Ambiente

19Giu 2018
L’amianto è una frontiera di cui l’Italia si deve preoccupare perché in questo momento ci fa zoppicare, ci fa preoccupare per la ricaduta territoriale e per la ricaduta sanitaria. Io l’amianto sulle strade, nelle campagne non lo voglio vedere più”. Lo ha affermato alla Camera il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa intervenendo alla presentazione del rapporto rifiuti speciali dell’Ispra.
 
A rendere chiara la situazione della Penisola sono i numeri e i dati raccolti da Legambiente nel dossier “Liberi dall’amianto?” sulla base delle risposte date dalle Regioni al questionario inviato: sul territorio nazionale sono 370mila le strutture, dove è presente amianto, censite al 2018 dalle Regioni per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Legambiente ricorda inoltre che, stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012.
 
“È anche necessario – continua Costa – proporre qualcosa che favorisca l’uscita del Paese dal sistema amianto; non è pensabile che l’Italia ancora si interroghi su come risolvere questa situazione. Per il bene dei nostri cittadini non ce lo possiamo permettere. E credo che non ci sia uno di voi che non sia d’accordo”.
29Mag 2018

Forum PA è la manifestazione che premia i migliori progetti di innovazione tecnologica realizzati dalle pubbliche amministrazioni italiane. Quest’anno, tra i vincitori, particolare interesse ha suscitato il progetto “Asbesto Free”, realizzato dal comune di Mantova.

Asbestos Free è un progetto di monitoraggio delle coperture in cemento amianto presenti sul territorio, effettuato attraverso droni e indirizzato ad un miglioramento della qualità della vita e della salute dei cittadini. Il progetto ha permesso di realizzare una mappa della probabilità della presenza di coperture in amianto che indica la loro ubicazione e distribuzione sul territorio.

Nelle prime fasi del progetto sono state individuate 516 coperture con segnali positivi nel territorio comunale per un totale di 281.660 mq, pari a circa 4.225 tonnellate di materiale che presumibilmente contiene amianto. Ad oggi l’Amministrazione possiede una mappatura precisa di tutti gli immobili presenti sul territorio che hanno presenza di cemento amianto sulle coperture.

23Mag 2018

L’amianto (conosciuto anche come asbesto) è un insieme di minerali fibrosi, capaci di frantumarsi in fibre fino a mille volte più piccole di un capello. Grazie alle sue proprietà di resistenza al calore e di isolamento acustico, in passato è stato largamente impiegato nell’edilizia, nell’industria e nel settore dei trasporti. Grazie alla legge 257 del 1992 è stato messo al bando, ma è ancora molto diffuso nel nostro Paese e tanti siti contaminati attendono di  essere bonificati. Si stima l’esistenza di 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato in 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in cemento-amianto ancora sparsi per il Paese. L’amianto ancora oggi ha un pesante impatto sanitario sulla popolazione: ogni anno in Italia si registrano tra le 2.000 e le 4.000 morti a causa della sua esposizione professionale, ambientale e domestica.

Dove si trova?

AMIANTO COMPATTO: legato al cemento – ad esempio nelle onduline per le coperture dei tetti, nei vecchi cassoni dell’acqua o nelle canne fumarie – o all’interno dei pavimenti vinilici (il cosiddetto “linoleum”). Non rappresenta un rischio se rimane integro, ma diventa pericoloso se è in cattivo stato di conservazione, usurato o rotto;

AMIANTO FRIABILE: in fibre libere oppure tessuto o spruzzato nei rivestimenti isolanti di tubazioni, caldaie, controsoffitti, etc. È la forma più pericolosa perché in grado di disperdersi nell’aria anche senza sollecitazioni e dunque facilmente inalabile.

Cosa fare in presenza di amianto?

