04Ott 2016

Il 25 ottobre prossimo il Tribunale penale di Roma si pronuncerà sul caso della demolizione del Velodromo dell’Eur, in cui l’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) si è costituito parte civile.

Secondo la tesi accusatoria, Filippo Russo “nella qualità di direttore dei lavori dell’Eur Spa, incaricato di dirigere la demolizione del Velodromo” sarebbe colpevole di aver “omesso di esercitare i dovuti controlli perché la nube sprigionatasi dalla demolizione, contenente polveri di amianto, si spandesse nell’area abitata circostante, facendo sorgere una situazione di concreto pericolo per l’incolumità e la salute della popolazione residente (pericolo derivante dalla inalazione di polveri di amianto con azione cancerogena)”. In particolare “prima di procedere alla demolizione” avrebbe omesso di “verificare sui progetti e documentazione allegata se vi fossero nel corpo del Velodromo e in prossimità dei pilastri in cui dovevano essere posizionate le cariche esplosive, tubature o condotte in amianto o cemento amianto, effettuando invece una mappatura esterna superficiale, cosicché le polveri dell’esplosione si diffondevano nell’aria”. Naturalmente sarà compito del Tribunale pronunciarsi sull’intricata questione.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto circa 10mila cittadini romani sarebbero stati esposti alle fibre di amianto a causa dell’esplosione.

La demolizione dell’impianto, avvenuta il 24 luglio 2008, era stata decisa sotto la giunta del sindaco Gianni Alemanno. Nel progetto pensato dall’Eur Spa si prevedeva la costruzione di un parco acquatico, la così detta Città dell’Acqua. Questa struttura non ha visto luce, e sono rimaste le richieste di legalità e giustizia delle numerose associazioni, tra le quali l’ONA, e i Comitati dei Cittadini.

Dopo alcuni anni di indagini si arrivò al rinvio a giudizio di Filippo Russo, unico imputato, sul cui capo pende l’accusa di disastro ambientale. Il processo iniziò il 12 febbraio 2013.

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