Edilizia

21Lug 2017

L’edilizia, nonostante la crisi di questi ultimi anni, con le sue 72.000 imprese e oltre 130 mila addetti, costituisce il 15% dell’universo imprenditoriale e il 6% dell’occupazione totale nel Lazio e svolge una importante funzione di traino per l’intera economia e il sistema produttivo.

Dall’elaborazione Federlazio dei dati di contesto, si evince chiaramente come l’intero settore viva una grave crisi occupazionale e imprenditoriale. In Italia tra il 2012 e il 2016 le imprese attive si sono ridotte di 62.000 unità e i posti di lavoro persi sono stati oltre 300 mila. Nello stesso periodo, nel Lazio la situazione di crisi si evidenzia attraverso la chiusura di 1.196 imprese e di 30 mila occupati in meno. Se, poi, si considera il periodo 2010-2016 i posti di lavoro persi sono stati oltre 60 mila che corrisponde a una variazione percentuale del 32%. In pratica a partire dal 2010 ad oggi nel Lazio l’edilizia ha perso un posto di lavoro ogni tre.

Il settore delle costruzioni mostra segnali di sofferenza anche rispetto al resto dell’economia italiana. Una tendenza, purtroppo, che non presenta ancora segnali significativi di ripresa, a differenza di altri comparti che, sia pur lentamente, si sono rimessi in moto. In un quadro tanto negativo emerge però un elemento positivo proveniente dal mercato immobiliare, con un numero di compravendite che nel 2016 in Italia ha superato le 500 mila unità (erano 440 mila nel 2012). Stesso trend per il Lazio che nel 2016 ha fatto registrare una crescita nelle compravendite rispetto al 2012 di ben 6.500 unità.

In merito alle previsioni di business, l’orizzonte medio temporale, in mesi di lavoro assicurato per le imprese, è risultato pari a 10 mesi, che corrisponde allo stesso valore emerso dalle indagini periodicamente realizzate dall’Istat sull’intero territorio nazionale. Interessante notare come questo valore si riduca a 5-7 mesi per le aziende di piccole dimensioni. Riguardo invece alle previsioni sull’andamento delle attività, rispetto al quadro del 2016 le aspettative per il 2017 sembrano in generale in lieve miglioramento, con un saldo complessivo pari a -16 (-30 nel 2016). Nel dettaglio sui singoli segmenti di mercato, le aspettative sono in crescita per gli interventi di recupero urbano (saldo +5,3) e per le ristrutturazioni per l’edilizia privata (saldo +2,4). Segnale fortemente negativo dall’edilizia commerciale (saldo -53,1), considerato con pochissime prospettive per il futuro.

19Lug 2017

A maggio 2017, rispetto al mese precedente, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra un aumento del 2,7%. Nello stesso mese, gli indici di costo del settore diminuiscono dello 0,1% per il fabbricato residenziale, e dello 0,4% sia per il tronco stradale con tratto in galleria che per il tronco stradale senza tratto in galleria.

Nella media del trimestre marzo-maggio l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, a maggio 2017 si registra un aumento del 2,9% sia per l’indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario che per quello grezzo (i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2016).

Sempre su base annua, gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,5% per il fabbricato residenziale, mentre diminuiscono dello 0,1% per il tronco stradale con tratto in galleria e dello 0,2% per quello senza tratto in galleria.

A maggio 2017, il contributo maggiore all’aumento tendenziale del costo di costruzione del fabbricato residenziale è da attribuire all’incremento dei costi dei materiali (+0,7 punti percentuali).

Il contributo maggiore alla diminuzione tendenziale degli indici del costo di costruzione dei tronchi stradali deriva dal decremento dei costi della manodopera sia per quello con tratto in galleria (-0,1 punti percentuali) sia per quello senza tratto in galleria (-0,2 punti percentuali).

17Lug 2017

Si rilevano segnali positivi per l’edilizia residenziale: il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati resta al di sopra la soglia delle 10 mila unità nel terzo trimestre 2016 e raggiunge quasi le 12 mila nel quarto. Complessivamente, nel secondo semestre del 2016 si registra un notevole aumento (+10,6%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lievemente più marcato è il miglioramento semestrale registrato in termini di superficie utile abitabile (+11,0%); l’edilizia non residenziale mostra, invece, una riduzione dello 0,7%.

Continua la tendenza positiva del numero di abitazioni rilevata per i nuovi fabbricati, iniziata a partire dal secondo trimestre 2016. Si registra, infatti, una crescita del 3,3% nel terzo trimestre 2016, che accelera al 18,1% nel quarto, valore più elevato degli ultimi dieci anni. In termini di superficie utile, la crescita è del 3,2% nel terzo trimestre 2016 e del 18,9% nel quarto.