Non rompere, segare, levigare o trapanare il materiale contenete amianto friabilità, cattivo stato, manomissioni sono le caratteristiche del materiale sospetto. Rivolgersi agli Enti preposti (Asl o Arpa) e fare uno screening su indicazioni contenute nella scheda di censimento. È obbligatorio per edifici aperti al pubblico e per gli stabili condominiali;

Per la rimozione e bonifica dell’amianto occorre possedere requisiti specifici. Per questo è obbligatorio rivolgersi a ditte specializzate, che garantiranno una corretta rimozione e smaltimento. Non procedere mai autonomamente al trattamento dell’amianto; solo in alcuni casi sono consentiti interventi di rimozione “fai da te”, ma previa autorizzazione degli enti preposti che forniscono equipaggiamento e istruzioni.

Oltre alla rimozione si possono applicare anche altre tecniche di trattamento: incapsulamento con prodotti ricoprenti che ripristinano la compattezza; confinamento mediante una barriera fisica che blocca la dispersione dell’amianto.

16Mag 2018

C’è stato un drastico calo della produzione di amianto in tutto il mondo, con solo tre paesi che continuano a estrarre la fibra cancerogena. Il recente divieto del Brasile relativo alla produzione e all’utilizzo di amianto comporta che solo Russia, Cina e Kazakistan continuano l’estrazione del pericoloso materiale.

I nuovi dati provenienti dallo “United States Geological Survey” hanno rivelato il forte calo della produzione di amianto – da circa 2,1 milioni di tonnellate nel 2012 a circa 1,4 milioni di tonnellate nel 2015.

Purtroppo però la Russia continua a promuovere la vendita e l’esportazione di amianto, in particolare in Asia, mentre il suo consumo interno è diminuito. La stessa tendenza è stata riscontrata in Cina.

07Mag 2018

Risparmiare fino 15% in bolletta con abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni e riduzione della temperatura interna fino a 3 gradi, grazie a piante ed essenze vegetali coltivate su tetti, terrazzi e pareti esterne. Sono alcuni dei risultati del progetto pilota realizzato dall’ENEA.

“Abbiamo realizzato una parete vegetale basata su un sistema estensivo di tetto-giardino e su una struttura autoportante posizionata a 50 cm dalla parete dell’edificio della Scuola delle Energie, dove svolgiamo corsi di formazione” – afferma Carlo Alberto Campiotti del Dipartimento Unità per l’efficienza energetica – “Successivamente abbiamo iniziato lo studio delle interazioni tra le coperture verdi, i flussi energetici, il microclima e il comfort interno, diversificando le specie vegetali”.

Il “sistema di piante” installato su pareti e tetti-terrazzi è risultato in grado di creare un vero e proprio cuscinetto isolante intorno a case e condomìni. In questo modo la vegetazione riesce a mitigare i picchi di temperatura durante l’estate, ‘catturando’ gran parte dell’energia solare che così non colpisce più direttamente la superficie dell’edificio; inoltre è in grado di dissipare attraverso l’evapotraspirazione delle piante (fino a 1 litro di acqua al giorno per metro quadrato) una grande quantità di energia termica, che altrimenti verrebbe assorbita dall’edificio e rilasciata sotto forma di calore all’interno dell’abitazione. “D’estate questo sistema di vegetazione permette di ridurre fino al 15% di energia per il raffrescamento – sottolinea Campiotti – mentre d’inverno il risparmio per il riscaldamento arriva al 10% grazie all’effetto camino tra la parete e la coltre vegetale; in pratica, una ventilazione naturale che toglie umidità alle pareti esterne e riduce la dispersione termica dell’edificio”.

“Per molti settori in affanno della nostra economia, compreso quello dell’edilizia, si aprono nuove prospettive di ripresa – continua Campiotti – grazie anche all’introduzione del bonus verde con l’ultima legge di Bilancio, un nuovo incentivo fiscale che permette di recuperare il 36% delle spese fino a 5mila euro, sostenute per la sistemazione a verde di singole abitazioni e parti di condominio, un intervento che potrebbe contribuire anche all’aumento del valore dell’immobile stesso”.

 

02Mag 2018

A 26 anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando l’amianto, in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai piani regionali amianto (PRA) – che dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge e che mancano ancora in alcune Regioni – ma anche alle attività di censimento e mappatura, alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, e alle campagne di informazione e sensibilizzazione.

