10Nov 2017

L’Italia è stato uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto, un killer silenzioso che uccide anche a basse dosi e dopo decenni. Secondo stime OMS, ogni anno questa fibra killer provoca nel mondo più di 100.000 decessi per i soli casi di mesotelioma, cancro polmonare e asbestosi per esposizioni professionali, a cui occorre aggiungere quelli per le altre patologie riconosciute (il cancro dell’apparato gastrointestinale e il cancro delle ovaie) e per esposizioni extraprofessionali.

In Italia, fino all’entrata in vigore della legge 257/1992, sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di amianto che, miscelate con altri prodotti, hanno determinato la presenza del minerale killer in tutti luoghi di vita e di lavoro: si calcola che a tutt’oggi nel nostro Paese, in assenza di una bonifica efficace, vi siano circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, per cui permangono le condizioni per la prosecuzione delle esposizioni anche dopo la messa al bando della lavorazione del minerale.

L’amianto è stato utilizzato massicciamente nella produzione industriale con scarsa attenzione per la sicurezza e ciò ha determinato l’esposizione professionale intensa e prolungata a polveri e fibre di amianto di più di 3 milioni di lavoratori, e un’esposizione anche indiretta ed extraprofessionale, che ha convolto e continua a coinvolgere anche altri cittadini.

Seimila decessi nel 201610.000 nuovi casi diagnosticati54.000 da qui al 2025, anno in cui ci sarà il picco; 100.000 decessi nei prossimi 120 anni, solo in Italia e le stime sono prudenziali. E’ inaccettabile il sacrificio di tante vite umane, che si possono ancora salvare, a causa dell’inerzia delle pubbliche autorità. Chiediamo uno scatto di reni da parte delle istituzioni”, dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ad oggi, il costo sociale medio di un paziente oncologico per l’unità di riferimento (paziente e care-giver) è di 41.000 euro ogni anno (se ad esso dovesse aggiungersi il costo di un farmaco di nuova generazione si arriverebbe ad oltre 100.000 euro l’anno). Cifra insostenibile sia per il singolo malato che per la sua famiglia, ma anche per il Sistema sanitario Nazionale che dovrebbe affrontare una spesa complessiva stimata in 400 milioni di euro annui, a cui si aggiungono le spese per prestazioni previdenziali ed assistenziali: un totale di 48 miliardi nei prossimi 120 anni (stimando anche il prolungamento del periodo di sopravvivenza media del paziente affetto da patologie asbesto correlate ed ipotizzando un sostanziale segnare il passo della ricerca medica indirizzata alle cure), di cui circa 5 miliardi per i prossimi dieci anni.