il 1996) l’Emilia-Romagna ha approvato il primo Piano Amianto e istituito – prima Regione in Italia – il Registro Mesoteliomi (ReM) regionale

02Mag 2017

Tra le diverse competenze che qualificano la sua attività istituzionale, l’Inail si distingue per il ruolo svolto nella lotta all’amianto e per l’adozione degli strumenti più idonei a garantire la tutela dei lavoratori. Uno di questi strumenti è la prestazione economica aggiuntiva per i titolari di rendite per malattie asbesto-correlate, erogata dal Fondo per le vittime dell’amianto, istituito presso l’Inail con contabilità autonoma e separata dalla legge finanziaria del 2008. In questo opuscolo messo a disposizione dall’Istituto, è illustrata la composizione e il funzionamento del Fondo, chiarendo le modalità di erogazione della prestazione aggiuntiva e approfondendo le novità normative più recenti: dall’estensione in via sperimentale dei benefici del Fondo ai malati di mesotelioma che hanno contratto la patologia per esposizione familiare o ambientale, alla nuova prestazione a favore degli eredi dei lavoratori portuali deceduti per malattie asbesto-correlate.

Come sottolineato da Giuseppe D’Ercole, presidente del Comitato amministratore del Fondo, “per le vittime non professionali l’esperienza di questi primi due anni ci segnala due problemi sottovalutati. Il primo è la forte carenza di informazione. Questa pubblicazione, merito dell’Istituto che ha accolto prontamente la sollecitazione del Comitato amministratore del Fondo, ha il compito di sopperire a questa lacuna che ha colto tutti di sorpresa. Il secondo, che deve far riflettere, è che il dramma del mesotelioma, nei casi in cui la diagnosi arriva in una fase molto avanzata della malattia, non lascia nemmeno le energie per chiedere aiuto. La diffusione di questo opuscolo nei centri specialistici ospedalieri potrebbe essere di pronto supporto”.

26Apr 2017

Sono 107.000 le persone nel mondo che ogni anno muoiono per malattie collegate all’amianto, materiale ancora ampiamente utilizzato nonostante la riconosciuta pericolosità. Questo perché non esiste una normativa internazionale vincolante che ne limiti la produzione e la commercializzazione, come potrebbe essere la Convenzione di Rotterdam: questo trattato fu stipulato per  disciplinare gli scambi internazionale di materiali chimici pericolosi al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. Tra questi materiali, non è presente l’amianto.

Il prossimo incontro tra i paesi firmatari avverrà a Ginevra nel mese di maggio e in quella sede potrebbero essere prese decisioni importanti. Negli ultimi dieci anni, si è cercato di far inserire l’amianto crisotilo nell’elenco della Convenzione di Rotterdam al fine di porre restrizioni alla sua commercializzazione. Ma questo importante traguardo è stato bloccato da alcuni paesi che guadagnano direttamente dalla sua esportazione.

Ad oggi sono circa 60 le nazioni ad aver bandito l’amianto, ma molto ne viene ancora prodotto e utilizzato: i principali produttori sono la Russia, con il 50% della produzione globale, la Cina con il 20%, il Brasile con il 15,6% e il Kazakistan con il 10,8%.

Per superare il problema, un gruppo di 12 paesi africani ha proposto un emendamento al sistema di voto. L’emendamento chiede un metodo di voto maggioritario del 75% laddove non sia possibile raggiungere il consenso. Questo permetterà di inserire nell’elenco le sostanze chimiche pericolose che ora sono sottoposte al veto. L’emendamento renderà la procedura di voto coerente con le altre convenzioni, come la Convenzione di Basilea e di Stoccolma.

 

18Apr 2017

Sono 293 gli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza delle scuole che potranno essere finanziati con i 238 milioni di euro previsti dal decreto firmato dalla Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli. Si tratta di risorse che rientrano nell’ambito del Piano dei cosiddetti mutui “BEI”, i mutui agevolati per l’edilizia scolastica. Il decreto dovrà essere ora firmato dal Ministro dell’Economia e da quello delle Infrastrutture.