A rendere chiara la situazione della Penisola sono i numeri e i dati raccolti da Legambiente nel dossier “Liberi dall’amianto?” sulla base delle risposte date dalle Regioni al questionario inviato: sul territorio nazionale sono 370mila le strutture, dove è presente amianto, censite al 2018 dalle Regioni per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Di queste 370mila strutture, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censito nel 2015). Sono poi 66.087 i siti mappati dalle Regioni che hanno risposto al questionario (rispetto agli 88mila dichiarati dal Ministero dell’Ambiente), per un totale di oltre 36,5 milioni di metri quadrati di coperture. Di questi 66.087, 1.195 sono quelli mappati ricadenti in I Classe (quella prioritaria in cui bisognerebbe intervenire con maggior urgenza), erano 360 nel 2015.

Di fronte a questa situazione, le procedure di bonifica e rimozione dall’amianto nel nostro Paese sono ancora in forte ritardo: sono 6869 gli edifici pubblici e privati bonificati ad oggi su un totale, ancora sottostimato, di 265.213.  Le attività di censimento, inoltre,  sono state completate da 6 Regioni (Campania, Emilia Romagna, Marche – solo per edifici pubblici e imprese- Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta). Il quadro complessivo che emerge è abbastanza preoccupante, anche a livello sanitario. Legambiente ricorda che stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012, di cui il 93% dei casi a carico della pleura e il 6,5% (1.392 casi) peritoneali, e oltre 6mila morti all’anno.  A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560), Liguria (2.314), Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743), Toscana (1.311), Sicilia (1.141), Campania (1.139) e Friuli Venezia Giulia (1.006).

30Apr 2018

Sono oltre 38 mila le sottoscrizioni raccolte da #BastaAmianto: la petizione per chiedere di ripristinare lo strumento più efficace che sia mai stato attivato per consentire la bonifica di tetti e coperture in amianto. Cioè quello di legare un extra-incentivo per la bonifica della copertura, agli incentivi dedicati a chi produce energia pulita attraverso l’installazione di impianti fotovoltaici. Primi firmatari della petizione, lanciata su Change.org da Annalisa Corrado (Green Italia e Possibile) e presentata oggi alla sala stampa della Camera da Rossella Muroni (deputata LeU), Pippo Civati (Possibile), il vicepresidente del Kyoto Club Francesco Ferrante, Luca Pastorino (deputato LeU) insieme al Coordinatore dell’Ufficio scientifico di Legambiente Andrea Minutolo.

“Nonostante sia passato più di un quarto di secolo dalla messa al bando, la questione è tutt’altro che risolta- è emerso nella conferenza stampa-. Nel nostro Paese si stima siano presenti ancora dalle 32 alle 40 milioni di tonnellate d’amianto, tra 1 e 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in fibrocemento amianto su capannoni, strutture, edifici pubblici e privati, mentre sono 75.000 gli ettari di territorio in cui c’è una accertata contaminazione. Inoltre ci sono migliaia di edifici pubblici, tra scuole ed altre strutture, che ancora ‘ospitano’ manufatti contenenti amianto“. Una pesante eredità che si somma “a quella ancora più tragica delle morti legate all’esposizione a questo killer silenziosotra le 3mila e le 6mila l’anno. E aumenta la percentuale di persone che si ammalano senza aver avuto una esposizione di tipo professionale”.

“La via più diretta per il ripristino di questo incentivo sarebbe inserirlo, per tutte le taglie di impianti fotovoltaici, nel decreto di incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche per il 2018-2020 in fase di concertazione”. Oltre al vantaggio ambientale, “ripristinare l’extra-incentivo per la sostituzione delle coperture contenenti amianto con impianti fotovoltaici ridurrebbe i costi sanitari a carico della collettività e attiverebbe filiere economiche innovative e di qualità, dall’edilizia all’industria fotovoltaica, passando per gli installatori di pannelli e addetti alla bonifica”, rilanciando questi settori “nel segno della sostenibilità, della rigenerazione, dell’innovazione, della qualità”. Per tutte queste ragioni “è importante tornare agli incentivi per chi bonifica tetti con coperture in amianto e sostituisce le coperture con pannelli fotovoltaici”, è l’appello lanciato. Si tratta “della misura più efficace mai messa in campo per la bonifica delle coperture in amianto: grazie a questo strumento sono stati bonificati oltre 20 milioni di metri quadri di coperture in meno di due anni, realizzando centrali fotovoltaiche diffuse per più di 2.000 MegaWatt di potenza. Per contro, la soppressione di questo incentivo ha causato un sostanziale blocco delle bonifiche“.