Nel 2016, dopo la fase di forte espansione rilevata in media nel 2015, l’edilizia non residenziale torna ad essere caratterizzata in generale da una contrazione, ad eccezione del terzo trimestre 2016 in cui si ha un aumento tendenziale dell’1,7%. Il quarto trimestre chiude l’anno 2016 con una diminuzione del 2,9%.

14Lug 2017

Presentata alla Regione Lazio la nuova legge sulla Rigenerazione urbana. La norma, approvata dal Consiglio regionale, chiude una fase drammatica nella quale lo sviluppo urbanistico era sinonimo di distruzione del suolo e di aumento quantitativo.

Dopo 8 anni, finisce l’epoca delle deroghe. Uno dei primi atti di questa legislatura fu proprio la modifica del Piano casa, con l’abrogazione delle norme che prevedevano l’applicazione del piano in deroga alle leggi nazionali e alla pianificazione regionale sulle aree naturali protette, i parchi e le zone sottoposte a vincoli paesistici. Ora, per la prima volta dal 2009, nel Lazio finisce la stagione delle deroghe in tema di pianificazione urbanistica.

Lo spirito della legge: una relazione virtuosa tra edilizia e paesaggio. Il modello di sviluppo basato sull’aggressione del suolo ha prodotto bruttezza, disagio sociale, profitto per pochi e pessime condizioni di vita per molti. La nuova legge mostra attenzione alla bioedilizia, alla staticità, all’antisisimicità, il tutto con l’obiettivo di non consumare ulteriore suolo e a introdurre il riuso dei materiali frutto delle demolizioni. Un’idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità.

Nuovo protagonismo ai comuni nella pianificazione, per favorire interventi che contribuiscano migliorare la qualità urbana e la vivibilità dei nostri quartieri mediante la realizzazione di nuove opere pubbliche e nuovi servizi per i cittadini.

Ecco i principali obiettivi della nuova legge:

Qualità, per favorire la qualità urbana con tanti interventi nelle zone più degradate. Come? I comuni potranno individuare gli ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio e prevedere premialità per il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, per le opere pubbliche e per le cessioni di aree aggiuntive.

Sicurezza e sostenibilità, i consigli comunali potranno inserire negli strumenti urbanistici generali vigenti ampliamenti, a questi scopi, del 20% della volumetria o della superficie utile esistente degli edifici a destinazione residenziale, per un incremento massimo di 70 mq. I comuni, inoltre, potranno accordare sconti sugli oneri di urbanizzazione se gli interventi riguarderanno la prima casa.

Nelle zone colpite dal terremoto, gli ampliamenti, con realizzazione di un corpo edilizio separato, potranno essere autorizzati anche in un altro lotto dello stesso comune, ma non in zona agricola. quanto alla ricostruzione dei comuni, la legge prevede anche disposizioni per la riformulazione degli strumenti urbanistici nei comuni del cratere, oltre a una serie di misure per la prevenzione e la riduzione del rischio.

12Lug 2017

È stato pubblicato l’aggiornamento 2016 dell’anagrafe delle opere incompiute – operative attraverso il Sistema Informatico di Monitoraggio delle Opere Incompiute (SIMOI) – facenti capo, rispettivamente, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alle Regioni e alle Province Autonome.

Il dato  evidenzia una contrazione sia nel numero delle opere stesse, ridotte da 874 a 752 (con un -14,0%), sia nel valore complessivo dell’importo totale degli interventi risultanti dall’ultimo quadro economico (-10,9%).

Nel dettaglio, La rilevazione delle opere incompiute nazionali e regionali aggiornate e pubblicate oggi alla data odierna, riferita ai dati dell’anno 2016, è sintetizzabile nei seguenti parametri:

  • il numero complessivo di opere incompiute pubblicate alla data del 30.6.2017 è pari a 752 ed è inferiore di 122 unità (-14,0%) rispetto al dato relativo all’anno di rilevazione 2015 pubblicato il 30.6.2017 (pari a 874);
  • gli investimenti pubblici bloccati per effetto dell’incompiutezza degli interventi si sono, pertanto, ridotti di  533,7 milioni di euro, passando da € 4.871.255.647 (anno di rilevazione 2015) ai più recenti € 4.338.536.209 (anno di rilevazione 2016), per una diminuzione, in termini percentuali, pari al  -10,9%;
  • l’importo stimato per il completamento degli interventi incompiuti, aggiornato a fine 2016, è pari a € 2.493.678.998.

