Ambiente

14Lug 2017

Presentata alla Regione Lazio la nuova legge sulla Rigenerazione urbana. La norma, approvata dal Consiglio regionale, chiude una fase drammatica nella quale lo sviluppo urbanistico era sinonimo di distruzione del suolo e di aumento quantitativo.

Dopo 8 anni, finisce l’epoca delle deroghe. Uno dei primi atti di questa legislatura fu proprio la modifica del Piano casa, con l’abrogazione delle norme che prevedevano l’applicazione del piano in deroga alle leggi nazionali e alla pianificazione regionale sulle aree naturali protette, i parchi e le zone sottoposte a vincoli paesistici. Ora, per la prima volta dal 2009, nel Lazio finisce la stagione delle deroghe in tema di pianificazione urbanistica.

Lo spirito della legge: una relazione virtuosa tra edilizia e paesaggio. Il modello di sviluppo basato sull’aggressione del suolo ha prodotto bruttezza, disagio sociale, profitto per pochi e pessime condizioni di vita per molti. La nuova legge mostra attenzione alla bioedilizia, alla staticità, all’antisisimicità, il tutto con l’obiettivo di non consumare ulteriore suolo e a introdurre il riuso dei materiali frutto delle demolizioni. Un’idea di sviluppo basata sul rispetto del territorio, sulla capacità di produrre lavoro ed economie puntando su innovazione e sostenibilità.

Nuovo protagonismo ai comuni nella pianificazione, per favorire interventi che contribuiscano migliorare la qualità urbana e la vivibilità dei nostri quartieri mediante la realizzazione di nuove opere pubbliche e nuovi servizi per i cittadini.

Ecco i principali obiettivi della nuova legge:

Qualità, per favorire la qualità urbana con tanti interventi nelle zone più degradate. Come? I comuni potranno individuare gli ambiti territoriali di riqualificazione e recupero edilizio e prevedere premialità per il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, per le opere pubbliche e per le cessioni di aree aggiuntive.

Sicurezza e sostenibilità, i consigli comunali potranno inserire negli strumenti urbanistici generali vigenti ampliamenti, a questi scopi, del 20% della volumetria o della superficie utile esistente degli edifici a destinazione residenziale, per un incremento massimo di 70 mq. I comuni, inoltre, potranno accordare sconti sugli oneri di urbanizzazione se gli interventi riguarderanno la prima casa.

Nelle zone colpite dal terremoto, gli ampliamenti, con realizzazione di un corpo edilizio separato, potranno essere autorizzati anche in un altro lotto dello stesso comune, ma non in zona agricola. quanto alla ricostruzione dei comuni, la legge prevede anche disposizioni per la riformulazione degli strumenti urbanistici nei comuni del cratere, oltre a una serie di misure per la prevenzione e la riduzione del rischio.

07Lug 2017

Fino alle ore 16 del 28 luglio, i Comuni lombardi, le Unioni di Comuni o loro aggregazioni e le Comunità montane, potranno partecipare al bando che assegna contributi finalizzati a interventi di rimozione di cemento amianto e di altri Mca (materiali contenenti amianto) da edifici e strutture pubbliche”. Lo annuncia l’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Terzi.

I BENEFICIARI DEL PROVVEDIMENTO

“Con questo provvedimento – sottolinea l’assessore – la cui dotazione finanziaria complessiva ammonta a 140.668,88 euro, cerchiamo di promuovere la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici di proprietà degli Enti locali. I beneficiari sono quei soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, i cui criteri sono stati definiti con la deliberata numero 3494 approvata nella giunta del 30 aprile 2015″.

IL BANDO

 “Il bando – spiega Claudia Terzi – il cui finanziamento è a fondo perduto, prevede per gli Enti richiedenti una soglia massima di contributo pari a 15.000 euro. Le spese ammissibili riguardano la rimozione e lo smaltimento delle tipologie di rifiuti contenenti amianto. Vengono finanziati interventi relativi a lavori di rimozione dei manufatti in cemento-amianto, compreso il successivo smaltimento anche previo trattamento in impianti autorizzati, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il materiale, quindi, proviene da edifici e strutture pubbliche posizionati all’interno del territorio comunale e di proprietà dell’ente pubblico”.