#BastaAmianto con la sua compagna di sensibilizzazione e mobilitazione intende anche suscitare “un dibattito più ampio, che comprenda anche la delicata questione della gestione definitiva del fine vita di questi residui contenenti amianto, per cui in Italia mancano le strutture”.

>>Fonte: Agenzia Dire<<

16Apr 2018
L’inchiesta di Caterina dall’Olio, di Tv2000, sulla vicenda Eternit a Casale Monferrato. L’area non è del tutto bonificata e per ora sono più di 2.000 le vittime, soprattutto civili, che non sono mai entrate a contatto diretto con la fabbrica.
 
Dal 2014, anno in cui il processo per disastro ambientale è stato prescritto in cassazione, ci sono stati vari processi per accertare le responsabilità dell’azienda, ma nessuno è arrivato a una sentenza definitiva. Oggi lo scenario giuridico si apre verso il processo Eternit Bis, attualmente in corso per diverse centinaia di vittime, e, probabilmente, altri processi si apriranno nei prossimi anni visto che il picco delle morti è atteso dal 2020 in poi
 

13Apr 2018

La rivista scientifica International journal of environmental health research ha pubblicato l’ultimo studio del Centro di geologia e amianto dell’Arpacal – l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria –, che lavora da anni alla mappatura delle litologie con occorrenza di minerali di amianto naturale sul territorio regionale. Ma all’interno dello studio Asbestiform minerals in ophiolitic rocks of Calabria (southern Italy), condotto anche con la collaborazione con il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, si trovano considerazioni la cui utilità valica i confini calabresi.

Non a caso della ricerca si dà conto sull’ultimo notiziario del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), all’interno del quale si riassume – come del resto già noto – che la presenza di amianto in natura è legato agli affioramenti di Ofioliti (da ὄφις, serpente, e λίθος, roccia, per la loro caratteristica colorazione verdognola traslucida, che ricorda la pelle dei rettili). Le ofioliti, conosciute con il termine informale «rocce verdi», sono sezioni di crosta oceanica e del sottostante mantello (litosfera oceanica)  con la relativa copertura sedimentaria, e sono la testimonianza di un antico bacino oceanico di età giurassica noto nella letteratura geologica come Tetide.

La distribuzione e la concentrazione negli ammassi rocciosi dei minerali asbestiformi non è però uniforme, ma risulta estremamente variabile. In Calabria ad esempio gli affioramenti più consistenti, sfruttati anche a livello economico, sono localizzati sul Monte Reventino (in provincia di Catanzaro), mentre la specie di amianto più diffusa e quantitativamente più rilevante è rappresentata dalla tremolite, e subordinatamente dal crisotilo; sono presenti, inoltre, minerali fibrosi non regolamentati, ma ugualmente pericolosi per la salute (antigorite). In particolare – osservano dall’Snpa – le più elevate concentrazioni di asbesto sono state invariabilmente registrate in corrispondenza di fratture e lungo superfici di faglie, alle quali si associano comunemente zone cataclastiche e milonitiche.

Conoscere per proteggersi, dunque: i risultati di questo studio indicano come sia «necessario non soltanto determinare la concentrazione totale di amianto nelle rocce affioranti ma anche, e soprattutto, valutare la reale attitudine delle fibre ad essere rilasciate spontaneamente o a seguito di azioni antropiche». È infatti utile ricordare che, quando si discute di rischi connessi all’esposizione alle fibre di amianto, il pericolo non è insito nell’amianto in sé – che è un minerale naturalmente presente nell’ambiente, come si è visto – ma si fa riferimento «sia al cattivo stato di conservazione dei manufatti contenti amianto, installati in ambienti di vita e lavoro, sia alle alterazioni di rocce che per loro natura possono contenere mineralizzazioni fibrose classificabili come amianto».

