Ambiente

13Ott 2017

Al via un nuovo bando per tutelare e migliorare la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di materiale particolato in atmosfera e nei centri urbani: l’iniziativa rientra nel pacchetto “Aria pulita!”, che comprende un investimento complessivo di circa 15 milioni di euro per una serie di interventi.

Il bando da 4,8mln sulla sostituzione caldaie. In particolare, la Regione mette a disposizione contributi fino a 10mila euro che possono essere utilizzati per rottamare le vecchie caldaie a biomassa legnosa e sostituirle con innovativi generatori di calore, che non inquinano e fanno risparmiare. Il contributo può essere usato anche per l’acquisto di pannelli solari termici.

A disposizione anche contributi fino a 2mila euro per l’installazione di elettrofiltri, cioè di sistemi che servono ad abbassare le emissioni degli impianti a biomasse legnose. I finanziamenti sono pari al 60% del totale della spesa. Possono accedere alle agevolazioni sia i soggetti pubblici che i privati.

I due interventi possono riguardare anche la stessa unità immobiliare comunque già dotata di impianto di riscaldamento, e coinvolgere più unità immobiliari di cui il beneficiario abbia la disponibilità documentata, purché si rispetti il principio 1 unità immobiliare = 1 intervento finanziato (caldaie + elettrofiltri).

Il costo del singolo intervento ammissibile non potrà comunque superare il valore di 10mila euro (se prevista la “sostituzione delle caldaie a biomassa legnosa”) e di 2.000 euro (se l’investimento prevede “installazione di elettrofiltri”). La Regione Lazio, sulla base di questi massimali di investimenti ammessi, concede un contributo a fondo perduto pari al 60%.

Le domande devono essere presentate esclusivamente per via telematica compilando il Formulario disponibile on-line sulla piattaforma GeCoWEB accessibile dal sito www.lazioinnova.it a partire dalle ore 12  del 17 ottobre 2017.

09Ott 2017

Si terrà dal 9 al 13 ottobre, presso il Ministero della Salute, la mostra itinerante BastAmianto.
Presentata a Firenze per la prima volta nel novembre 1991, la mostra ha lo scopo di informare i visitatori su tutto quello che bisogna sapere per un corretto approccio con il problema dell’amianto. Organizzata e realizzata da alcuni operatori del Servizio Sanitario Nazionale con il supporto della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, la mostra è stata presentata in numerose città italiane e visitata da numerose migliaia di persone.

La Legge 27 marzo 1992, n. 257 ha sancito la cessazione dell’impiego dell’amianto. Nonostante i progressi e i traguardi raggiunti, non ultima la II Conferenza Governativa Nazionale Amianto tenutasi a Venezia nel 2012 e l’istituzione del Tavolo Interistituzionale Amianto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con Nucleo Tecnico operativo coordinato dal Ministero della salute (Accordo 66/CU del 5 maggio 2016), il tema dell’amianto deve ancora trovare completa soluzione per le diverse aree di interesse: cura e ricerca sanitaria; bonifiche e gestione dei rifiuti ambientali; rivendicazioni e contenziosi di aspetto sociale. 

Permangono, inoltre, evidenze circa il rischio di importazioni misconosciute di articoli contenenti amianto contrariamente alle restrizioni imposte anche dalla voce n. 6 dell’allegato XVII del Regolamento (CE) n.1907/2006 sui prodotti chimici, per l’attuazione del quale il Ministero della Salute è Autorità Competente Nazionale.

In questo contesto, insieme ai media tradizionali si sono moltiplicati i mezzi di comunicazione, tuttavia le voci, diversificate e numerose, non sono sempre qualificate, a danno di una corretta informazione per i cittadini.

Il Ministero della salute, nel presentare la mostra e favorire la diffusione della preziosa iniziativa, coglie lo spunto per fare il punto sull’attuale orientamento finalizzato a governare la complessa materia, anche in vista della 3^ Conferenza Governativa Nazionale preannunciata per il 24-25 novembre a Casale Monferrato.

Scarica il programma della mostra.