INTERVENTI NON AMMISSIBILI 

Sono esclusi dal finanziamento: la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e la loro messa in opera; gli interventi terminati prima della pubblicazione del bando. “Con il precedente bando – conclude Terzi – siamo riusciti a finanziare 15 Comuni in sette provincie della nostra regione ammettendo al contributo, a fondo perduto, tutte le istanze pervenute da parte dei Comuni lombardi che hanno partecipato al bando e che vogliono mettere in sicurezza il loro territorio. Il nostro obiettivo è quello di rispondere ai bisogni dei cittadini e risolvere tutte quelle situazioni che sono a rischio. Con questo provvedimento, per permettere la partecipazione di un numero superiore di soggetti, abbiamo esteso la disponibilità anche alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane”.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il seguente link

30Giu 2017

Esiste un’Italia fondata sul mattone selvaggio. È quella dell’abusivismo edilizio, una piaga che secondo il Cresme, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce più di 20mila case ogni anno.  Una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.

È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico.

È la Campania a tenere salda  la testa della classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento costiero, con 764 infrazioni accertate dalle Capitanerie di porto e dalle altre forze dell’ordine, detenendo sul suo territorio il 20,3% del totale dei reati. Primato che riguarda anche il numero delle persone denunciate, 855, e dei sequestri, 234.

Al secondo posto si piazza la Puglia, con 445 infrazioni (l’11,8%), che lo scorso anno era quinta, al terzo la Calabria che, con 411 infrazioni (il 10,9%) scende di una posizione, e al quarto il Lazio, che, con 375 reati contestati, totalizza il 10% del totale. La Sicilia, quarta lo scorso anno, scivola all’ottavo posto, con il 5,6% dei reati nazionali.
Il numero dei reati contestati cala di un significativo – 16% rispetto all’anno precedente e scende ancora di più il numero dei sequestri, che segna -18,6%. Ma a sfregiare la costa è soprattutto il “vecchio abusivismo”, quello che da decenni sopravvive alle demolizioni, quello delle seconde case in riva al mare che godono delle particolari attenzioni dei politici, locali e nazionali, sempre attenti a impedire che arrivino le ruspe. 

 

23Giu 2017

Anche quest’anno – per il quarto anno consecutivo – l’Istituto per la Competitività (I-Com), in collaborazione con l’Enea, ha condotto un’indagine sulle caratteristiche energetiche degli edifici, che è stata inclusa nel Rapporto annuale della Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) sull’andamento del mercato immobiliare nel 2016. La promozione di costruzioni residenziali a basso consumo energetico, infatti, è un tassello chiave per il raggiungimento degli obiettivi energetico-ambientali che si è data l’Europa nel medio e lungo periodo. 

L’analisi condotta da I-Com si è soffermata su differenti aspetti, dal sentiment dei mediatori immobiliari ai dati relativi alle compravendite effettuate nel 2016, ed è il frutto delle elaborazioni delle risposte di oltre 500 agenti. Secondo lo studio del think tank europeo, si rileva una maggiore abilità, sia da parte di chi compra sia di chi vende un immobile, di saper valorizzare le caratteristiche energetiche dell’edificio: rispettivamente il 51% e il 40% ha una capacità almeno sufficiente (i dati del 2015 erano pari al 47% e al 34%). 

La principale criticità continua ad essere la scarsa qualità energetica degli edifici ristrutturati immessi sul mercato. I dati delle compravendite immobiliari nel comparto residenziale presentano, per il 2016, una netta dominanza degli edifici in classe G, il cui peso è compreso tra il 66% dei monolocali (-7% rispetto al 2015) e il 56% delle ville unifamiliari. Si riduce, rispetto all’anno precedente, la percentuale degli edifici compravenduti appartenenti alle prime tre classi energetiche, con valori che variano tra il 3% e il 7% a seconda della tipologia di immobile. Aumentano invece gli edifici nuovi in classi energetiche elevate (erano poco meno del 50% gli edifici compravenduti in classe energetica A+, A o B nel 2015 e passano ad un 60% nel 2016).  