Ecco perché una discarica (o un modulo di discarica) autorizzata ad ospitare amianto e debitamente controllata rappresenta un luogo sicuro per stoccare i rifiuti provenienti dalle bonifiche di questo minerale potenzialmente letale. Già nel 2007 il responsabile per l’amianto dell’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) spiegava a greenreport che «l’amianto è un minerale e sotto terra torna a fare il minerale. Ovviamente non tutti i siti sono adatti, ci devono essere delle condizioni particolari e poi deve essere esclusivamente dedicata a questo tipo di smaltimento una parte della discarica».

Eppure i territori, spesso inconsapevoli di questa realtà, continuano a percepire le discariche autorizzate – dove l’amianto viene stoccato una volta reso innocuo – come il problema anziché la soluzione al grande pericolo costituito dai manufatti in amianto presenti ovunque, dalle scuole agli ospedali alle nostre case. Non solo le bonifiche procedono a rilento, visto che a 26 anni dalla messa al bando dell’amianto se ne stima ancora la presenza di 32-40 milioni di tonnellate in tutta Italia, tanto da richiedere incentivi per la sua rimozione (magari sostituendolo sui nostri tetti con un pannello fotovoltaico), ma non sappiamo neanche dove mettere i rifiuti provenienti dalle poche bonifiche concluse.

Finora “la soluzione” è stata spesso quello di esportarlo all’estero, in genere in Germania, ma anche quest’orizzonte – ambientalmente ed economicamente più costoso, e dunque capace di rallentare le bonifiche stesse – potrebbe presto chiudersi. «Uno dei principali problemi è che mancano le discariche: a volte i monitoraggi non vengono effettuati perché poi nasce il problema di dove poter smaltire l’amianto», hanno recentemente ricordato dal ministero dell’Ambiente. Ma gli appelli finora sono serviti a poco: non soltanto le discariche adatte a contenere i rifiuti contenenti amianto sono troppo poche nel nostro Paese, ma continuano addirittura a calare.

 

>>Fonte greenreoport.it – Luca Aterini<<

30Mar 2018

In queste settimane è in discussione la bozza di un nuovo decreto che regolerà gli incentivi alle fonti rinnovabili per i prossimi 3 anni.

Il documento in questione andrebbe rivisto: una petizione online chiede che nel decreto che regolerà gli incentivi alle fonti rinnovabili sia ripristinato, per tutte le taglie di impianti fotovoltaici, l’extra incentivo per la rimozione delle coperture in fibrocemento amianto.

Nonostante siano passati 26 anni dalla messa al bando dell’amianto (con la Legge n. 257, del 27 marzo 1992), le stime relative alla presenza delle varie forme di amianto sul territorio italiano (tutte drammaticamente da rivedere al rialzo, visti i ritardi e le difficoltà nelle mappature), sono ancora troppo alte:

– tra 32.000.000 e 40.000.000 tonnellate di manufatti in amianto ancora diffusi sul territorio,
– 75.000 ettari di territorio in cui c’è una accertata contaminazione,
– tra 1 e 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in fibrocemento amianto su capannoni, strutture, edifici pubblici e privati,
– migliaia, tra scuole ed altre strutture, di edifici pubblici che ancora “ospitano” manufatti contenenti amianto.

Secondo i dati, l’amianto è responsabile di una cifra che si aggira tra le 3.000 e i 6.000 morti ogni anno (principalmente per mesotelioma maligno, ma anche per altre numerose forme di cancro), mentre la percentuale di persone che si ammalano senza aver avuto una esposizione di tipo professionale, aumenta: i casi di esposizione “ambientale” non potranno che aumentare con il passare del tempo, di pari passo con il deterioramento dei manufatti contenenti le fibre di amianto, che, progressivamente, verranno rilasciate nell’atmosfera in assenza di adeguate bonifiche.

Inoltre, si aggiunge, che la realizzazione di impianti fotovoltaici su coperture contestualmente bonificate, sia un criterio prioritario per la compilazione delle graduatorie dei registri e delle aste.

Per firmare la petizione >>clicca qui<<