06Ott 2017

Durnate l’ultima Commissione Ambiente, il Ministro delle Infrastrutture Grazia Delrio ha confermato la volontà del Governo di prolungare e, in alcuni casi ampliare, le vari agevolazioni fiscali relative a Ecobonus, Sismabonus, bonus ristrutturazioni e bonifica amianto.

I benefici e le agevolazioni oggi previsti per  la ristrutturazione delle abitazioni o per la riqualificazione energetica degli edifici devono essere confermati nella misura attuale. Inoltre, le detrazioni fiscali per tutti i lavori edili, e per tutti i soggetti, vanno trasformate in credito d’imposta cedibile dalle famiglie e dalle imprese alle banche.

È questa la strada maestra per consentire alle famiglie e alle imprese di ottenere liquidità per poter realizzare l’investimento sulla propria abitazione o sull’immobile dell’impresa per il quale si ha diritto all’agevolazione fiscale.

Questa opportunità – che la Legge di Bilancio 2017 riserva solamente agli “incapienti” , cioè a coloro che dichiarano redditi entro le soglie della “no tax area”,  e solo per i lavori  di efficientamento energetico nell’ambito dei condomini – è sicuramente positiva. Restringe eccessivamente, tuttavia, il perimetro degli utilizzatori depotenziando la possibilità di generare una spinta sufficiente ad aumentare la liquidità delle famiglie e di conseguenza la domanda interna.

Dalle analisi svolte dal CNA (Consiglio Nazionale Artigianato e Pmi) risulta evidente che, se si considera al 3,6% il tasso praticato dalle banche per i mutui destinati alla ristrutturazione delle abitazioni, trasformare le detrazioni in credito d’imposta cedibile avrebbe come risultato  la copertura del 42,52% dell’investimento che si intende realizzare per la ristrutturazione (invece della detrazione del 50% diluita in 10 anni), copertura  che toccherebbe il 55,28% degli investimenti nel caso di una riqualificazione energetica (al posto della detrazione del 65% diluita in dieci anni).

Le famiglie avrebbero denaro spendibile subito, generando in questo modo in soli due anni, secondo le stime del Centro Studi CNA, una domanda di lavori nel settore delle costruzioni pari a circa 5 miliardi di euro che migliorerebbe sensibilmente il tono economico dell’intero comparto.

29Set 2017

Johnson Controls, leader globale tecnologico per la fornitura di apparecchiature, sistemi e servizi per l’edilizia smart, ha realizzato – in collaborazione con Scenari Immobiliari – il primo Osservatorio dedicato al settore del Real Estate.

L’Osservatorio, focalizzato sull’efficienza energetica e sulla sicurezza degli immobili, affronta un tema destinato a diventare sempre più rilevante nella vita di tutti i giorni. Gli edifici infatti sono driver fondamentali della domanda di energia e in Italia, quelli con oltre 40 anni di vita – oltrepassati i quali si rendono necessari interventi di manutenzione straordinaria per mantenere gli standard funzionali – rappresentano il 70 per cento del totale, costituendo da un lato una problematica, ma anche una grande opportunità.

Prendendo in considerazione lo stato dell’arte, l’Osservatorio analizza i vantaggi che la tecnologia può offrire a sostegno dell’attuale ripresa immobiliare – confermata dalla crescita del fatturato nazionale annuo (+2,5%) nel 2016 e dall’aumento del 4% stimato per il 2017.

Secondo lo studio, lo sviluppo di edilizia green, ritenuta particolarmente interessante dagli investitori nazionali ed insostituibile dagli internazionali, aiuterà a rafforzare questa tendenza del mercato, attirando una fetta sempre maggiore di investimenti grazie a benefici economici – derivanti dalla riduzione dei costi operativi e manutentivi, dall’aumento del valore del bene e dalla riduzione dei tempi di vacancy – e di immagine.

26Set 2017

Doccia fredda per i genitori dei circa 700 alunni dell’Istituto Primario Francesco Crispi, in zona Monteverde, a Roma. All’interno del giardino della scuola sono individuati dei serbatoi in amianto, la cui presenza doveva essere eliminata prima della riapertura dei banchi. Ma, a causa di ritardi della ditta nelle attività di bonifica, così non è stato: da qui la decisione dell’Assessore ai Lavori Pubblici del XII Municipio – Valerio Andronico – di sospendere immediatamente le attività didattiche.

