Edilizia

11Lug 2018

Il lazio è la regione con la più alta concentrazione di amianto in Italia. Anzi, quasi la metà delle cubature censite (più del 46%, ovvero oltre 5 milioni di metri quadri) si trova in questa regione. A svelare questi dati preoccupanti per la salute dei cittadini laziali, è stata un’indagine diffusa ultimamente dall’organizzazione sindacale Uil

In questo contesto, ad emergere in modo ancor più negativo è la condizione di Roma, che vede concentrarsi all’interno del suo territorio 2,5 milioni di metri quadri del pericoloso materiale. E purtroppo la situazione più preoccupante riguarda le scuole materne ed elementari, ovvero le più datate.

Sono infatti 275 le scuole del Lazio in cui è stata rilevata presenza di amianto. È quanto rivelato  dal direttore del Centro Amianto della Regione Fulvio Cavariani. Di queste, le situazioni che potrebbero presentare dei rischi per la salute dei ragazzi e del personale scolastico sono 44, e sono relative alla presenza di amianto nei pavimenti per un totale di 5mila quadri.

03Lug 2018

È stato pubblicato in questi giorni “Il Libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, testo scritto a cura dell’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Possiamo apprendere grazie ai dati scritti nelle pagine del libro, che l’emergenza amianto ha raggiunto un livello di gravità altissimo e che purtroppo questo è solo l’inizio: l’amianto infatti ha dato vita ad una vera e propria strage di innocenti che solo in Italia risultano essere 6 mila mentre nel resto del mondo il numero complessivo di vittime da amianto corrisponde addirittura a 107 mila. 

Durante la presentazione del libro, l’Avv. Bonnani si è soffermato sugli aspetti principali della vicenda: “L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie)” – ha spiegato Bonanni, che ha dettagliato le morti per patologia – “1.900 di Mesotelioma600 per Asbestosi (stima conforme a quella dell’INAIL); 3.600 per Tumori polmonari (40.000 nuovi casi ogni anno in Italia, circa 33.000 decessi). L’INAIL  ha proseguito il presidente ONA  calcola quelli di origine professionale tra i soli assicurati nella misura del 5-7% di tutti i tumori polmonari, un range da 2.000 a 2.800, cui debbono essere aggiunti i tumori del polmone da amianto causati in danno di chi non è assicurato  per esempio i militari e per le esposizioni non professionali, e poi di coloro che non fanno denuncia all’INAIL per un totale di 6mila decessi solo nel 2017, non tenendo conto di tutte le altre patologie amianto”.

Altrettanto scoraggianti sono i dati relativi ai siti tutto’oggi contaminati da amianto in Italia, risultano infatti ancora 32 milioni di tonnellate di amianto compatto (di cui 36,5 milioni di metri quadrati di coperture – stima per difetto perché la mappatura è ancora in corso) e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. Altrettanto allarmanti il numero dei siti50.000 siti industriali rilevanti1 milione di siti contaminati, tra i quali edifici pubblici e privati40 siti di interesse nazionale tra i quali ce ne sono 10 che sono solo di amianto (come la Fibronit di Broni e di Baril’Eternit di Casale Monferrato, etc.); 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto solo di quelle censite da ONA in quel contesto – la stima è stata confermata dal CENSIS – 31.05.2014). Esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA); 250 ospedali (stima per difetto perché la mappatura ONA è ancora in corso). La nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992, quando l’amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive).

28Giu 2018

Grazie all’ecobonus le famiglie italiane hanno investito nel 2017 oltre 3,7 miliardi di euro per realizzare circa 420mila interventi di riqualificazione energetica, con un risparmio di circa 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

Sono questi i dati principali che emergono dal Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’ENEA (RAEE), che ha evidenziato anche come tutte le misure adottate nel settore dell’efficientamento dal 2011 al 2017 abbiano generato complessivamente due miliardi e mezzo di euro risparmiati per minori importazioni di gas naturale e petrolio e a circa 19 milioni di tonnellate di  COin meno rilasciate in atmosfera. Tali risparmi equivalgono al 52% dell’obiettivo al 2020 previsto dal Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE) e dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN).

 A livello settoriale, il residenziale ha sostanzialmente raggiunto l’obiettivo atteso al 2020, l’industria è circa a metà del percorso previsto, mentre risultano ancora indietro trasporti e terziario, settore quest’ultimo in cui rientra la PA, che ha potuto contare quest’anno su 62 milioni di euro per interventi di efficientamento nelle proprie strutture tramite il “Conto Termico”. 