Stabili i dati relativi agli edifici esistenti, con un 10% circa degli immobili in buono stato di conservazione o recentemente ristrutturati che appartengono alle prime tre classi energetiche, mentre permane la criticità degli immobili da ristrutturare (il 90% ricade nelle classi G o F). Poco più dell’11% degli edifici ristrutturati, invece, ricade nelle prime tre classi energetiche, in continuità con l’anno precedente. E’ quest’ultimo il dato più allarmante, perché indica che, in generale, chi decide di ristrutturare un immobile non tiene in adeguata considerazione l’opportunità di agire significativamente anche sul versante dell’efficientamento energetico dell’edificio, sprecando una finestra di opportunità che si ripresenterà solo dopo molti anni.  

Se da un lato, quindi, l’efficienza energetica ha decisamente preso piede per il segmento dei nuovi edifici, dall’altro rimane irrisolto il tema dello stock delle costruzioni esistenti. “La complessità di questo segmento -ha dichiarato Franco D’Amore, vicepresidente di I-Com- deve essere affrontata da innumerevoli fronti, che vanno dalla consapevolezza degli attori del mercato alla disponibilità di strumenti adeguati per codificare e comunicare le prestazioni energetiche degli edifici, fino al tema dell’accesso al credito. Tutti elementi che dovranno essere tenuti in considerazione nelle future politiche europee per la decarbonizzazione del settore residenziale e nella nuova Strategia Energetica Nazionale di prossima elaborazione”. 

 

Fonte La Stampa

22Mag 2017

L’ecobonus (le detrazioni fiscali specifiche per alcuni interventi di risparmio energetico) fu introdotto dalla Finanziaria 2007. L’ecobonus è stato prorogato, di anno in anno, fino ad oggi e, fino ad inizio 2017, rappresentava il principale incentivo per gli interventi di risparmio energetico negli edifici esistenti. Diversamente da altri incentivi, grazie all’opera di ENEA (che ogni anno pubblica un rapporto specifico per questo incentivo), è possibile una approfondita analisi che consente di comprendere successi e limiti dell’ecobonus. Il rapporto più recente si riferisce all’anno 2013 e contiene i seguenti dati.

Come è evidente, l’ecobonus ha avuto un enorme successo per alcuni interventi (sostituzione finestre e sostituzione di impianti di riscaldamento), che insieme rappresentano più del 90% di tutte le domande presentate. I restanti interventi sono invece stati scarsamente incentivati; in particolare le riqualificazioni globali e gli interventi sull’involucro opaco, senza i quali l’intervento non può definirsi una riqualificazione profonda (deep renovation).

Infatti, come mostra la tabella seguente, gli altri interventi consentono di risparmiare limitati quantitativi di energia, e dunque non possono qualificarsi come “riqualificazione profonda”. Al contrario, la coibentazione è l’intervento con la migliore efficacia, perché consente di risparmiare il maggiore quantitativo di energia (4 volte l’energia risparmiata grazie alla sostituzione dell’impianto termico). Per ottenere importanti diminuzioni dei consumi energetici è dunque necessario coibentare l’involucro opaco; in mancanza di ciò non si realizza alcuna riqualificazione profonda ma semplicemente una sostituzione di singole tecnologie.

La tabella (in particolare l’ultima colonna) svela anche l’efficienza economica dei singoli interventi, ovvero quanto è costato risparmiare quella quantità di energia. Gli interventi di coibentazione risultano secondo soli all’installazione di un impianto solare termico, ma con una efficienza superiore a quella dei restanti interventi, che hanno finora beneficiato dell’ecobonus.

La due tabelle precedenti sintetizzano i motivi per i quali è stato necessario introdurre l’ecobonus condomini, un nuovo incentivo, apposito per la coibentazione, grazie al quale ci si augura di ottenere elevati risparmi di energia con una elevata efficienza economica. Gli incentivi attuali, infatti, si sono mostrati capaci di stimolare gli interventi più semplici (quelli di mera sostituzione tecnologica più che veri e propri interventi edili): hanno generato vantaggi ambientali, sociali ed economici (tra i quali la crescita del PIL), ma in misura di molto inferiore rispetto a quanto avrebbero generato interventi di coibentazione dell’involucro e di deep renovation (riportati nelle prime due righe della Tabella 1). Con l’introduzione dell’ecobonus condomini, esistono ora tre diversi incentivi per riqualificare un condominio:

  • detrazioni fiscali del 50% per rinnovo edilizio (ristrutturazione/manutenzione);
  • ecobonus tradizionale (detrazioni fiscali del 65%);
  • ecobonus condomini (detrazioni fiscali del 70-75%).

