11Nov 2016

Via a nuove indagini sulla presenza di amianto nelle case popolari Aler di Milano: il gup Ottone De Marchi, ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dal pm lo scorso 8 aprile e ha ordinato nuovi approfondimenti sul caso sollevato dall’Osservatorio Nazionale Amianto in  merito allo stabile di via Rimini a Milano.

La vicenda processuale ha origine dalla denuncia del signor R.M., difeso dall’avvocato Ezio Bonanni, presentata presso la Procura della Repubblica di Milano, per ottenere giustizia per la morte della madre in seguito a mesotelioma pleurico per via di esposizione ad amianto presente all’interno dell’immobile che la vittima aveva assunto in locazione e successivamente acquistato dall’ALER.

L’edificio in questione, di via Rimini 29, faceva parte di un complesso di edifici popolari costruiti dalla società Aler, ed oggetto di bonifica in base ad un piano disposto dal comune di Milano. Secondo l’Ona l’opera di bonifica, tuttavia, non era avvenuta nel rispetto delle norme necessarie per tutelare la salute dei cittadini: gli inquilini, infatti, non erano stati informati dei rischi connessi alle operazioni di rimozione e del fatto che le fibre fossero cancerogene, pertanto non avevano provveduto ad allontanarsi dall’abitazione.

Il decesso della mamma del signor R.M. Non sarebbe stato l’unico caso tra gli inquilini del complesso di case Aler.

Lo scorso 21 ottobre il pm aveva richiesto l’archiviazione del caso, ritenendo la notizia infondata. L’avvocato Ezio Bonanni aveva presentato atto di opposizione, integrando la memoria difensiva, ritenendo che le indagini del pubblico ministero si fossero incentrate sull’attività lavorativa della signora deceduta e non sulla presenza di amianto nel palazzo di via Rimini in cui ha vissuto per oltre quarant’anni.

Ora, il provvedimento del gup, firmato il 4 novembre, segna una vittoria per l’Ona.

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