Insieme al RAEE è stato presentato il Rapporto ENEA sulle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio che illustra gli investimenti stimolati dall’ecobonus. Nel periodo 2014-2017, gli interventi di riqualificazione energetica hanno portato a un risparmio medio sulla bolletta annuale dei consumatori compreso tra i 250 euro del 2014 e i 150 euro del 2017, anche per effetto dei differenti livelli dei prezzi del gas. Di fatto, questi interventi equivalgono a un risparmio medio annuo del 15% sul totale della spesa energetica delle famiglie.

 

19Giu 2018
L’amianto è una frontiera di cui l’Italia si deve preoccupare perché in questo momento ci fa zoppicare, ci fa preoccupare per la ricaduta territoriale e per la ricaduta sanitaria. Io l’amianto sulle strade, nelle campagne non lo voglio vedere più”. Lo ha affermato alla Camera il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenendo alla presentazione del rapporto rifiuti speciali dell’Ispra.
 
A rendere chiara la situazione della Penisola sono i numeri e i dati raccolti da Legambiente nel dossier “Liberi dall’amianto?” sulla base delle risposte date dalle Regioni al questionario inviato: sul territorio nazionale sono 370mila le strutture, dove è presente amianto, censite al 2018 dalle Regioni per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Legambiente ricorda inoltre che, stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012.
 
“È anche necessario – continua Costa – proporre qualcosa che favorisca l’uscita del Paese dal sistema amianto; non è pensabile che l’Italia ancora si interroghi su come risolvere questa situazione. Per il bene dei nostri cittadini non ce lo possiamo permettere. E credo che non ci sia uno di voi che non sia d’accordo”.
29Mag 2018

Forum PA è la manifestazione che premia i migliori progetti di innovazione tecnologica realizzati dalle pubbliche amministrazioni italiane. Quest’anno, tra i vincitori, particolare interesse ha suscitato il progetto “Asbesto Free”, realizzato dal comune di Mantova.

Asbestos Free è un progetto di monitoraggio delle coperture in cemento amianto presenti sul territorio, effettuato attraverso droni e indirizzato ad un miglioramento della qualità della vita e della salute dei cittadini. Il progetto ha permesso di realizzare una mappa della probabilità della presenza di coperture in amianto che indica la loro ubicazione e distribuzione sul territorio.

Nelle prime fasi del progetto sono state individuate 516 coperture con segnali positivi nel territorio comunale per un totale di 281.660 mq, pari a circa 4.225 tonnellate di materiale che presumibilmente contiene amianto. Ad oggi l’Amministrazione possiede una mappatura precisa di tutti gli immobili presenti sul territorio che hanno presenza di cemento amianto sulle coperture.

23Mag 2018

L’amianto (conosciuto anche come asbesto) è un insieme di minerali fibrosi, capaci di frantumarsi in fibre fino a mille volte più piccole di un capello. Grazie alle sue proprietà di resistenza al calore e di isolamento acustico, in passato è stato largamente impiegato nell’edilizia, nell’industria e nel settore dei trasporti. Grazie alla legge 257 del 1992 è stato messo al bando, ma è ancora molto diffuso nel nostro Paese e tanti siti contaminati attendono di  essere bonificati. Si stima l’esistenza di 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato in 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in cemento-amianto ancora sparsi per il Paese. L’amianto ancora oggi ha un pesante impatto sanitario sulla popolazione: ogni anno in Italia si registrano tra le 2.000 e le 4.000 morti a causa della sua esposizione professionale, ambientale e domestica.

Dove si trova?

AMIANTO COMPATTO: legato al cemento – ad esempio nelle onduline per le coperture dei tetti, nei vecchi cassoni dell’acqua o nelle canne fumarie – o all’interno dei pavimenti vinilici (il cosiddetto “linoleum”). Non rappresenta un rischio se rimane integro, ma diventa pericoloso se è in cattivo stato di conservazione, usurato o rotto;

AMIANTO FRIABILE: in fibre libere oppure tessuto o spruzzato nei rivestimenti isolanti di tubazioni, caldaie, controsoffitti, etc. È la forma più pericolosa perché in grado di disperdersi nell’aria anche senza sollecitazioni e dunque facilmente inalabile.

Cosa fare in presenza di amianto?

Non rompere, segare, levigare o trapanare il materiale contenete amianto. Friabilità, cattivo stato o manomissioni sono le caratteristiche del materiale sospetto. Rivolgersi agli Enti preposti (Asl o Arpa) e fare uno screening su indicazioni contenute nella scheda di censimento. È obbligatorio per edifici aperti al pubblico e per gli stabili condominiali.

Per la rimozione e bonifica dell’amianto occorre possedere requisiti specifici. Per questo è obbligatorio rivolgersi a ditte specializzate, che garantiranno una corretta rimozione e smaltimento. Non procedere mai autonomamente al trattamento dell’amianto; solo in alcuni casi sono consentiti interventi di rimozione “fai da te”, ma previa autorizzazione degli enti preposti che forniscono equipaggiamento e istruzioni.