L’ultima colonna rappresenta il costo massimo che lo Stato deve sostenere se l’intervento beneficia di quello specifico incentivo. Come si vede, l’incentivo più economico per lo Stato è proprio l’ecobonus condomini (ultime due righe); è vero che ha una intensità di contribuzione più elevata (70-75% contro 50-65%) ma ha massimali decisamente più bassi, stabiliti su suggerimento degli stessi operatori economici e dunque assolutamente congrui con i reali costi di questo tipo di intervento.

Per le famiglie ed i cittadini, il vantaggio dell’ecobonus condomini è evidentemente un altro, ovvero la possibilità di cedere il corrispettivo credito, in modo da trasformarlo in uno sconto sul costo dell’intervento (che ricordiamo, è più elevato di quello degli altri interventi e rappresenta la principale barriera all’esecuzione di questo tipo di interventi).

Questa possibilità, che rappresenta la maggiore novità dell’ecobonus condomini ed è stata pensata appositamente per questo tipo di interventi (l’ecobonus si è infatti mostrato valido per gli interventi più semplici e dunque non necessita di un meccanismo simile) non è ancora fruibile perchè siamo ancora in attesa delle indicazioni operative.

Il rischio è sempre quello di legare l’incentivo alla classe energetica che porterebbe il mercato non verso la deep renovation ma verso interventi semplici, di sola sostituzione tecnologica, nei quali la coibentazione ed i lavori prettamente edili sono limitati al minimo necessario per raggiungere una determinata classe energetica. In questo modo, muterebbe drasticamente il senso dell’incentivo, facendo perdere gran parte dei vantaggi in termini di sviluppo del PIL, dell’occupazion

15Mag 2017

Il nuovo Conto Termico, in vigore dal 31 maggio 2016, incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. I beneficiari sono Pubbliche Amministrazioni, imprese e privati che potranno accedere a fondi per 900 milioni di euro annui, di cui 200 destinati alla PAResponsabile della gestione del meccanismo e dell’erogazione degli incentivi è il Gestore dei Servizi Energetici.

Il nuovo Conto Termico è un meccanismo, nel suo complesso, rinnovato rispetto a quello introdotto dal decreto del 2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi (sono ricomprese oggi anche le società in house e le cooperative di abitanti), sono stati introdotti nuovi interventi di efficienza energetica. Le variazioni più significative riguardano anche la dimensione degli impianti ammissibili, che è stata aumentata, mentre è stata snellita la procedura di accesso diretto per gli apparecchi a catalogo.
 
 Altre novità riguardano gli incentivi stessi: sono infatti previsti sia  l’innalzamento del limite per la loro erogazione in un’unica rata (dai precedenti 600 agli attuali 5.000 euro), sia la riduzione dei tempi di pagamento che, nel nuovo meccanismo, passano da 6 a 2 mesi.
 
Con il nuovo Conto Termico è possibile riqualificare i propri edifici per migliorarne le prestazioni energetiche, riducendo i costi dei consumi e recuperando in tempi brevi parte della spesa sostenuta.
 

Il nuovo CT prevede incentivi più alti

  • fino al 65% della spesa sostenuta per gli “Edifici a energia quasi zero” (nZEB);
  • fino al 40% per gli interventi di isolamento di muri e coperture, per la sostituzione di chiusure finestrate, per l’installazione di schermature solari, l’illuminazione di interni, le tecnologie di building automation, le caldaie a condensazione;
  • fino al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e fino al 55% nel caso di isolamento termico e sostituzione delle chiusure finestrate, se abbinati ad altro impianto (caldaia a condensazione, pompe di calore, solare termico, ecc.);
  • anche fino al 65% per pompe di calore, caldaie e apparecchi a biomassa, sistemi ibridi a pompe di calore e impianti solari termici;
  • il 100% delle spese per la Diagnosi Energetica e per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) per le PA (e le ESCO che operano per loro conto) e il 50% per i soggetti privati, con le cooperative di abitanti e le cooperative sociali.