15Set 2017

La cessione del credito per le spese effettuate dal 1/1/2017 al 31/12/2021 dai soggetti “incapienti”

Per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, compresi quelli che danno diritto alle maggiori detrazioni del 70 e 75%, i condòmini che, nell’anno precedente a quello di sostenimento della spesa, si trovano nella cosiddetta “no tax area” (incapienti) possono cedere un credito pari alla detrazione Irpef spettante.  Si considerano “incapienti” i contribuenti che hanno un’imposta annua dovuta inferiore alle detrazioni (da lavoro dipendente, pensione o lavoro autonomo) spettanti.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
  • di altri soggetti privati (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

I soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, la facoltà di cessione. È esclusa la cessione del credito in favore delle amministrazioni pubbliche.

La cessione del credito, derivante dalle maggiori detrazioni del 70 e 75%, da parte di soggetti diversi dagli “incapienti”

Per i lavori eseguiti dal 1° gennaio 2017 sulle parti comuni degli edifici condominiali, per i quali si ha diritto alle detrazioni più elevate del 70 e del 75%, i beneficiari, diversi dai soggetti incapienti, possono scegliere di cedere il credito:

  • ai fornitori che hanno effettuato gli interventi
  • ad altri soggetti privati (persone fisiche, anche se esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti).

Non possono cederlo, invece, a istituti di credito, intermediari finanziari e amministrazioni pubbliche. I soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, la facoltà di cessione.

Il Credito cedibile

Per i soggetti incapienti, il credito d’imposta cedibile corrisponde:

  1. alla detrazione del 65% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici
  2. alla detrazione del 70% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, per gli interventi condominiali che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio stesso
  3. alla detrazione del 75% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, per interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 26 giugno 2015).

Tutti gli altri soggetti, diversi dagli incapienti, possono invece cedere solo il credito d’imposta corrispondente alle detrazioni indicate nei punti 1 e 2. Il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile.

Chi riceve il credito può cedere, in tutto o in parte, il credito d’imposta acquisito solo dopo che tale credito è divenuto disponibile. Il credito d’imposta diventa disponibile dal 10 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui il condominio ha sostenuto la spesa e nei limiti in cui il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta. Il credito ceduto ai fornitori si considera disponibile dal 10 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui il fornitore ha emesso fattura comprensiva del relativo importo.

Come avviene la cessione

Il condomino che cede il credito, se i dati della cessione non sono già stati indicati nella delibera condominiale che approva gli interventi, deve comunicare all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’avvenuta cessione del credito e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo, oltre ai propri dati.

L’amministratore del condominio effettua le seguenti operazioni:

  • comunica annualmente all’Agenzia delle Entrate i dati del cessionario, l’accettazione da parte di quest’ultimo del credito ceduto e l’importo dello stesso, spettante sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente. In mancanza di questa comunicazione la cessione del credito è inefficace
  • consegna al condomino la certificazione delle spese a lui imputabili, indicando il protocollo telematico con il quale ha effettuato la comunicazione all’Agenzia.

I condòmini appartenenti ai cosiddetti “condomini minimi” che, non avendo l’obbligo di nominare l’amministratore, non vi abbiano provveduto, possono cedere il credito incaricando un condomino di effettuare gli adempimenti con le stesse modalità previste per gli amministratori di condominio.

Come si utilizza il credito ricevuto

Il credito d’imposta attribuito al cessionario, che non sia oggetto di successiva cessione, va ripartito in dieci quote annuali di pari importo. Tali quote sono utilizzabili in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

 

06Set 2017

90 milioni di euro per interventi e lavori di messa in sicurezza dei territori del Lazio più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera. Le risorse provengono dal programma Por-Fesr 2014-2020 e gli uffici hanno elaborato gli elenchi degli interventi ritenuti ammissibili e motivato quelli considerati non accettabili.