Oltre alla rimozione si possono applicare anche altre tecniche di trattamento: incapsulamento con prodotti ricoprenti che ripristinano la compattezza; confinamento mediante una barriera fisica che blocca la dispersione dell’amianto.

21Mag 2018

A marzo 2018 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni diminuisca dell’1,2% rispetto al mese precedente. Nello stesso mese la stima degli indici di costo del settore fa registrare una variazione congiunturale nulla per il fabbricato residenziale e una diminuzione dello 0,2% sia per il tronco stradale con tratto in galleria sia per quello senza tratto in galleria.

Nella media del primo trimestre di quest’anno, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni cala dell’1,0% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, a marzo 2018 si registra una flessione del 4,7% per l’indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 23 di marzo 2017), mentre si osserva una contrazione dell’8,0% per l’indice grezzo.

Sempre su base annua, gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,8% per il fabbricato residenziale e per il tronco stradale con tratto in galleria e dell’1,2% per quello senza tratto in galleria.

Il primo trimestre 2018 si chiude con una flessione congiunturale che segue due trimestri di continua crescita. Questo risultato negativo è almeno in parte condizionato dal persistere di condizioni meteorologiche sfavorevoli nel bimestre febbraio-marzo; la flessione congiunturale registrata a marzo è di entità inferiore rispetto a febbraio. Prosegue invece a marzo la crescita dei costi su base annua, seppure in rallentamento rispetto al mese precedente.

14Mag 2018

Al via per il terzo anno consecutivo la campagna d’informazione #casaconviene avviata nel 2016 dal MEF per promuovere la massima diffusione delle informazioni su bonus e fondi pubblici per la casa previsti dalla legge. L’iniziativa ha l’obiettivo di stimolare la vasta platea composta da famiglie, proprietari di immobili ad uso abitativo, locatari ed imprese, ad usufruire dei vantaggi derivanti dalle agevolazioni fiscali per gli interventi edilizi e dalle misure a favore di lavoratori con difficoltà nell’accesso al mutuo o nel pagamento delle rate.

Anche la Legge di Bilancio 2018 ha previsto nuove risorse per la casa. Tra le novità, la detrazione Irpef per la sistemazione a verde di aree scoperte private e di parti comuni esterne di edifici condominiali (il “Bonus verde”) e la detrazione per chi esegue congiuntamente interventi di riqualificazione energetica e di prevenzione antisismica. Sono state inoltre prorogate le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione, di riqualificazione energetica degli edifici (“Ecobonus”) e di messa in sicurezza degli immobili (“Sisma bonus”). Dal 2018 alcune di queste detrazioni sono fruibili anche dagli istituti autonomi case popolari, comunque denominati, e dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa. Continua ad essere possibile la cessione del credito fiscale dell’Ecobonus e del Sisma bonus alle imprese esecutrici o ad altri soggetti privati, mentre i contribuenti “incapienti” possono cedere il credito relativo all’Ecobonus anche alle banche.

Non solo bonus fiscali, grazie ai fondi pubblici è più facile ottenere un mutuo (con le garanzie statali) o sospendere il pagamento delle rate nel caso di una temporanea difficoltà economica (accedendo al Fondo di Solidarietà). Il Fondo istituito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per le garanzie sui mutui prima casa da gennaio 2015 (quando è diventato operativo) al 31 marzo 2018, ha giudicato ammissibili 58.501 richieste con un importo di garanzie rilasciate pari a 3,3 miliardi di euro. Alla fine di marzo 2018 i mutui ipotecari effettivamente accesi ricorrendo alle garanzie dello Stato – che hanno sostituito, in molti casi, le ulteriori garanzie da parte di familiari o altri soggetti terzi – risultano 40.432 per un valore pari a 4,5 miliardi di euro.

11Mag 2018

In un quadro di compravendite in costante aumento e di un ritrovato senso di fiducia verso il mattone, i prezzi degli immobili residenziali non sembrano ancora giovare di questo trend e le oscillazioni rimangono in territorio negativo. Secondo l’Osservatorio di Immobiliare.it (https://www.immobiliare.it) sul mercato residenziale, relativo al primo trimestre 2018, a livello nazionale i valori sono scesi dello 0,2% e il Nord Italia è l’unica area del Paese dove il calo sembra essersi arrestato.

Delle tre macro-aree è quella del Sud a soffrire maggiormente: qui i prezzi hanno perso lo 0,5% nei primi tre mesi dell’anno. Più contenuto il calo al Centro, con valori in discesa dello 0,3%. Se a livello nazionale il prezzo medio per l’acquisto di un immobile residenziale, a marzo 2018, è stato pari a 1.895 euro al metro quadro, questo valore sale a 2.275 euro/mq al Centro e a 1.918 euro/mq al Nord. Più bassi i prezzi al Sud, dove si spendono mediamente 1.583 euro/mq.