I requisiti

soggetti che possono richiedere gli incentivi del nuovo CT sono:
  1. Pubbliche Amministrazioni, inclusi gli ex Istituti Autonomi Case Popolari, le cooperative di abitanti iscritte all’Albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e dei loro consorzi costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonché le società a patrimonio interamente pubblico e le società cooperative sociali iscritte nei rispettivi albi regionali;
  2. Soggetti privati.
L’accesso ai meccanismi di incentivazione può essere richiesto direttamente dai soggetti ammessi o per il tramite di una ESCO: per le Pubbliche Amministrazioni attraverso la sottoscrizione di un contratto di prestazione energetica, per i soggetti privati anche mediante un contratto di servizio energia previsti dal d.lgs. 115/2008.
Dal 19 luglio 2016 (a 24 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs.102/2014), potranno presentare richiesta di incentivazione al GSE solamente le ESCO in possesso della certificazione, in corso di validità, secondo la norma UNI CEI 11352.
 

Gli incentivi

Gli incentivi sono regolati da contratti di diritto privato tra il GSE e il Soggetto Responsabile. Gli incentivi sono corrisposti dal GSE nella forma di rate annuali costanti della durata compresa tra 2 e 5 anni, a seconda della tipologia di intervento e della sua dimensione, oppure in un’unica soluzione, nel caso in cui l’ammontare dell’incentivo non superi i 5.000 euro.

Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano per l’accesso diretto possono richiedere l’erogazione dell’incentivo in un’unica soluzione, anche nel caso in cui l’importo del beneficio complessivamente riconosciuto superi i 5.000 euro.

Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano, invece, per l’accesso tramite prenotazione possono beneficiare di un pagamento in acconto ad avvio lavori e un saldo alla loro conclusione.

Per ciascuna tipologia di intervento sono definite le spese ammissibili, ai fini del calcolo del contributo, nonché i massimali di costo e il valore dell’incentivo.

Gli incentivi del nuovo CT non sono cumulabili con altri incentivi statali, fatti salvi i fondi di rotazione, i fondi di garanzia e i contributi in conto interesse.

Alle PA (escluse le cooperative di abitanti e le cooperative sociali) è consentito il cumulo degli incentivi con incentivi in conto capitale, anche statali, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo del 100% delle spese ammissibili. 

Gli interventi incentivabili

1) Interventi di incremento dell’efficienza energetica in edifici esistenti (RISERVATI ALLE PA)

Efficientamento dell’involucro

  • coibentazione pareti e coperture;
  • sostituzione serramenti;
  • installazione schermature solari;
  • trasformazione degli edifici esistenti in “nZEB”;
  • illuminazione d’interni;
  • tecnologie di building automation.
Sostituzione di impianti esistenti per la climatizzazione invernale con impianti a più alta efficienza come le caldaie a condensazione.
 
2) Interventi di piccole dimensioni di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza
 
Sostituzione di impianti esistenti con generatori alimentati a fonti rinnovabili:
  • pompe di calore, per climatizzazione anche combinata per acqua calda sanitaria;
  • caldaie, stufe e termocamini a biomassa;
  • sistemi ibridi a pompe di calore.

Installazione di impianti solari termici anche abbinati a tecnologia solar cooling per la produzione di freddo.

Gli interventi devono essere realizzati utilizzando esclusivamente apparecchi e componenti di nuova costruzione e devono essere correttamente dimensionati in funzione dei reali fabbisogni di energia termica.
 

I meccanismi di accesso

L’accesso agli incentivi può avvenire attraverso 2 modalità:

1) ACCESSO DIRETTO: per gli interventi realizzati dalle PA e dai soggetti privati, la richiesta deve essere presentata entro 60 giorni dalla fine dei lavori.
E’ previsto un iter semplificato per gli interventi riguardanti l’installazione di uno degli apparecchi di piccola taglia (per generatori fino a 35 kW e per sistemi solari fino a 50 mq) contenuti nel Catalogo degli apparecchi domestici, reso pubblico e aggiornato periodicamente dal GSE.
 