225 progetti vagliati positivamente. Entro la fine di ottobre sarà effettuata un’altra scrematura, attraverso dei sopralluoghi svolti dagli uffici regionali competenti, cui seguirà la graduatoria definitiva che – secondo i punteggi raggiunti – darà inizio ai lavori che saranno realizzati sino ad esaurimento dell’intera somma disponibile.

90 milioni divisi in due categorie di intervento: 55 milioni di euro per i dissesti gravitativi e 35 milioni di euro per i dissesti idraulici. Questi ultimi, a loro volta, si suddivideranno così:

  • 15 milioni e 750mila euro su base territoriale o per Territorio ex Bacino del Tevere, distretto idrografico dell’appennino centrale;
  • 8 milioni e 750mila euro per Territorio ex Bacino Liri-Garigliano distretto idrografico dell’appennino meridionale;
  • 10 milioni e 500mila euro per Territorio ex Bacini Regionali ed interregionali.

In questa preselezione i punteggi sono stati definiti su indice di priorità parziale: dissesto gravitativo, fino a 85 punti; dissesto idraulico nel territorio ex Bacino del Tevere fino a 60 punti; dissesto idraulico nel territorio ex Bacino Liri-Garigliano fino a 77,5 punti; dissesto idraulico nel territorio degli ex Bacini Regionali ed interregionali fino a 77,5 punti.

I 225 interventi che concorreranno ai finanziamenti sono così divisi per provincia: 78 sono in provincia di Frosinone, 14 sono in provincia di Latina, 47 sono in provincia di Rieti, 39 sono in provincia di Roma, 47 sono in provincia di Viterbo.

30Ago 2017

Aspetti Principali

  • Circa 125 milioni di persone nel mondo sono esposte all’amianto sul posto di lavoro.
  • Tutte le forme di amianto, compreso il crisotile, sono cancerogene per gli esseri umani.

Che cos’è l’amianto?

L’amianto è un minerale fibroso naturale che presenta caratteristiche come resistenza alla trazione, scarsa conduzione del calore e della relativa resistenza all’attacco chimico. Per questi motivi, l’amianto viene utilizzato per l’isolamento negli edifici e come ingrediente in numerosi prodotti quali tegole per coperture, linee di alimentazione idrica e coperte per incendio, frizioni e fodere, guarnizioni e pastiglie per automobili.

Le principali forme di amianto sono crisotili (amianto bianco) e crocidolite (amianto blu). Altre forme includono l’amosite, l’anthophylite, tremolite e actinolite.

Perché l’amianto è un problema?

Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani. L’esposizione all’amianto, compreso il crisotile, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie, nonché anche del mesotelioma (un cancro delle linizioni pleuriche e peritoneali). L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.

Attualmente, circa 125 milioni di persone nel mondo sono esposte all’amianto sul posto di lavoro. Circa la metà delle morti da cancro professionale sono causate da amianto. Inoltre, si stima che diverse migliaia di decessi all’anno possano essere attribuite all’esposizione all’amianto in ambienti domestici. È stato anche dimostrato che la coesposizione con i fumi del tabacco e le fibre di amianto aumenta notevolmente il rischio di cancro ai polmoni.

Le risposte dell’OMS

La risoluzione 58.22 dell’Assemblea mondiale sulla prevenzione del cancro sollecita gli Stati membri a prestare particolare attenzione al cancro, per cui l’esposizione evitabile è un fattore cruciale, compresa l’esposizione a sostanze chimiche sul luogo di lavoro e nell’ambiente.

Con la risoluzione 60.26, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto all’OMS di svolgere una campagna globale per l’eliminazione delle malattie legate all’amianto “… tenendo conto del diverso approccio alla regolamentazione delle sue varie forme – in linea con gli strumenti giuridici internazionali pertinenti … “. Gli interventi economici per la prevenzione delle malattie polmonari professionali dall’esposizione all’amianto sono tra le opzioni politiche per l’attuazione del piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non comunicate (2013-2020), come approvato dalla sessantesima Assemblea mondiale della sanità nella risoluzione WHA66.10 del 2013.

L’eliminazione delle malattie legate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotile, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.