Grandi e piccoli centri

Prosegue a inizio anno il cammino verso la ripresa dei prezzi immobiliari cominciato nelle grandi città già a fine 2017: i centri con oltre 250mila abitanti hanno visto infatti salire i valori delle abitazioni dello 0,3% in tre mesi; al contrario continua la discesa dei prezzi nei capoluoghi con meno di 250mila abitanti, dove in un trimestre si è perso lo 0,7%.

Le due diverse tendenze hanno ampliato la forbice dei prezzi medi rilevati in queste due realtà: nei grandi centri si spendono in media 2.547 euro/mq contro i 1.643 euro/mq delle città più piccole.

Cosa accade nei capoluoghi di regione

Il 2018 è partito positivamente per quasi la metà dei capoluoghi italiani, che hanno chiuso il primo trimestre con un aumento dei prezzi richiesti per le compravendite. Sono Venezia, Firenze e Bologna le tre città dove la risalita dei valori immobiliari è più evidente: nella Laguna i 2.861 euro al metro quadro sono frutto di un aumento trimestrale dell’1,7%; nel capoluogo toscano, che con i suoi 3.580 euro/mq rimane quello più caro in assoluto, i prezzi sono cresciuti dell’1,6%; a Bologna l’oscillazione ha registrato il +1,5% (con una richiesta media di 2.697 euro/mq).

Positivo anche l’andamento dei prezzi a Milano, dove a fronte di un aumento dello 0,6% in tre mesi, si è consolidato il sorpasso sui costi del mattone a Roma, città in cui si spendono in media 3.224 euro/mq (-0,2%) contro i 3.256 euro del capoluogo meneghino.

Gli altri capoluoghi di regione in cui il 2018 è partito con oscillazioni dei prezzi in positivo sono Napoli (+0,3%), Trento (+0,6%), Aosta (+0,7%) e Trieste (+0,8%).

Dall’altra parte, nei primi tre mesi del 2018 i valori sono scesi di oltre l’1% a Campobasso (-1,9%), Genova (-1,1%) e Torino(-1%). Più contenute le oscillazioni dei restanti capoluoghi di regione.

07Mag 2018

Risparmiare fino 15% in bolletta con abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni e riduzione della temperatura interna fino a 3 gradi, grazie a piante ed essenze vegetali coltivate su tetti, terrazzi e pareti esterne. Sono alcuni dei risultati del progetto pilota realizzato dall’ENEA.

“Abbiamo realizzato una parete vegetale basata su un sistema estensivo di tetto-giardino e su una struttura autoportante posizionata a 50 cm dalla parete dell’edificio della Scuola delle Energie, dove svolgiamo corsi di formazione” – afferma Carlo Alberto Campiotti del Dipartimento Unità per l’efficienza energetica – “Successivamente abbiamo iniziato lo studio delle interazioni tra le coperture verdi, i flussi energetici, il microclima e il comfort interno, diversificando le specie vegetali”.

Il “sistema di piante” installato su pareti e tetti-terrazzi è risultato in grado di creare un vero e proprio cuscinetto isolante intorno a case e condomìni. In questo modo la vegetazione riesce a mitigare i picchi di temperatura durante l’estate, ‘catturando’ gran parte dell’energia solare che così non colpisce più direttamente la superficie dell’edificio; inoltre è in grado di dissipare attraverso l’evapotraspirazione delle piante (fino a 1 litro di acqua al giorno per metro quadrato) una grande quantità di energia termica, che altrimenti verrebbe assorbita dall’edificio e rilasciata sotto forma di calore all’interno dell’abitazione. “D’estate questo sistema di vegetazione permette di ridurre fino al 15% di energia per il raffrescamento – sottolinea Campiotti – mentre d’inverno il risparmio per il riscaldamento arriva al 10% grazie all’effetto camino tra la parete e la coltre vegetale; in pratica, una ventilazione naturale che toglie umidità alle pareti esterne e riduce la dispersione termica dell’edificio”.

“Per molti settori in affanno della nostra economia, compreso quello dell’edilizia, si aprono nuove prospettive di ripresa – continua Campiotti – grazie anche all’introduzione del bonus verde con l’ultima legge di Bilancio, un nuovo incentivo fiscale che permette di recuperare il 36% delle spese fino a 5mila euro, sostenute per la sistemazione a verde di singole abitazioni e parti di condominio, un intervento che potrebbe contribuire anche all’aumento del valore dell’immobile stesso”.