2) PRENOTAZIONE: per gli interventi ancora da realizzare da parte delle PA e delle ESCO che operano per loro conto, erogazione di un primo acconto all’avvio e il saldo alla conclusione dei lavori.
Per la prenotazione dell’incentivo, le PA, ad eccezione delle cooperative di abitanti e delle cooperative sociali, possono presentare la scheda-domanda a preventivo, qualora si verifichi una delle seguenti condizioni in presenza di:

A) una Diagnosi Energetica e un atto amministrativo attestante l’impegno alla realizzazione di almeno un intervento tra quelli indicati nella Diagnosi Energetica;

B) un contratto di prestazione energetica stipulato tra la PA e una ESCO;

C) un provvedimento o un atto amministrativo attestante l’avvenuta assegnazione dei lavori con il verbale di consegna dei lavori.

La richiesta di prenotazione deve essere accettata dal GSE. In tal caso, quest’ultimo procede a impegnare, a favore del richiedente, la somma corrispondente all’incentivo spettante.
12Mag 2017

1)    Per chi è nelle immediate vicinanze (entro 1km): si consiglia di evacuare le abitazione quantomeno per i prossimi 4 giorni per poi farvi ritorno dopo lavaggio con acqua. Evitare assolutamente il lavaggio a pressione perché alza le fibre di amianto e quindi ne crea aerodispersione e il conseguente rischio di inalazione;

2)    Uso di maschere. Tenendo presente il rischio amianto in ragione di quanto dichiarato dalla Procura della Repubblica di Velletri, l’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia l’utilizzo di maschere con filtro FFP3 nel raggio di 1 km. Tale raccomandazione può essere estesa anche a coloro che vivono nelle zone limitrofe il rogo (e comunque entro i 5km). Tali dispositivi sono sufficienti per evitare il rischio di inalazione di polveri e fibre di amianto. Tenendo presenti i venti, non può essere escluso il rischio anche per distanze più elevate. Fino a che non ci sarà una copiosa pioggia, sarebbe opportuno continuare a utilizzare le maschere ai fini precauzionali;

3)     Rischio alimentare: il rischio più elevato è l’eventuale consumo di frutta e verdura coltivati nelle zone limitrofe il rogo. Si consiglia di evitare il consumo dei cibi prodotti nei 5 km dal rogo. Per i cibi prodotti oltre i 5 km, è necessario un lavaggio con abbondante flusso d’acqua, anche se non sempre queste misure igieniche possono essere ritenute sufficienti. Il fatto che c’è stato vento e non la pioggia, potrebbe aver fatto disperdere le fibrille di amianto anche a distanze notevoli;

4)  Rischio per il consumo di acqua: per le attività entropiche (cucinare, misure igieniche del corpo e della casa, etc.) e specialmente per bere è sconsigliabile l’utilizzo di acqua che possa risultare contaminata, in particolare quella dei pozzi. Per i prossimi 10 giorni, occorrerebbe consumare esclusivamente acqua in bottiglia;

5)   Per quanto riguarda i bambini e chi ha problemi respiratori, sarebbe preferibile che nell’arco di 1 km dal rogo sia ridotta al minimo l’esposizione dei bambini (e delle donne in stato di gravidanza);

6)   Per quanto riguarda i pozzi: Se i pozzi sono chiusi con apposita copertura, non vi dovrebbero essere entrate quantità rilevanti delle polveri dei fumi dell’incendio tanto da rendere rischioso l’uso dell’acqua. Nel caso contrario, se i pozzi sono aperti, è assolutamente sconsigliato berne l’acqua, e sarebbe opportuno segnalare il rischio in modo adeguato. Ovviamente, chiuderli ora non basterebbe in quanto sono stati esposti a inquinamento almeno da due giorni. Potrebbero anche essere eseguiti accertamenti sui flussi dell’acqua per constatare se, eventualmente, i pozzi sono stati inquinati attraverso la falda.