L’OMS, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con altre organizzazioni intergovernative e la società civile, lavora con gli Stati verso l’eliminazione delle malattie legate all’amianto, attraverso questi punti fermi:

  • riconoscendo che il modo più efficace per eliminare le malattie legate all’amianto è quello di interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto;
  • fornendo informazioni sulle soluzioni per sostituire l’amianto con sostituti più sicuri e sviluppando meccanismi economici e tecnologici per stimolare la sua sostituzione;
  • adottando misure per prevenire l’esposizione all’amianto e durante la rimozione dell’amianto (abbattimento);
  • migliorando i servizi di diagnosi precoce, di trattamento e di riabilitazione per le malattie legate all’amianto;
  • creando registri di persone con esposizioni passate e/o correnti all’amianto e organizzando la sorveglianza medica dei lavoratori esposti;
  • fornendo informazioni sui pericoli connessi ai materiali e prodotti contenenti amianto e sensibilizzando per un trattamento dei rifiuti contenenti amianto equiparato a quello dei rifiuti pericolosi.

 

25Ago 2017

Tutti gli edifici di edilizia residenziale pubblica a totale proprietà del Comune di Firenze sono ‘amianto free’: son terminati infatti i lavori di sostituzione su tutte le coperture in cemento-amianto di 32 immobili. Nel complesso i lavori per la bonifica e la rimozione dell’amianto, effettuati negli ultimi 10 anni, hanno un valore pari a circa 8 milioni di euro.

In 9 di questi edifici (situati quattro in via Canova, due in via Della Casella, uno via Signorelli, uno in via della Nave di Brozzi e uno via val’d’Ombrone), oltre alla rimozione delle coperture in amianto, sono stati installati sui nuovi tetti pannelli fotovoltaici attraverso il programma ‘OUT amianto – IN fotovoltaico’, un progetto sperimentale ideato e realizzato da Casa spa.

“Tutti gli edifici popolari di proprietà interamente del Comune sono ‘amianto free’ e non hanno più le coperture in eternit – ha detto l’assessore Funaro -. È un risultato importante che abbiamo realizzato sul nostro patrimonio di edilizia residenziale pubblica grazie all’operato di Casa spa, che ha condotto in tutta sicurezza le operazioni di bonifica prima e rimozione dopo delle coperture in cemento-amianto, che sono state monitorare attentamente e costantemente nel tempo. Bene, poi, il progetto ‘OUT amianto – IN fotovoltaico’ che ci ha permesso di andare avanti nel rendere il nostro comune sempre più green, poiché ha portato all’installazione di pannelli fotovoltaici sulle nuove coperture di 9 edifici popolari”.

21Ago 2017

Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre, uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina.

L’amianto ingerito fa male, lo dice un rapporto dello IARC, agenzia di ricerca sul cancro dell’organismo Mondiale della Sanità (OMS). Il rapporto recita: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo.” L’ingestione di amianto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).

C’è un rischio in Italia che viene fortemente sottovalutato ed è il rischio di inquinamento da amianto proveniente dalle tubazioni per la distribuzione dell’acqua potabile. Infatti non c’è una norma specifica che vieta la presenza di amianto nell’acqua potabile anche se dovrebbe essere chiaro che si dovrebbe evitare l’ingestione di cancerogeni e dell’amianto in particolare. L’Allegato I al Decreto Legislativo 31/2001 detta i criteri della potabilità dell’acqua destinata al consumo umano e tra questi parametri non è prevista la ricerca delle fibre di amianto.

In Italia, l’entità del problema dovrebbe corrispondere a circa 100 mila chilometri di tubazioni, secondo una stima del 2013 dell’Arpa Lazio. Rinnovare il sistema della tubazione togliendo le vecchie tubature in amianto farebbe risparmiare anche molta acqua, che è un bene prezioso, soprattutto in un periodo di crisi idrica come quello che sta attraversando il nostro paese. Infatti, in media circa il 50% dell’acqua si perde per vetustà delle tubature e poi si deve tener conto anche del fatto che con i cambiamenti climatici ci sarà sempre meno acqua con un prolungamento delle aspettative di vita che renderanno ancora più probabile l’aumento di casi di patologie asbesto correlate per via dell’ingestione delle fibre.