20Giu 2016

Durante le celebrazioni per il 70° anniversario dell’ANCE – l’Associazione Nazionale Costruttori Edili – sono state individuate alcune proposte per delineare strumenti utili all’avvio di una nuova politica urbana in Italia, che punti alla riqualificazione del patrimonio esistente e alla trasformazione delle città.

Le 3 leve per la rigenerazione urbana

  1. Risorse: programmazione organica e efficace dei fondi pubblici disponibili.
  2. Fisco: misure per garantire la convenienza economica degli interventi di riqualificazione.
  3. Norme: semplificazione delle procedure urbanistiche e certezza dei tempi.

Un nuovo approccio per l’utilizzo dei fondi pubblici

Esistono numerosi programmi di investimento pubblici a livello territoriale: la sfida è integrarli e portarli a sistema.

Cambiare approccio e ragionare in termini di veri fabbisogni e non di finanziamenti disponibili.

Evitare logiche di distribuzione a pioggia delle risorse.

Realizzare interventi in grado di migliorare la qualità della vita e far crescere l’attrattività delle città.

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Fisco come motore della riqualificazione urbana

Si deve premiare la domanda di prodotti nuovi o riqualificati, di elevata qualità energetica, strutturale e architettonica.

  • Sostituzione edilizia: occorre incentivare fiscalmente la sostituzione edilizia estendendo il bonus Irpef per la riqualificazione agli interventi di demolizione e ricostruzione anche in presenza di aumenti volumetrici, purché comportino un miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio.
  • Rottamazione vecchi edifici: bisogna ridurre il carico fiscale nelle operazioni di permuta tra gli edifici vecchi e nuovi e nel trasferimento di immobili a imprese che si impegnino a realizzare o riqualificare edifici ad elevati standard energetici.
  • Case ad alta efficienza energetica: è necessario prorogare la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva sull’acquisto di abitazioni in classe A o B, per eliminare la disparità di trattamento fiscale tra abitazioni vecchie ed energivore e quelle nuove e più efficienti. Vanno stabilizzati e rimodulati gli incentivi sulla riqualificazione e gli ecobonus premiando gli interventi che consentono di ottenere i migliori risultati di risparmio energetico.
  • Capitali privati per la riqualificazione: detassare i dividendi di chi investe nel capitale di rischio di imprese impegnate in operazioni di rigenerazione delle città.

Semplificazione delle procedure e certezza dei tempi

  • Demolizione e ricostruzione: rendere questi interventi agevoli, diffusi ed economicamente sostenibili. Per farlo bisogna superare la rigidità delle disposizioni in tema di altezze, distanze, densità edilizia e prevedere una riduzione degli oneri concessori da versare al Comune.
  • Ristrutturazione edilizia: concepire la sostituzione del patrimonio edilizio come strumento ordinario di intervento sul territorio, essenziale nella prospettiva di contenere il consumo di nuovo suolo. Consentire che la modifica dei prospetti sia classificata come «ristrutturazione leggera» e determinare i costi di costruzione da versare al Comune in proporzione al miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili.
  • Cambi di destinazione d’uso: ripensare l’utilizzo degli immobili in linea con le nuove esigenze dei cittadini, rendendo più flessibili i cambi di destinazione d’uso o eliminando quelle prescrizioni che di fatto li rendono impossibili.
  • Frazionamenti/accorpamenti: superare le possibili esclusioni previste dalle regolamentazioni locali per l’esecuzione di interventi di frazionamento/accorpamento delle unità immobiliari.

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