I 238 milioni stanziati si sommano ai 905 messi in campo nel 2015 sempre nell’ambito dei mutui BEI e spesi nel corso del 2016. I primi 905 milioni hanno consentito di finanziare 1.215 interventi, di cui 721 già conclusi. Con le economie di spesa relative al finanziamento del 2015 (200mln) sono stati autorizzati a fine 2016 altri 300 interventi che partiranno entro l’estate.

Lo scorso 6 aprile il Ministero dell’Istruzione e la Struttura di Missione per l’edilizia scolastica di Palazzo Chigi hanno presentato presso la Banca europea per gli investimenti (BEI) il nuovo sistema di monitoraggio degli interventi di edilizia messo a punto per tenere sotto controllo in modo costante l’andamento dei cantieri e della spesa. Un monitoraggio ritenuto dalla BEI  la migliore buona pratica a livello europeo in materia di edilizia scolastica.

07Apr 2017

Nel rispetto di quanto disposto dal D.M. 06/09/1994 , individuare la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio è sempre necessario (oltreché obbligatorio) al fine di predisporre misure di controllo e di corretta gestione del rischio.

La normativa di riferimento infatti non sancisce l’obbligo di bonifica “a prescindere”, ma prevede, constatata l’effettiva presenza di amianto, la necessità di provvedere ad una valutazione del rischio e individuare in base agli esiti  le azioni possibili. L’obbligo di bonificare scaturisce esclusivamente dalla pericolosità dei manufatti in cemento amianto (MCA) e non dalla mera presenza nella struttura. Tale pericolosità dipende dall’eventuale rilascio di fibre aerodisperse nell’ambiente che rappresentano un potenziale rischio per la salute degli occupanti e per l’eventuale degrado ambientale connesso con la dispersione di fibre. E’ per questo che la legge non richiede necessariamente la bonifica ma impone ai proprietari e agli Amministratori dei Condomini la valutazione del possibile rischio con la conseguente individuazione degli interventi attuabili in virtù delle risultanze ottenute.

[ D.M. 06/09/1994 _ ALLEGATO – NORMATIVE E METODOLOGIE TECNICHE PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO, ILCONTROLLO, LA MANUTENZIONE E LA BONIFICA DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO PRESENTINELLE STRUTTURE EDILIZIE_2 – VALUTAZIONE DEL RISCHIO]

Indicazione  dei Manufatti presenti negli edifici adibiti ad abitazione civile che potrebbero presentare una composizione in cemento amianto:

In forma compatta si trovano materiali in cemento-amianto (o simili) ovvero:

  • piastrelle per pavimenti, tegole tipo marsigliese;
  • lastre ondulate o piane (utilizzate come elementi di copertura, pareti, tamponamenti e controsoffittature);
  • serbatoi, cassoni per l’acqua, vasche, vasi di espansione per impianti di riscaldamento;
  • tubazioni (scarichi, fognatura, acqua potabile);
  • canne fumarie e comignoli;
  • pannelli tipo “sandwich” in costruzioni prefabbricate;
  • gronde e discendenti.

L’Amministratore e la Gestione del Rischio Amianto

L’amministratore di condominio ha la responsabilità delle parti condominiali comuni e non dei singoli appartamenti presso i quali può svolgere un’azione di informazione e sensibilizzazione.

Le responsabilità sono distinte a seconda dei ruoli

  • Amministratore della proprietà (in tutti i casi);
  • Datore di lavoro (solo in presenza di personale alle sue dipendenze in quel determinato stabile: portieri, pulitori, giardinieri, ecc).