7)      Per gli edifici pubblici e scuole e per gli opifici industriali: per le parti esterne, utilizzare getti d’acqua in grado di risolvere la problematica legata alla eventuale presenza di fibre; allo stesso modo anche gli stessi terrazzi e balconi possono essere lavati con abbondante quantità di acqua e sapone (tipo quello di Marsiglia). Si deve evitare la candeggina per il rischio di interazione con le diossine e altri cancerogeni.

05Mag 2017

In  occasione della recente Giornata Mondiale dedicata alle Vittime dell’Amianto, la Regione Emilia-Romagna ha presentato il nuovo piano di gestione di questo materiale, sia in ambito edile, che sanitario-assistenziale.

Tra gli obiettivi del nuovo Piano Amianto, frutto di un lungo confronto, e che rientra nel più ampio Piano regionale della Prevenzione 2015-2018, c’è l’ulteriore consolidamento della sorveglianza epidemiologica e sanitaria, della conoscenza sulle attuali esposizioni all’amianto e il miglioramento della tutela della salute e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio. Tra le azioni previste, la “sistematizzazione” di archivi regionali informatizzati dei lavoratori esposti ed ex esposti, il miglioramento dei processi di acquisizione delle informazioni sulla diffusione di amianto nelle condotte degli acquedotti, il consolidamento della capacità d’analisi dei laboratori.

Per effettuare le bonifiche e i controlli secondo criteri di priorità, in raccordo con gli altri enti coinvolti, il Piano vuole approfondire le più efficaci modalità di mappatura e promuovere procedure semplificate fra i diversi enti pubblici per gestire le segnalazioni per presenza di amianto. Non solo: si punta a favorire procedure semplificate per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini; attualmente questa tipologia di raccolta è già presente circa nell’80% dei Comuni e gratuita nel 50%.  Per tutelare ancora di più i lavoratori che sono esposti – o che sono stati esposti – all’amianto, il Piano prevede la costruzione di un programma regionale di assistenza, informativa e sanitaria, dedicata ai lavoratori nei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl, e l’istituzione di una rete regionale per la presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. Il Piano, inoltre, vuole migliorare la qualità della cura di questi pazienti attraverso la messa a punto di un modello che consenta la presa in carico globale, in grado di fornire la migliore assistenza sia in ospedale che sul territorio.

Per quanto riguarda, invece, il tema dei rifiuti, allo stato attuale una parte consistente di materiali con amianto viene conferita in impianti di smaltimento all’estero, soprattutto in Germania, con costi considerevoli, dovuti anche all’alta incidenza del trasporto. Solo il 6% dei rifiuti contenenti amianto (RCA) prodotti in Emilia-Romagna viene conferito nelle discariche regionali (2 quelle idonee). Alla luce del Piano nazionale Amianto e della necessità di tendere a una autosufficienza territoriale, il nuovo Piano regionale pone quindi l’esigenza di individuare, da parte delle amministrazioni, aree idonee per localizzare discariche per rifiuti che contengono amianto e percorsi finalizzati alla realizzazione di impianti di smaltimento regionali.

Negli ultimi 10 anni, la Regione (assessorato alle Politiche ambientali) ha destinato oltre 18 milioni di euro di contributi a pubblici e privati (aziende) per la bonifica. Di questi, 2,7 milioni sono serviti per effettuare rimozioni d’amianto in 20 scuole già mappate dalla Sanità col Piano del 1996, oltre ad altre 52 scuole extra mappatura. Sul totale, 7 milioni sono stati stanziati all’inizio di questa legislatura per gli interventi nelle imprese. Inoltre, in seguito al terremoto del 2012, sono state rimosse e smaltite 6.500 tonnellate di macerie contenenti amianto, con una spesa complessiva di 3,2 milioni di euro.

Da sempre la Regione ha mostrato una particolare attenzione alla protezione dai rischi legati alla presenza di amianto. Nel 1992, con un’apposita legge (la n. 257), l’Italia mette al bando tutti i prodotti con amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione del minerale, in quanto cancerogeno, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo è fissato all’aprile 1994. Già due anni dopo (era il 1996) l’Emilia-Romagna ha approvato il primo Piano Amianto e istituito – prima Regione in Italia – il Registro Mesoteliomi (ReM) regionale

26Apr 2017

Sono 107.000 le persone nel mondo che ogni anno muoiono per malattie collegate all’amianto, materiale ancora ampiamente utilizzato nonostante la riconosciuta pericolosità. Questo perché non esiste una normativa internazionale vincolante che ne limiti la produzione e la commercializzazione, come potrebbe essere la Convenzione di Rotterdam: questo trattato fu stipulato per  disciplinare gli scambi internazionale di materiali chimici pericolosi al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. Tra questi materiali, non è presente l’amianto.