Per consultare l’anagrafe completa di tutte le opere incompiute è possibile collegarsi al sito serviziocontrattipubblici.it

10Lug 2017

Nel primo trimestre 2017, secondo le stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) non varia rispetto al trimestre precedente e diminuisce dello 0,1% nei confronti dello stesso periodo del 2016 (era -0,3% nel trimestre precedente).

La lieve flessione tendenziale dell’IPAB è dovuta esclusivamente ai prezzi delle abitazioni nuove la cui variazione torna ad essere negativa (-0,4% da +0,5% del trimestre precedente). I prezzi delle abitazioni esistenti, invece, per la prima volta dal terzo trimestre del 2011, registrano una variazione nulla dopo ripetute variazioni negative.

Questa dinamica dei prezzi delle abitazioni si manifesta in presenza di una crescita ancora sostenuta (ininterrotta dal secondo trimestre 2015) del numero degli immobili residenziali compravenduti: +8,6% rispetto al primo trimestre del 2016 secondo i dati diffusi dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.

Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2017 risulta pari a -0,2%.

Guardando la serie storica dell’IPAB, disponibile dal 2010, i dati più recenti sembrano segnare la fine del calo prolungato dei prezzi delle abitazioni iniziato nel 2012, sebbene non si intravedano ancora segnali di ripresa.

Con i dati del primo trimestre 2017 sono stati aggiornati i pesi con i quali le abitazioni nuove e quelle esistenti contribuiscono al calcolo dell’IPAB. Si riduce ulteriormente il peso delle abitazioni nuove, pari ormai a poco meno di un quinto (nel 2010 era circa un terzo).

07Lug 2017

Fino alle ore 16 del 28 luglio, i Comuni lombardi, le Unioni di Comuni o loro aggregazioni e le Comunità montane, potranno partecipare al bando che assegna contributi finalizzati a interventi di rimozione di cemento amianto e di altri Mca (materiali contenenti amianto) da edifici e strutture pubbliche”. Lo annuncia l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi.

I BENEFICIARI DEL PROVVEDIMENTO

“Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore – la cui dotazione finanziaria complessiva ammonta a 140.668,88 euro, cerchiamo di promuovere la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici di proprietà degli Enti locali. I beneficiari sono quei soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, i cui criteri sono stati definiti con la deliberata numero 3494 approvata nella giunta del 30 aprile 2015″.

IL BANDO

 “Il bando – spiega Claudia Terzi – il cui finanziamento è a fondo perduto, prevede per gli Enti richiedenti una soglia massima di contributo pari a 15.000 euro. Le spese ammissibili riguardano la rimozione e lo smaltimento delle tipologie di rifiuti contenenti amianto. Vengono finanziati interventi relativi a lavori di rimozione dei manufatti in cemento-amianto, compreso il successivo smaltimento anche previo trattamento in impianti autorizzati, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il materiale, quindi, proviene da edifici e strutture pubbliche posizionati all’interno del territorio comunale e di proprietà dell’ente pubblico”.

INTERVENTI NON AMMISSIBILI 

Sono esclusi dal finanziamento: la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e la loro messa in opera; gli interventi terminati prima della pubblicazione del bando. “Con il precedente bando – conclude Terzi – siamo riusciti a finanziare 15 Comuni in sette provincie della nostra regione ammettendo al contributo, a fondo perduto, tutte le istanze pervenute da parte dei Comuni lombardi che hanno partecipato al bando e che vogliono mettere in sicurezza il loro territorio. Il nostro obiettivo è quello di rispondere ai bisogni dei cittadini e risolvere tutte quelle situazioni che sono a rischio. Con questo provvedimento, per permettere la partecipazione di un numero superiore di soggetti, abbiamo esteso la disponibilità anche alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane”.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il seguente link

05Lug 2017

Sono circa 3.700 i nuovi casi di mesotelioma pleurico (tumore ai polmoni dovuto all’amianto) registrati in Italia dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2016. Lo rileva un’indagine dell’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma.

Negli uomini il 40% dei casi si è manifestato tra i 65 ed i 74 anni, mentre invece il 40% dei casi femminili concentra la manifestazione del mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 ed gli 84 anni e ciò perché si presume che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e quindi con maggiori tempi di latenza.

Il mesotelioma presuppone sempre l’esposizione ad amianto ed è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne, mentre per il resto l’esposizione è ignota e tuttavia non è da escludere che ci siano dei settori nei quali le esposizioni di amianto, nonostante non siano conosciute, si siano comunque verificate.