Alla luce di quanto detto sugli obblighi a carico dell’amministratore e considerando che non sempre è facile stabilire le condizioni del manufatto, ma anche semplicemente individuare la presenza stessa dell’amianto, si suggerisce senza alcun dubbio di far effettuare un’accurata ispezione e una valutazione del rischio. A tale scopo ci si può rivolgere ad un tecnico o ad un’impresa che devono essere abilitati, ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257. L’accertamento può essere eseguito in base all’aspetto del materiale, all’eventuale marchiatura, alle conoscenze tecniche di chi esegue l’accertamento oppure può essere eseguito da un laboratorio opportunamente ed adeguatamente attrezzato e autorizzato, tramite verifiche analitiche su campione rappresentativo prelevato dal manufatto di sospetta composizione in amianto. I laboratori a cui viene affidata la verifica analitica ,ai sensi dell’art. 12, comma 2, della legge n. 257/1992, devono essere in possesso dei requisiti minimi di cui all’allegato 5 (“Requisiti minimi dei laboratori pubblici e privati che intendono effettuare attività analitiche sull’amianto”) del D.M. del 14/05/1996. Se a valle della valutazione del rischio dovesse emergere l’obbligo di intervenire, sarà necessario riportare in assemblea condominiale le risultanze dello studio e invitare la stessa a deliberare in favore di un intervento di bonifica.

Gli obblighi a carico dell’amministratore

Le inadempienze agli obblighi di legge comportano sanzioni, sia amministrative sia a carattere penale, a carico di soggetti coinvolti, ovvero a carico dello stesso soggetto, ossia l’amministratore di condominio, che può ricoprire più ruoli differenti (Amministratore e Datore di lavoro).

L’amministratore è obbligato al rispetto della legge quadro sull’amianto e dei suoi disciplinari tecnici oltre al rispetto degli obblighi in capo al committente in caso di affidamento di lavori di bonifica, definito dal titolo IV del D.lgs 81/2008.

Datore di lavoro quando l’amministratore è anche datore di lavoro, egli ha l’obbligo di rispettare il D.Lgs. 81/2008.

Gli obblighi a carico dell’amministratore  di condominio si configurano prevalentemente in:

  • Censimento e mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) all’interno dello stabile*
  • La valutazione del rischio, sia per il personale dipendente che per gli occupanti**
  • L’attuazione degli obblighi di legge***

(*) 1. Censimento e mappatura, ossia l’individuazione dei Materiali Contenenti Amianto (MCA) all’interno dello stabile:

trova applicazione in tutte le situazioni di qualsiasi natura, sia preventiva che protettiva. Se non si conosce il luogo non è possibile mettere in atto le misure tecniche e organizzative finalizzate alla gestione del rischio.

Una volta individuate le strutture edilizie su cui intervenire, è opportuno, prima di procedere al campionamento dei materiali, articolare un finalizzato programma di ispezione, che si può così riassumere:

  • Ricerca e verifica della documentazione tecnica disponibile sull’edificio, per accertarsi dei vari tipi di materiali usati nella sua costruzione e per rintracciare, ove possibile, l’impresa edile appaltatrice .
  • Ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto.
  • Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili, per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale di rilascio di fibre nell’ambiente .
  • Campionamento dei materiali friabili sospetti, e invio presso un centro attrezzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto.
  • Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto.
  • Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede (allegato 5), da conservare come documentazione e da rilasciare anche ai responsabili dell’edificio .

Il personale incaricato dell’ispezione e del campionamento dovrà procedere come segue:

  • Rintracciare prioritariamente i siti di ubicazione di eventuali installazioni di materiali friabili.
  • Riconoscere approssimativamente il tipo di materiale impiegato e le sue caratteristiche.
  • Stabilire lo stato di integrità dei materiali e valutare le condizioni degli eventuali rivestimenti sigillanti, o dei mezzi di confinamento.
  • Valutare la friabilità dei materiali.

Riferimenti  normativi:

Punto 1 allegato al DM 06/09/94 “LOCALIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DELLE STRUTTURE EDILIZIE.”

Art. 248. Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto(D.Lgs. 81/08, Titolo IX)

– Individuazione della presenza di amianto

1. Prima di intraprendere lavori di demolizione o di manutenzione, il datore di lavoro adotta, anche chiedendo informazioni ai proprietari dei locali, ogni misura necessaria volta ad individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto d’amianto.

