21Set 2015

L’amianto, materiale altamente nocivo per la salute dell’uomo e per questo messo al bando nel 1992, è ancora presente in dosi massicce in numerosi manufatti, mezzi di trasporto e abitazioni, considerate le sue molteplici funzioni che lo hanno portato ad essere impiegato in ogni settore. Secondo i dati dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) sono circa 3.000 le persone che si ammalano ogni anno di mesotelioma pleurico, patologia correlata all’uso di asbesto.

Un trend in crescita che rischia di rimanere stabile fino al 2020 se non si interviene tempestivamente con la bonifica. Rivolgiti ad un esperto del settore – come Assa, operatore che svolge la sua attività nel Lazio – per liberarti definitivamente dell’amianto e custodire la tua salute.

Come intervenire sull’amianto

È possibile rimuovere l’amianto attraverso tre tecniche di bonifica a seconda della tipologia di manufatto da trattare: rimozione, incapsulamento o confinamento. Il primo metodo è considerato il più sicuro perché elimina completamente il manufatto e si applica quando si è in presenza di amianto friabile, particolarmente pericoloso perché le sue fibre sono facilmente inalabili.

Il secondo metodo, l’incapsulamento, è di tipo conservatorio e viene effettuato in presenza di amianto compatto, considerato meno pericoloso perché la diffusione di microfibre è più difficile essendo solido. Questo intervento consiste nel trattamento dell’asbesto con materiali penetranti o ricoprenti in grado di inglobare le fibre e costruire una pellicola di protezione.

L’ultima tecnica da esaminare è il confinamento, anch’esso eseguito sull’amianto compatto.
Questo tipo di intervento consiste nel creare una barriera che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio, in particolar modo è indicato per aree circoscritte come colonne, tetti e sotto tetti.

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