Il prossimo incontro tra i paesi firmatari avverrà a Ginevra nel mese di maggio e in quella sede potrebbero essere prese decisioni importanti. Negli ultimi dieci anni, si è cercato di far inserire l’amianto crisotilo nell’elenco della Convenzione di Rotterdam al fine di porre restrizioni alla sua commercializzazione. Ma questo importante traguardo è stato bloccato da alcuni paesi che guadagnano direttamente dalla sua esportazione.

Ad oggi sono circa 60 le nazioni ad aver bandito l’amianto, ma molto ne viene ancora prodotto e utilizzato: i principali produttori sono la Russia, con il 50% della produzione globale, la Cina con il 20%, il Brasile con il 15,6% e il Kazakistan con il 10,8%.

Per superare il problema, un gruppo di 12 paesi africani ha proposto un emendamento al sistema di voto. L’emendamento chiede un metodo di voto maggioritario del 75% laddove non sia possibile raggiungere il consenso. Questo permetterà di inserire nell’elenco le sostanze chimiche pericolose che ora sono sottoposte al veto. L’emendamento renderà la procedura di voto coerente con le altre convenzioni, come la Convenzione di Basilea e di Stoccolma.

 

10Apr 2017

Con decreto direttoriale  n. 110/STA del 21.3.2017 è stato prorogato fino al 30 aprile 2017 il termine per la presentazione delle domande di ammissione al fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica mediante rimozione e smaltimento dell’amianto e dei manufatti in cemento-amianto su edifici e strutture pubbliche relativo all’annualità 2016.

Le domande, conformi ai criteri indicati dal bando approvato con decreto n.1/STA del 10.1.2017, potranno essere presentate da parte delle pubbliche amministrazioni interessate tramite l’applicativo relativo al sito: amiantopa.minambiente.ancitel.it

Con l’art. 56, co. 7, della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 (cd. “collegato ambiente”), è stata prevista l’istituzione, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (“MATTM”), di un Fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di beni contaminati da amianto, al fine di promuovere la realizzazione di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, con una dotazione finanziaria di 5,536 milioni di euro per l’anno 2016 e di 6,018 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

Con successivo decreto del MATTM del 21 settembre 2016, in attuazione del predetto articolo, sono state regolate le modalità generali di funzionamento del fondo ed individuati i criteri di priorità per l’assegnazione dei finanziamenti.

Il decreto stabilisce che il fondo è finalizzato a finanziare i costi per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica mediante rimozione e smaltimento dell’amianto e dei manufatti in cemento-amianto su edifici e strutture pubbliche insistenti nel territorio nazionale, rimandando a bandi pubblicati su base annuale per il dettaglio delle procedure di assegnazione.

In particolare, il decreto stabilisce, ai fini della valutazione delle domande, i seguenti criteri di priorità:

  • interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi;
  • interventi relativi ad edifici pubblici per i quali esistono segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto;
  • interventi relativi ad edifici pubblici per i quali si prevede un progetto cantierabile in 12 mesi dall’erogazione del contributo;
  • interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno di un Sito di Interesse Nazionale e/o inseriti nella mappatura dell’amianto ai sensi del Decreto Ministeriale n.101 del 18 marzo 2003.

In attuazione di quanto previsto dal decreto il MATTM ha emanato, con riferimento all’annualità 2016, il bando (D.D. n. 1 del 10 gennaio 2017 – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – del 24 gennaio 2017), nel quale sono definiti ulteriori dettagli sulle modalità di accesso delle domande, sui criteri di valutazione e formazione della graduatoria e di finanziamento, nonché forniti gli allegati tecnici per la definizione della documentazione di supporto alla domanda.