2. Se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal presente capo

(**) 2. La valutazione del rischio, sia per il personale dipendente che per gli occupanti

La Valutazione del Rischio amianto è una verifica che consente di stabilire lo stato di degrado/danneggiamento in cui il manufatto versa e di individuare  le azioni successive da intraprendere. La normativa a cui si fa riferimento indica  due tipi di criteri per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto:

– l’esame delle condizioni dell’installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre del materiale:

– la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale).

Il tecnico preposto, pertanto, per accertare la presenza di amianto ed esaminare le condizioni delle installazioni deve innanzitutto provvedere a:

– Ricerca della documentazione tecnica sull’edificio, per l’accertamento dei vari tipi di materiali utilizzati e per rintracciare l’azienda edile costruttrice

– Ispezione diretta del materiale per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto

– Verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili per fornire una prima valutazione approssimativa sul potenziale rilascio di fibre nell’ambiente

– Campionamento dei materiali friabili sospetti e invio c/o un laboratorio specializzato, per la conferma analitica della presenza e del contenuto di amianto

– Mappatura delle zone in cui sono presenti materiali contenenti amianto

– Registrazione di tutte le informazioni raccolte in apposite schede da conservare come documentazione e da rilasciare anche al proprietario/responsabile dell’edificio

Per valutare il rischio di dispersione di fibre amiantifere negli ambienti circostanti il manufatto, soprattutto quando si presentano situazioni di incerta classificazione, è prevista con apposite attrezzature la misura della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse (monitoraggio ambientale)

Il tecnico preposto, a chiusura della valutazione, provvede alla stesura di una relazione tecnica, in cui viene riprodotto il processo d’indagine, le risultanze e le successive attività applicabili.

Riferimenti  normativi:

Punto 2 allegato al DM 06/09/94 “VALUTAZIONE DEL RISCHIO” (si legga decreto DM06/09/1994 AL PUNTO 2)

art.26 del d.lgs 81/08 : Secondo quanto disposto dall’art.26 del d.lgs 81/08, “il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori di vario genere all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda ha l’obbligo di verificare con le modalità previste dal decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g  l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi”

artt. 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) : gli artt. dal 246 al 261 del testo unico sulla sicurezza (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81) regolamentano la “protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto” (titolo IX sostanze pericolose, capo III).

L’articolo 246, il primo della sezione del T.U. dedicata all’amianto, definisce il campo di applicazione dei restanti articoli:

“Fermo restando quanto previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le norme del presente decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.” Tale definizione potrebbe portare l’amministratore a considerare che gli  articoli citati  siano di interesse solo per chi lavora nel settore dell’amianto. Ciò è errato.

Prima di tutto l’art.246 menziona la “manutenzione”, termine generico e quindi non strettamente inerente il lavoro specialistico. Un portiere (o qualsivoglia dipendente del condominio, addetto alla manutenzione, al giardinaggio) può, nell’ambito della sua attività, imprudentemente pulire una superficie di amianto (un es. non infrequente: una tettoia dalle foglie). Azione che, in special modo se ripetuta nel tempo (e ovviamente nel caso la matrice sia deteriorata o, ancor peggio, se si è in presenza di amianto floccato o in matrice friabile che non è stata rilevata), può essere causa di malattie anche gravi, se non letali. Ma, si faccia attenzione, anche nel caso di cemento-amianto in ottimo stato, qualsiasi lavoro che comporti il taglio o la foratura (ad es. di una tegola o lastra), libera quantità di fibre che comportano a chi le inspira la possibilità di instaurare processi degenerativi a carico dell’apparato respiratorio. Un esempio, non raro, può aiutare a riflettere su quanto non sia facile tenere in considerazione tutti i fattori che possono rendere un manufatto di amianto pericoloso anche in poco tempo: le fronde di un albero (che crescono rapidamente nel tempo), se agitate dal vento, possono deteriorare in poco tempo una copertura che aveva resistito nelle migliori condizioni per decenni e quindi, con il protrarsi dell’azione meccanica, liberare  quantità di fibre pericolose.

Art. 249 (D.lgs. 81/08) – Valutazione del rischio

1. Nella valutazione di cui all’articolo 28 (D. lgs 9 Aprile 2008 n° 81), il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare (arresto da tre a sei mesi o ammenda da 2.500 a 6.400 euro il datore di lavoro).

