26Apr 2017

Sono 107.000 le persone nel mondo che ogni anno muoiono per malattie collegate all’amianto, materiale ancora ampiamente utilizzato nonostante la riconosciuta pericolosità. Questo perché non esiste una normativa internazionale vincolante che ne limiti la produzione e la commercializzazione, come potrebbe essere la Convenzione di Rotterdam: questo trattato fu stipulato per  disciplinare gli scambi internazionale di materiali chimici pericolosi al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. Tra questi materiali, non è presente l’amianto.

Il prossimo incontro tra i paesi firmatari avverrà a Ginevra nel mese di maggio e in quella sede potrebbero essere prese decisioni importanti. Negli ultimi dieci anni, si è cercato di far inserire l’amianto crisotilo nell’elenco della Convenzione di Rotterdam al fine di porre restrizioni alla sua commercializzazione. Ma questo importante traguardo è stato bloccato da alcuni paesi che guadagnano direttamente dalla sua esportazione.

Ad oggi sono circa 60 le nazioni ad aver bandito l’amianto, ma molto ne viene ancora prodotto e utilizzato: i principali produttori sono la Russia, con il 50% della produzione globale, la Cina con il 20%, il Brasile con il 15,6% e il Kazakistan con il 10,8%.

Per superare il problema, un gruppo di 12 paesi africani ha proposto un emendamento al sistema di voto. L’emendamento chiede un metodo di voto maggioritario del 75% laddove non sia possibile raggiungere il consenso. Questo permetterà di inserire nell’elenco le sostanze chimiche pericolose che ora sono sottoposte al veto. L’emendamento renderà la procedura di voto coerente con le altre convenzioni, come la Convenzione di Basilea e di Stoccolma.

 

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