I dati elaborati dall’Ona permettono la ripartizione dei casi di mesotelioma nei diversi comparti, tra i quali spiccano quello edile per il 15,2%; quello dell’industria metalmeccanica, più dell’8,3%; quello dell’industria tessile, per più del 7%; quello della cantieristica navale per circa il 7%. 

03Lug 2017

È scaduto, questa volta davvero, il termine per installare nei condomini le termovalvole e i contatori per misurare e regolare l’effettivo consumo di calore nelle case. Era già stato prorogato di sei mesi, ma dopo il 30 giugno scatteranno le sanzioni. Questo prevede la legge approvata nel 2014 e poi modificata nel 2016. Ma nell’applicazione pratica ci sarà ragionevolezza. I controlli che faranno scattare le sanzioni, interverranno quasi certamente dopo l’estate. Se i lavori sono già stati deliberati, se sono iniziati, e se alla fine l’impianto sarà pronto e funzionante per l’inizio della stagione invernale, i condomini riusciranno molto probabilmente ad evitare a sanzioni. Sanzioni che tra l’altro navigano fra i 500 e i 2.500 euro «per ciascuna unità immobiliare»

Chi è esente  

Ma non tutti i condomini sono tenuti a mettere i contabilizzatori. Tutto dipende dall’effettivo vantaggio che si può ottenere installandoli, deve trattarsi di un vantaggio economico tenuto conto dei costi di installazione e il risparmio del costo energetico spalmato su qualche anno. Questo significa – spiegano i tecnici di Confedilizia, l’organizzazione dei proprietari di case – che nelle regioni particolarmente calde, dove il riscaldamento si usa per pochi mesi l’anno è molto probabile che il termovalorizzatore non sia utile, mentre nelle regioni del Nord Italia il risparmio è evidente. La legge infatti prevede che, nel caso in cui l’istallazione del contatore individuale sia «inefficiente in termini di costi» e sproporzionata «rispetto ai risparmi energetici potenziali» o nel caso di «impossibilità tecnica» dell’installazione, il condominio è esentato dall’installarli. Ma per evitare le sanzioni occorre che «un progettista o un tecnico abilitato» certifichi queste incongruità in una relazione. 

Come funziona  

Nei condomini dove è stato installato il termovalorizzatore ora la divisione delle spese energetiche sarà a consumo. La prassi prevede che il primo anno il consumo venga diviso per millesimi. Si paga quindi non al consumo ma all’estensione dell’appartamento (i condomini comunque possono decidere diversamente). Dal secondo anno parte la divisione a consumo vera e propria. A questo punto però, soprattutto nelle zone molto fredde, si verifica che gli appartamenti dei piani centrali si avvantaggino del riscaldamento generale mentre piani bassi e piani alti a parità di consumo sono meno caldi. Una sperequazione che peraltro avveniva anche prima. Adesso però se il differenziale del fabbisogno termico è superiore al 50% la divisione potrà essere decisa dal condominio con un 70% in base a consumi effettivi e il restante 30% in base ai millesimi. 

 

Fonte La Stampa

30Giu 2017

Esiste un’Italia fondata sul mattone selvaggio. È quella dell’abusivismo edilizio, una piaga che secondo il Cresme, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce più di 20mila case ogni anno.  Una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.

È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico.

È la Campania a tenere salda  la testa della classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento costiero, con 764 infrazioni accertate dalle Capitanerie di porto e dalle altre forze dell’ordine, detenendo sul suo territorio il 20,3% del totale dei reati. Primato che riguarda anche il numero delle persone denunciate, 855, e dei sequestri, 234.

Al secondo posto si piazza la Puglia, con 445 infrazioni (l’11,8%), che lo scorso anno era quinta, al terzo la Calabria che, con 411 infrazioni (il 10,9%) scende di una posizione, e al quarto il Lazio, che, con 375 reati contestati, totalizza il 10% del totale. La Sicilia, quarta lo scorso anno, scivola all’ottavo posto, con il 5,6% dei reati nazionali.
Il numero dei reati contestati cala di un significativo – 16% rispetto all’anno precedente e scende ancora di più il numero dei sequestri, che segna -18,6%. Ma a sfregiare la costa è soprattutto il “vecchio abusivismo”, quello che da decenni sopravvive alle demolizioni, quello delle seconde case in riva al mare che godono delle particolari attenzioni dei politici, locali e nazionali, sempre attenti a impedire che arrivino le ruspe.