Ai fini della responsabilità generale sul pericolo amianto, compete un obbligo di gestione del rischio a tutti i proprietari di immobili in quanto responsabili di eventuali danni causati alla collettività dalla dispersione di fibre di amianto.

Dalla lettura dell’art.249 emerge che  è necessario  far effettuare una valutazione dei rischi e questa è opportuna ripeterla con una certa periodicità in ragione del fatto che il tempo ,le intemperie, ma anche eventi accidentali degradano i manufatti di amianto.

(***) 3. L’attuazione degli obblighi di legge

Dalla Mappatura e in base agli elementi raccolti per la valutazione possono delinearsi tre tipi di situazioni (Tabella 2):

1) Materiali integri non suscettibili a danneggiamento

2) Materiali integri ma suscettibili a danneggiamento

3) Materiali danneggiati

tabella

Nel caso di lastre integre non suscettibili di danneggiamento, non sussistendo il pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, non sarebbe necessario un intervento di bonifica ma occorrerebbe un controllo periodico delle condizioni dei materiali ed il rispetto di idonee procedure di manutenzione.

Al contrario, nel caso di lastre integre ma suscettibili di danneggiamento, configurandosi il pericolo di rilascio potenziale di fibre di amianto, in primo luogo sarebbe necessario adottare provvedimenti idonei ad evitare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione.

Qualora non dovesse risultare possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento, dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica da attuare. Per ultimo, nella situazione in cui il materiale in oggetto fosse danneggiato , si determinerebbe la necessità di attuare, per eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto, uno dei seguenti provvedimenti, previsti nel D.M. 06/09/94.

Restauro dei materiali

Attività di bonifica (rimozione, incapsulamento senza rimozione, confinamento).

Il restauro dei materiali consiste nella riparazione delle zone danneggiate di scarsa estensione e ad eliminare le cause potenziali di danneggiamento.

La rimozione è il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione e consiste nella rimozione definitiva del manufatto.

L’incapsulamento consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che tendono ad inglobare le fibre di amianto e a costruire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Occorre verificare periodicamente l’efficacia di questo metodo che con il tempo può alterarsi o essere danneggiato.

Il confinamento consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Anche in questo caso bisogna effettuare un programma di controllo e manutenzione.

A riguardo la normativa di riferimento formula una serie di indicazioni di cui tener conto nella scelta del metodo.

Scelta del metodo. Come appena accennato, nel caso di materiali integri non suscettibili a danneggiamento, non è obbligatorio attivare alcun intervento. Ciò che risulta necessaria è la sola attivazione di un programma di manutenzione e controllo .

Invece, in presenza di materiali integri suscettibili di danneggiamento, il proprietario dell’immobile è obbligato all’eliminazione delle cause potenziali di danneggiamento (ad esempio: modifica del sistema di ventilazione, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi finalizzati ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti) ed all’attuazione di un programma di manutenzione e controllo.

In tale fattispecie l’effettuazione di eventuali interventi di bonifica risulterebbe necessaria solo nel caso in cui non dovesse essere possibile l’eliminazione ditale cause. Nel caso di materiali danneggiati sono previste delle azioni specifiche da attivare in tempi brevi per eliminare il rilascio di fibre amiantifere nell’ambiente. La scelta dell’intervento più congruo (restauro o attività di bonifica) deve essere effettuata sulla base delle risultanze dell’ispezione visiva e analitica effettuata.

Il restauro consiste nel riparare le zone danneggiate ed eliminare le cause potenziali di danneggiamento, senza effettuare alcun intervento di bonifica. Tale attività è applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell’area interessata) ed è prevista soprattutto per i rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre.

Per quanto concerne le tecniche di bonifica è necessario, nella scelta, valutare l’entità del danneggiamento, la localizzazione e la tipologia del materiale.

Riferimenti  normativi:

Punto 2 allegato al DM 06/09/94 “VALUTAZIONE DEL RISCHIO” (si legga decreto DM06/09/1994 AL PUNTO 2)